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domenica, 29 luglio 2007

Caterina Caselli


Da reginetta del beat a guru della produzione italiana. Nata a Modena il 10 aprile del 1946, ma cresciuta a Sassuolo, Caterina Caselli a quattordici gira già per palchi e balere della sua zona in veste di cantante e bassista della band Gli Amici; a diciotto, nel 1964, partecipa al Festival di Castrocaro nella categoria Voci Nuove: arriva solo in semifinale, ma viene notata dall'abile discografico Alberto Carish, che ne intuisce le potenzialità. Dopo aver firmato con la neonata casa discografica milanese MRC, registra il singolo d'esordio "Sciocca/Ti Telefono Tutte Le Sere", che si rivela un fiasco. Per la Caselli arriva però una seconda e più fortuna occasione: nel 1965 si esibisce a Roma, prima al Capriccio e poi al mitico Piper, dove attira l'attenzione di Ladislao Sugar, numero uno dell'etichetta CGD, che la mette sotto contratto. Partecipa quindi al Cantagiro con "Sono Qui Con Voi" (versione italiana di "Baby Please Don't Go" dei Them) e, avvenimento decisamente più importante, al Festival di Sanremo del 1966. In coppia col cantante statunitense (all'epoca molto noto) Gene Pitney, la Caselli presenta "Nessuno Mi Può Giudicare": il pezzo, seppure non vince, ottiene un successo di pubblico straordinario, lanciando la cantante con il soprannome di Casco d'oro, per via della pettinatura bionda a caschetto (creazione dei parrucchieri milanesi Vergottini) con cui si era presentata sul palco di Sanremo. La canzone resta al primo posto della classifica per ben nove settimane e sull'onda del successo la Caselli gira anche un omonimo film con Gion Bramieri e Nino Taranto. Nel frattempo "Nessuno Mi Può Giudicare" viene tradotta ed esportata all'estero: in Spagna diventa "Ninguno Me Puede Juzgar", mentre in Francia, con il titolo "Baisse Un Peu La Radio", viene portata al successo dalla cantante Dalida. Segue un'altra hit, la cover dei Rolling Stones in versione italiana "Tutto Nero". Anno davvero fortunato il 1966: la Caselli vince il Festivalbar con "Perdono" (altro grandissimo successo di vendite) e si piazza quarta al Disco Per L'Estate con "L'Uomo D'Oro"; gira un altro film, questa volta ispirato a "Perdono", e pubblica il suo primo 33 giri, dal titolo "Caterina Meet The We Five", realizzato con la band inglese We Five. Il 1967 si apre con un'altra partecipazione al Festival di Sanremo: questa volta è in coppia con Sonny & Cher e presenta la canzone "Il Cammino Di Ogni Speranza", che non riesce a vincere ma si rivela una buona hit da classifica, seppur non ai livelli di "Sono Bugiarda", cover italiana della celeberrima "I'm A Believer" di Neil Diamond e portata al successo dai Monkees nel 1966. Dopo aver pubblicato l'album "Diamoci Del Tu", la Caselli si dedica al cinema recitando nel solo 1967 in ben quattro pellicole: "Io Non Protesto, Io Amo", film musicale nel quale ha una parte anche Mario Girotti, il futuro Terence Hill; "Quando Dico Che Ti Amo", altro film musicale in cui compaiono molti cantanti noti dell'epoca, da Enzo Jannacci a Tony Renis; "Play Boy – Sono Bugiarda", dove canta nel ruolo di se stessa; e infine "Una Ragazza Tutta D'Oro", musicarello con Iva Zanicchi, Patty Pravo e Rocky Roberts. Il 1968 è ancora un anno di grandi successi: "Carnevale", che si piazza seconda a Canzonissima, e "Il Volto Della Vita, cover di "Days Of Pearly" del folk-singer nordirlandese David McWilliams che vince il Cantagiro. Ma il 1968 vede l'uscita anche della splendida "Insieme A Te Non Ci Sto Più", il cui testo porta la firma di un giovane Paolo Conte, all'epoca ancora paroliere: piccolo gioiello di cantautorato pop, è una canzone destinata a rimanere per sempre impressa nell'immaginario collettivo degli italiani, tanto che nel 1984 Nanni Moretti la inserirà in dei suoi film più belli, "Bianca". Tra il 1969 e il 1971 la Caselli torna a Sanremo per tre edizioni consecutive: prima in coppia con Johnny Dorelli (la loro "Il Gioco Dell'Amore" arriva in finale), poi con Nino Ferrer (ancora in finale grazie a "Re Di Cuori") e infine al fianco dei Dik Dik con il brano "Ninna Nanna". Nel frattempo c'è stato il matrimonio con Piero Sugar, figlio di Ladislao, titolare della Sugar Music, al quale segue la nascita del primogenito Filippo nel 1971. Dopo una manciata di singoli, nel 1975 la cantante di Sassuolo decide di ritirarsi dalle scene e dal 1978 si dedica a tempo pieno all'attività di produttrice e talent-scout fondando l'etichetta Ascolto, finanziata dalla CGD, alla quale verrà in seguito fusa: è l'inizio di una seconda carriera fortunatissima e costellata di scoperte e intuizioni sorprendenti. In questa prima fase della sua nuova attività, tra la fine dei '70 e gli anni '80, lancia e promuove artisti come Pierangelo Bertoli, Mauro Pagani, gli Area, Enrico Ruggeri, Raf e Francesco Baccini. Nel 1989, dopo che la CGD viene assorbita dalla Warner, nasce l'etichetta Insieme-Sugar, con la quale la Caselli diventa vera e propria imprenditrice. Ed è subito successo con la produzione di "Un'Estate Italiana", la sigla dei Mondiali di Calcio Italia '90 con le voci di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. I primi anni '90 segnano la scoperta di alcuni giovani gruppi e cantanti italiani, come Paolo Vallesi, Aeroplani Italiani, Gerardina Trovato e soprattutto Andrea Bocelli, che in breve tempo diventa una star internazionale dalle vendite stratosferiche. Passano gli anni ma il fiuto della Caselli (per la fortuna della musica italiana) non sembra conoscere momenti di calo: c'è infatti il suo zampino dietro ai successi di Elisa e Negramaro.

