Ci sono persone che sono così sfacciatamente talentuose da farti morire d'invidia.Stevie Wonder è sicuramente una di queste, oltre che uno dei grandissimi del pop: inizia a incidere alla tenera età di 11 anni, abilissimo pianista e cantante già allora; e lo fa niente meno che per la Motown, una delle etichette più prestigiose del panorama soul e R&B americano.Eccezionale? E Stevie è cieco praticamente dalla nascita: in incubazione a causa di un parto prematuro, un'accidentale sovradosaggio di ossigeno gli toglie per sempre la vista, ma questo non intacca minimamente il suo talento e ottimismo. Anzi.A soli 15 anni è una delle punte di diamante della Motown, apprezzato in tutta la nazione e acclamato dalla critica (che ha parecchio di cui entusiasmarsi, visto che Stevie ha imparato a suonare anche la batteria e l'armonica a bocca).Prima di compiere 20 anni ha affinato le sue doti di compositore: scrive da solo quasi tutti i suoi brani e compone canzoni anche per altri artisti Motown (fra le altre, le fortunate "Tears Of A Clown" per Smokey Robinson e "It's A Shame" per i Detroit Spinners).Il 1971 è l'anno della svolta. Stevie ha sulle spalle una solida esperienza, una creatività musicale che non sembra mostrare la corda e la voglia di assumere un controllo maggiore sulla sua carriera: quando il contratto con la Motown scade, decide di prendere una pausa di riflessione. Non è sua intenzione cercare una nuova etichetta, quello che vuole è 'tirare sul prezzo', in particolare per quanto riguarda la sua libertà creativa: mentre una lunga e difficile trattativa viene portata avanti, Stevie registra due album ("Where I'm Coming From" e "Music Of My Mind") utilizzando il suo studio di registrazione privato.È una mossa azzeccata, anche perché basta un rapido ascolto per capire che Stevie sta rivoluzionando il soul/R&B: la Motown si rende conto che il suo pupillo ha le carte in regola per camminare da solo e gli concede il totale controllo artistico sui suoi dischi e maggiori royalties sulle canzoni. I due album registrati privatamente vengono pubblicati dalla Motown e, nel 1972, l'album successivo ("Talking Book") fa il botto. Grazie a singoli del calibro di "Superstition" e "You Are The Sunshine Of My Life", Stevie ottiene un successo di pubblico e critica gigantesco. L'anno dopo è la volta di "Innervisions", unanimemente considerato il suo capolavoro: è un altro passo avanti per la musica soul/R&B, perché tratta temi politici, religiosi e sociali (prima assai rari in questo genere).A questo punto la sorte gli gioca un tiro grottesco:Carolina del Nord, agosto del 1973; mentre una folla numerosa lo attende per un concerto, sulla macchina nella quale viaggia piomba un albero (!); lui rimane in coma per diverse ore e quando si riprende ha perso il senso dell'olfatto.Ce ne sarebbe per lasciarsi andare al pessimismo, ma sembra proprio che la parola non sia inclusa nel vocabolario di Stevie. Proprio ispirandosi a quell'assurdo incidente, nel 1974 realizza "Fulfillingness' First Finale" e chiude l'anno con un record invidiabile: nel biennio 1972-74 vince più Grammys di qualunque altro musicista (e in quasi tutte le categorie: Miglior Artista R&B, Migliore Canzone, Miglior Voce Maschile e Miglior Album).Gli anni successivi gli sono meno favorevoli: l'album doppio "Songs In The Key Of Life" (1976), ma soprattutto "Journey Through The Secret Life Of Plants" (1979, colonna sonora del documentario omonimo), lasciano la critica molto fredda, se non dichiaratamente dubbiosa. Nonostante ciò il successo commerciale non viene meno, grazie però più al nome di Stevie che alla qualità delle composizioni.Il 1980 è l'anno del ritorno al suo stile originale: "Hotter Than July" riceve critiche migliori e diventa il suo primo disco di platino. Il resto degli anni Ottanta è meno felice: avvicinatosi al pop, azzecca alcuni singoli di successo ("Ebony and Ivory" in coppia con Paul McCartney, "Part Time Lover"), rimane un musicista immensamente rispettato, ma non riesce a ritrovare la qualità della decade precedente.Gli anni Novanta confermano questa tendenza: è la fine di una gloriosa carriera?
lunedì, 25 giugno 2007
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