venerdì, 29 giugno 2007

Janis Joplin


La prima autentica femminista nella storia del rock. E con un'ugola da brivido.Janis Joplin, voce rauco-blues-miagolante e supersexy, rimarrà per sempre nella colonna sonora ideale dei Sixties: emotiva ed energica al tempo stesso. La sua parabola musicale e personale la colloca tra gli eroi maledetti della grande stagione del Rock'n'Roll.La carriera solista, breve (negli anni) ma fulminante (nelle vendite), incomincia sul finire del decennio '60, quando la cantante lascerà la band dei Big Brother, inaugurando una serie di performance che passeranno alla storia. Il più grande merito di Janis Joplin è comunque di natura "sociologica":
è Janis che ribattezza il ruolo della donna nella cultura rock
è Janis che inaugura l'immagine della cantantessa sexy e sfrontata su e giù dal palco
ed è proprio Janis che inventa quell'incredibile stile vocale rauco & elettrico, clonato milioni di volte nei decenni seguenti: da Melissa Etheridge ad Alanis Morissette, da (perché no?) Steven Tyler ad Axl RoseMa dove affonda le radici Janis Joplin? A Port Arthur, la piccola cittadina texana dove nasce (19 gennaio 1943), cresce e dove sviluppa l'insofferenza verso ogni ambiente conservatore che sarà il suo eterno marchio di fabbrica. La musica è una via di fuga per la cantante: fin da ragazza inizia a strimpellare blues e folk per fuggire lontano da questo ambiente che le trasmette solo oppressione e contraddizione. Non è certamente una novità per gli Anni '60, se ne incontravano tante di persone così: infatti nel cammino di Janis ci imbattiamo anche in un certo Jorma Kaukonen, che più avanti diventerà chitarrista dei Jefferson Airplane. E Lady Janis sarà sempre una ragazza problematica: bruttina e sgraziata, si porterà dietro questo complesso di inferiorità che, a contatto con lo scintillio dello showbiz, sarà una delle cause della sua discesa autodistruttiva verso gli inferi.Alcune registrazioni del periodo degli esordi (inedite fino alla morte della nostra) documentano il debito di Janis nei confronti della grande Bessie Smith, ma dimostrano anche che la cantantessa aveva già le carte in regola per vantare uno stile personale ben prima del sodalizio col gruppo che poi la lancerà nel firmamento rock, Big Brother & the Holding Company.Attirata dal richiamo della hippy revolution, nel 1966 Janis si trasferisce a San Francisco (c'era già stata prima, ma di passaggio) ed entra nella band (dal sound molto psichedelico, in linea con la Città dei Fiori). La sua voce è qualcosa di veramente eccessivo e i primi mesi sono sufficienti a regalarle il passaporto per la notorietà planetaria. Anche a dispetto dei musicisti e del materiale: tutti e due non sempre su livelli ottimali.Big Brother non è granché come band, tuttavia quella miscela di blues e psichedelia aiuterà Janis (non sempre lead-singer nei brani del gruppo) ad affinare lo stile solista che nascerà poco dopo: e sarà proprio lei a regalare al combo l'unico briciolo di celebrità. L'anno è il 1967, la canzone è "Ball and Chain" (forse la migliore performance di Janis, catturata su film) e la cornice è lo storico Festival di Monterey, in pieno clima Flower Power.Dopo il debutto su etichetta Mainstream, i Big Brother si legano al manager Albert Grossman e migrano alla Columbia. Janis esce dal gruppo immediatamente dopo la pubblicazione del secondo album, "Cheap Thrills" (che comunque si piazza al top delle chart nel 1968), per inseguire golosi presagi di gloria.L'inizio dell'attività da solista avviene con "I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!", registrato assieme alla Kozmic Blues Band, un ensemble che comprende persino una sezione fiati e dove suona un trasfuga dei Big Brother (il chitarrista Sam Andrew). Pur essendo un hit, "Kozmic Blues" non è la miglior prova della nostra: la Kozmic Blues Band suona sicuramente più pulita del vecchio gruppo, ma certe vibrazioni soul-rock e quell'atteggiamento un po' distaccato danno un'impressione di generale forzatura. Questo non impedisce alla nostra di incidere hit assolute: per esempio "Try (Just a Little Bit Harder)" e "Little Girl Blue", in cui la sua voce tocca corde inarrivabili di strazio e commozione.Dopo il debut-album, la carriera di Janis Joplin diventa un'amara altalena fra droghe, alcolismo e amori sbagliati che riempiranno le biografie dei successivi decenni. Strano, perché musicalmente le cose cominciano ad andare bene proprio poco prima della morte: finalmente Janis trova una band di supporto più versatile, la Full Tilt Boogie Band, e ci fa l'ultimo disco: "Pearl", mirabilmente prodotto da Paul Rothschild, che aveva creato l'onirico e veemente suono dei Doors. L'album non convince appieno la critica: forse pecca in abrasività, tuttavia "Pearl" è la prova lampante della maturità raggiunta da Janis Joplin nell'ultimo periodo. Gli stili, una volta molteplici e sparsi, formano ora una miscela unica che è blues, è soul, è folk, è rock e non è nessuna delle suddette cose. È solo il Janis sound: e solo se ascoltiamo "Mercedes Benz", "Get It While You Can", e la versione di "Me and Bobby McGee" (hit presa da Kris Kristofferson, che le regalò il numero 1 postumo nelle chart) possiamo capire davvero quale fenomeno di sensualità musicale sia la Signora Janis Joplin.Janis Joplin viene trovata morta per un'overdose di eroina nella stanza di un albergo a Hollywood il 4 ottobre 1970: pochi giorni dopo uscirà "Pearl".La perla entra in circolazione, ma il gioiello... quello non c'è più.

sabato, 23 giugno 2007

Led Zeppelin


Geniali, innovativi, capaci di lasciare una traccia indelebile nella storia della musica: tra la fine degli anni '60 e la prima metà dei '70 i Led Zeppelin sono i principi incontrastati nella grande stagione dell'hard rock. Oltre 200 milioni di album venduti nel mondo lo confermano.Tutto comincia dalle ceneri degli Yardbirds: dopo le sfortunate parentesi con Eric Clapton e Jeff Beck, il chitarrista Jimmy Page e il manager Peter Grant si ritrovano senza una band ma con dei contratti da onorare. È così che i tentativi di costituire i New Yardbirds portano nello stesso studio di registrazione il cantante Robert Plant, il batterista John Bonham e il bassista/tastierista John Paul Jones (al secolo James Baldwin): "Ci ritrovammo a suonare in una stanza – ricorderà più tardi Page – e dopo poco ci rendemmo conto di cosa stava succedendo. Iniziammo a ridere, per la gioia o per la consapevolezza di quel che potevamo fare noi quattro insieme".Quello che possono fare insieme è subito chiaro anche al di fuori della band: hanno una presenza scenica mostruosa, un'energia incredibile e un sound che porta il rock-blues verso orizzonti musicali completamente nuovi.È per questo che negli ultimi mesi del 1968 la loro carriera parte come un razzo: a settembre suonano nelle date precedentemente fissate per gli Yardbirds; a ottobre cambiano nome e diventano Led Zeppelin; nello stesso mese investono 1.782 sterline per 30 ore di registrazione e incidono il loro album di debutto (l'omonimo "Led Zeppelin"); entro la fine dell'anno firmano con Atlantic Records, che distribuisce il disco a partire dal 1969.Il risultato di tutto ciò è un successo straordinario, che impone il nome della band all'attenzione mondiale e che trasforma le sue esibizioni dal vivo in appuntamenti da non perdere per nessuna ragione al mondo. Anche perché pochi mesi dopo il gruppo si conferma alla grande: a ottobre del 1969 esce "Led Zeppelin II", immediato successo di pubblico e critica, destinato a dominare le classifiche grazie a classici assoluti come i brani "Whole Lotta Love" e "Moby Dick".Ci sarebbe di che prendersi una pausa per darci dentro con le notti di sesso, droga e rock 'n' roll. Invece no: le nottate ci sono comunque, ed entrano nella leggenda, ma chissà come la band riesce a trovare il tempo di spingere la sua sperimentazione musicale ancora più avanti. L'anno successivo (1970) "Led Zeppelin III" inaugura un uso maggiore delle chitarre acustiche e conferma le doti compositive del gruppo grazie a lunghe suite strumentali.Nuovo anno, nuovo capolavoro: "Led Zeppelin IV" (1971) porta ancora più avanti la musica del quartetto, che alterna il rock di "Black Dog" al folk di "The Battle Of Evermore", ma che soprattutto confeziona la straordinaria "Stairway To Heaven".Il 1972 è in gran parte dedicato a un mastodontico tour mondiale, che consacra la fama della band e che fa rimpiangere la disgraziata avventura italiana dell'anno precedente, dopo la quale Robert Plant aveva dichiarato "non verremo mai più a suonare in Italia".Era infatti successo che l'organizzazione del Cantagiro aveva fatto casino, sottovalutando la portata di un concerto dei Led Zeppelin e gestendo la loro esibizione milanese con troppa leggerezza (la scaletta, ad esempio, prevedeva che si esibissero prima di Al Bano e questo già la dice lunga). Insomma, il giorno del concerto la ressa è pazzesca e la polizia carica coi lacrimogeni la folla radunatasi fuori dal velodromo Vigorelli. Risultato: la band annuncia l'intenzione di non tornare più in Italia (promessa purtroppo mantenuta).Sia come sia, dopo la tournée mondiale i Led Zeppelin entrano in studio per lavorare all'album #5: "Houses Of The Holy" esce nella primavera del 1973 e sperimenta uno sguardo musicale in direzione di funk e reggae, ma anche un uso più esteso delle tastiere e del mellotron (ad esempio nel brano "The Rain Song").Il tour successivo è un nuovo trionfo, destinato nella sua fase statunitense ad abbattere ogni precedente record. Una data in particolare entrerà nella storia: il concerto al Madison Square Garden, che viene registrato e filmato e che nel 1976 diventa sia un doppio album live sia una delle più celebri pellicole rock (entrambi intitolati "The Song Remains The Same").Nel 1974 arriva finalmente una pausa meritata, ma se i Led Zeppelin non si esibiscono dal vivo né pubblicano nuovo materiale, trovano comunque il tempo di fondare la loro etichetta discografica (Swan Song). Sarà lei a pubblicare tutti i successivi album della band a partire da "Physical Graffiti", un doppio disco uscito all'inizio del 1975 e subito premiato con un successo impressionante (il brano "Kashmir" diventa la bandiera della nuova fase dei Led Zeppelin, fondendo rock, blues e musica tradizionale asiatica).Sull'onda dell'entusiasmo vengono poste le basi per una nuova tournée, ma il destino costringe il gruppo su binari differenti: Robert Plant e sua moglie rimangono infatti vittima di un serio incidente automobilistico mentre sono in vacanza in Grecia. Il tour viene annullato, Plant trascorre il resto dell'anno in riabilitazione e qualcuno comincia a sollevare l'ipotesi che la disavventura sia stata causata da energie negative evocate nel corso di riti satanici praticati dalla band. Come mai questa ipotesi? Per 3 ragioni. Primo: perché va di moda accusare il rock di satanismo. Secondo: qualche anno prima Jimmy Page si era molto interessato alla figura di Aleister Crowley, sacerdote di Satana che ispirò anche i Black Sabbath e i Rolling Stones. Terzo: qualcuno sosteneva da tempo che ascoltando al contrario "Stairway To Heaven" potevi sentire un inno al demonio cantato da Plant.Ipotesi strampalate a parte, nel 1976 i Led Zeppelin tornano con un nuovo album ("Presence") e col già ricordato doppio live "The Song Remains The Same". Una nuova disgrazia è però all'orizzonte: nella primavera del 1977, durante la tournée statunitense, il figlio di 6 anni di Robert Plant muore in seguito a un'infezione allo stomaco.L'immediata cancellazione del tour e le bocche cucite sulla sua eventuale ripresa alimentano i primi pettegolezzi sul futuro della band, soprattutto perché Plant va in crisi e si isola dal resto del mondo fino a buona parte del 1978.Invece, nella tarda estate di quell'anno i Led Zeppelin tornano in studio di registrazione, nel 1979 si imbarcano in un breve tour europeo e subito dopo pubblicano "In Through The Out Door" (album che testimonia l'allontanamento dalle radici blues e l'avvicinamento al progressive). Il nuovo lavoro debutta direttamente in vetta alle classifiche di Inghilterra e Stati Uniti, ma mentre fervono i preparativi per il nuovo, attesissimo tour statunitense, un'ultima tragedia si abbatte sulle sorti della band: il 25 settembre 1980 John Bonham viene trovato morto nel suo letto. A ucciderlo è stato un cocktail di alcol e barbiturici. Bonham è insostituibile, la sua morte scioccante: a dicembre del 1980 i Led Zeppelin annunciano il loro scioglimento.Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones si dedicano a carriere soliste, ritornando insieme nel corso di eventi eccezionali come il Live Aid del 1985 (con Phil Collins alla batteria) e il concerto celebrativo di Atlantic Records nel 1988 (con Jason Bonham, figlio di John, alla batteria).Naturalmente, rimane lo spazio per le raccolte, come "Led Zeppelin" (1990, 4 CD, record assoluto di vendite per un box set), "The Complete Studio Recordings" (1993, 10 CD), "The BBC Sessions" (1997, 2 CD con esecuzioni live del periodo 1969-1971).In mezzo a tutto questo c'è anche lo spazio per una nuova collaborazione fra Jimmy Page e Robert Plant, che dà origine a nuove tournée e a due album: "No Quarter" (1994) e "Walking Into Clarksdale" (1998).

The mamas and papas

I Mamas and Papas erano un gruppo musicale statunitense formato da:



John Edmund Andrew Phillips (30 agosto 1935 - 18 Marzo 2001)

Holly Michelle Gilliam (4 giugno 1944)

Dennis Gerard Stephen Doherty (Halifax, Nova Scotia, Canada 29 novembre 1941 - Mississauga, Ontario, 19 gennaio 2007)

Cass Elliott (19 settembre 1941 - 29 luglio 1974)




John Philips, sposato con Michelle Gillam nel 1962, fondò i Mamas & Papas.nel 1965, Assieme a loro Cass Elliott, che come John aveva lavorato a New York nel giro del Village, e Denny Doherty. Riuscirono a spuntare un contratto con una nuova etichetta: la Dunhill e cominciarono a fare concerti. È del 1966 il loro primo disco California Dreaming, che ebbe un discreto successo (molto di più la cover italiana Sognando la California dei Dik Dik), ma fu con Monday Monday che diventarono n°1 negli USA. Da li furono una serie di successi uno via l’altro come Ceeque Alley, Dedicated to the one I love, Dancing in the street e I saw her again. I pezzi, scritti da Philips erano di prim’ordine, gli arrangiamenti vocali estremamente curati e i musicisti che li accompagnavano tra i più quotati session men del circuito Hollywoodiano di conseguenza un grosso apporto di fan. Nel 1967 comincia il declino del gruppo:in parte dovuto alle liti coniugali tra John e Michelle e lo scioglimento arriva nel 1968. La casa discografica fa ristampare tutti i loro dischi e nel 1971 c’è un tentativo di riunione che produce l’album People like us che non è comunque all’altezza dei precedenti lavori. John cerca fortuna come produttore cinematografico, Michelle come attrice e Mama Cass inizia una carriera da solista, peraltro disastrosa, e muore di morte naturale (i maligni dicono si sia soffocata con un panino mentre faceva il bagno) a Londra nel 1974. I Mamas & Papas, con i loro abiti stravaganti e l’aria da eterni vagabondi, cavalcarono l’ondata hippy tanto di moda in quegli anni e riuscirono ad imporre un marchio di fabbrica che dura tuttora

giovedì, 21 giugno 2007

The Doors


Il rock che schiude le porte della percezione.Venice Beach, Los Angeles, 1965: due studenti di cinema della UCLA stringono amicizia, e spinti dalla comune passione per la musica e la poesia maledetta decidono di mettere n piedi una band. Sono Jim Morrison, figlio ribelle di un ufficiale della Marina militare e Ray Manzarek, originario di Chicago e già membro dei Rick & The Ravens, una blues band in cui suona le tastiere al fianco con il batterista John Densmore. Sarà proprio quest'ultimo, insieme al chitarrista Robby Krieger, ha completare il quartetto che alla fine dello stesso anno si battezzato The Doors.Il nome del gruppo s'ispira a "Le Porte Della Percezione" di Aldous Huxley, un saggio che studia gli effetti sulla mente della mescalina, sostanza allucinogena contenuta nel peyote. Il titolo del libro prende spunto a sua volta da una frase del poeta e pittore inglese William Blake: "Se le porte della percezione fossero sgomberate, ogni cosa apparirebbe così com’è, infinita". Insomma i Doors si pongono come i continuatori, in veste rock, di quella letteratura visionaria che avuto i suoi massimi rappresentanti in Rimbaud, Baudelaire, Maupassant, Burroghs e Ginsberg.Iniziano ad animare la notte losangelina dal palco del London Fog, un locale di Sunset Boulevard. Il loro rock-blues psichedelico, lontano anni luce dal sound della West Coast alla Beach Boys, ha il respiro di qualcosa di assolutamente nuovo e i quattro approdano trionfalmente al mitico Whiskey A Go-Go. Il passo verso il contratto con la Elektra è breve e nel gennaio del 1967 pubblicano il loro primo omonimo album.Frutto di due settimane di registrazioni, è uno dei più folgoranti dischi di debutto della storia del rock. I versi di Morrison, cantanti con una voce suadente e baritonale, sono un pugno nello stomaco al perbenismo dell'America puritana: il verso finale censurato "Mother, I want to fuck you!", che chiude la lunga e angosciosa "The End", simboleggia al meglio il desiderio di provocare e gridare a gran voce che c'è una nuova generazione di giovani che vuole fare piazza pulita dell'ordine precostituito.Ma non c'è solo Morisson. I Doors sono una grande band che sa mescolare alla perfezione rock, blues, pop e psichedelia: Manzarek sposta i confini della tastiera e dell'organo con lunghe digressioni allucinate (suona e arrangia anche il basso), Krieger sforna riff irresistibili ("Break On Through") e compone uno dei pezzi più celebri della storia del rock ("Light My Fire"), e Densmore non è certo un comprimario. Sono tre musicisti dalla formazione e dai gusti diversi, che riescono comunque a far convivere in modo assolutamente originale e armonioso i loro stili. Il successo di pubblico, enorme, arriva subito e "Light MY Fire" raggiunge il primo posto delle classifiche statunitensi.L'esibizioni dal vivo non fanno che accrescere l'aura mitica che avvolge il gruppo: Morrison è un performer trascinante e gli show del gruppo mirano a coinvolgere il gruppo in un momento di estasi collettiva.Il secondo album, "Strange Days", pubblicato a qualche mese di distanza, conferma il talento e la forza dirompente del gruppo bissando il successo dell’esordio: anche qui si alternano pezzi più melodici e orecchiabili (la trascinante "Love Two Times"), lunghi viaggi nella psiche umana ("When The Music It’s Over" con i suoi 11 minuti di durata) e malinconiche riflessioni di Morrison ("People Are Strange").Nel 1968 i Doors partono per il loro primo tour europeo, durante il quale si esibiscono anche al fianco dei Jefferson Airplane in un memorabile concerto alla Roundhouse di Londra. Nello stesso anno pubblicano "Waiting For The Sun", terzo LP in due anni, il quale, se non tocca i vertici dei primi due lavori, vanta comunque un’altra numero 1 nelle classifiche Usa ("Hello I Love You").Morrison si dedica nel frattempo a progetti artistici paralleli: pubblica due raccolte di poesie, "The Lords" e "The New Creatures", e realizza due film sperimentali con ex-compagni della UCLA.Il ritorno dei Doors non si fa comunque attendere molto, perché nel luglio del 1969 pubblicano "The Soft Parade", unanimemente riconosciuto come il loro più debole lavoro in studio. Il tentativo di integrare archi e ottoni al loro rock-blues psichedelico risulta (con l'eccezione del singolo "Touch Me") poco felice.Ma il momento di stasi creativa è forse imputabile anche alle tensioni createsi all'interno del gruppo, soprattutto a causa della condotta di vita del suo frontman: l'abuso di alcol e droga è ormai accompagnato da atteggiamenti sempre più provocatori ed eccentrici. Il primo marzo di quell'anno Morrison viene addirittura arrestato durante un concerto a Miami per aver mostrato il suo organo sessuale al numeroso (e delirante) pubblico presente. Morrison sembra più interessato a intraprendere una personale crociata contro il perbenismo americano che a fare il musicista, e il resto del gruppo non sempre gradisce.Nel 1970 la band di Los Angeles dà alle stampe "Morrison Hotel", quarto album in studio in carriera: abbandonati gli arrangiamenti sofisticati di "The Soft Parade", è (e rimarrà) il disco più rock dei Doors e segna un deciso ritorno alle radici blues e country, come dimostra il pezzo d'apertura "Roadhouse Blues" (un classico intramontabile). La critica, dopo aver storto il naso per il lavoro precedente, apprezza e rilancia le quotazioni di Morrison e compagni che nello stesso anno pubblicano il doppio "Absolutely Live".È il resoconto di una lunga serie di concerti che i Doors hanno tenuto tra il 1969 e il 1970, ma se da un lato fotografa bene le atmosfere di misticismo collettivo in cui erano avvolte le esibizioni del gruppo, dall'altro mette spesso in evidenza uno stato di quasi perenne incoscienza in cui Morrison era immerso, non nascondendo atteggiamenti di distacco e d'insofferenza verso i riflettori dello showbiz.Le tensioni all'interno del quartetto sembrano però essersi allentate, così il gruppo entra in studio di registrazione per registrare nuove canzoni. Ne esce "L.A. Woman", l'ultimo disco dei Doors con il proprio frontman: la matrice blues non è mai stata così forte in tutta la carriera, e l'album risulta sicuramente il più riuscito dopo "Strange Days". A trascinarlo ci sono la splendida title-track (un rock-blues tirato per oltre 7 minuti) e la struggente "Riders On The Storm", brano di chiusura del disco e testamento artistico di Morrison.Il disco viene pubblicato in aprile del 1971, ma il cantante già dal marzo precedente si è trasferito a Parigi con la moglie Pamela. Ed è proprio qui, nella camera d'albergo dove alloggia, che la notte del 3 luglio muore, in seguito (pare) ad un'overdose. La notizia viene diffusa tre giorni dopo, quando Morrison è già stato sepolto nel cimitero di Pere Lachaise, poco a nord della capitale francese.I tre restanti membri del gruppo, anche per le insistenti richieste della Elektra, tentano di proseguire senza il loro cantante. Se lo sforzo è encomiabile (non si limitano a ingaggiare un nuovo vocalist ma cercano d'intraprendere nuove strade musicali) i risultati sono deludenti: "Other Voices" e "Full Circe", pubblicati tra la fine del 1971 e l'estate del 1972, ottengono uno scarsissimo successo inducendo la band a sciogliersi.Manzarek e Krieger intraprendono una discreta carriera solista: il secondo è sicuramente il più prolifico degli ex-Doors, e con Densmore forma anche la Butts Band, con la quale pubblica due dischi.La fama dei Doors, intanto, cresce in maniera esponenziale con il passere degli anni, e la figura di Morrison raggiunge contorni leggendari, che lo fanno entrare di diritto nel pantheon dei maledetti del rock insieme a Jimi Hendrix e Janis Joplin.A conferma del fascino e l'ammirazione che il gruppo esercita nei decenni seguenti ci sono anche le opere di due grandi registi: "Apocalypse Now" (1979) di Francis Ford Coppola che utilizza "The End" nella lunga e memorabile sequenza iniziale, e "The Doors" (1991) di Oliver Stone, film (molto discusso) sulla breve ma folgorante carriera del quartetto di Los Angeles.