domenica, 29 luglio 2007

Caterina Caselli


Da reginetta del beat a guru della produzione italiana. Nata a Modena il 10 aprile del 1946, ma cresciuta a Sassuolo, Caterina Caselli a quattordici gira già per palchi e balere della sua zona in veste di cantante e bassista della band Gli Amici; a diciotto, nel 1964, partecipa al Festival di Castrocaro nella categoria Voci Nuove: arriva solo in semifinale, ma viene notata dall'abile discografico Alberto Carish, che ne intuisce le potenzialità. Dopo aver firmato con la neonata casa discografica milanese MRC, registra il singolo d'esordio "Sciocca/Ti Telefono Tutte Le Sere", che si rivela un fiasco. Per la Caselli arriva però una seconda e più fortuna occasione: nel 1965 si esibisce a Roma, prima al Capriccio e poi al mitico Piper, dove attira l'attenzione di Ladislao Sugar, numero uno dell'etichetta CGD, che la mette sotto contratto. Partecipa quindi al Cantagiro con "Sono Qui Con Voi" (versione italiana di "Baby Please Don't Go" dei Them) e, avvenimento decisamente più importante, al Festival di Sanremo del 1966. In coppia col cantante statunitense (all'epoca molto noto) Gene Pitney, la Caselli presenta "Nessuno Mi Può Giudicare": il pezzo, seppure non vince, ottiene un successo di pubblico straordinario, lanciando la cantante con il soprannome di Casco d'oro, per via della pettinatura bionda a caschetto (creazione dei parrucchieri milanesi Vergottini) con cui si era presentata sul palco di Sanremo. La canzone resta al primo posto della classifica per ben nove settimane e sull'onda del successo la Caselli gira anche un omonimo film con Gion Bramieri e Nino Taranto. Nel frattempo "Nessuno Mi Può Giudicare" viene tradotta ed esportata all'estero: in Spagna diventa "Ninguno Me Puede Juzgar", mentre in Francia, con il titolo "Baisse Un Peu La Radio", viene portata al successo dalla cantante Dalida. Segue un'altra hit, la cover dei Rolling Stones in versione italiana "Tutto Nero". Anno davvero fortunato il 1966: la Caselli vince il Festivalbar con "Perdono" (altro grandissimo successo di vendite) e si piazza quarta al Disco Per L'Estate con "L'Uomo D'Oro"; gira un altro film, questa volta ispirato a "Perdono", e pubblica il suo primo 33 giri, dal titolo "Caterina Meet The We Five", realizzato con la band inglese We Five. Il 1967 si apre con un'altra partecipazione al Festival di Sanremo: questa volta è in coppia con Sonny & Cher e presenta la canzone "Il Cammino Di Ogni Speranza", che non riesce a vincere ma si rivela una buona hit da classifica, seppur non ai livelli di "Sono Bugiarda", cover italiana della celeberrima "I'm A Believer" di Neil Diamond e portata al successo dai Monkees nel 1966. Dopo aver pubblicato l'album "Diamoci Del Tu", la Caselli si dedica al cinema recitando nel solo 1967 in ben quattro pellicole: "Io Non Protesto, Io Amo", film musicale nel quale ha una parte anche Mario Girotti, il futuro Terence Hill; "Quando Dico Che Ti Amo", altro film musicale in cui compaiono molti cantanti noti dell'epoca, da Enzo Jannacci a Tony Renis; "Play Boy – Sono Bugiarda", dove canta nel ruolo di se stessa; e infine "Una Ragazza Tutta D'Oro", musicarello con Iva Zanicchi, Patty Pravo e Rocky Roberts. Il 1968 è ancora un anno di grandi successi: "Carnevale", che si piazza seconda a Canzonissima, e "Il Volto Della Vita, cover di "Days Of Pearly" del folk-singer nordirlandese David McWilliams che vince il Cantagiro. Ma il 1968 vede l'uscita anche della splendida "Insieme A Te Non Ci Sto Più", il cui testo porta la firma di un giovane Paolo Conte, all'epoca ancora paroliere: piccolo gioiello di cantautorato pop, è una canzone destinata a rimanere per sempre impressa nell'immaginario collettivo degli italiani, tanto che nel 1984 Nanni Moretti la inserirà in dei suoi film più belli, "Bianca". Tra il 1969 e il 1971 la Caselli torna a Sanremo per tre edizioni consecutive: prima in coppia con Johnny Dorelli (la loro "Il Gioco Dell'Amore" arriva in finale), poi con Nino Ferrer (ancora in finale grazie a "Re Di Cuori") e infine al fianco dei Dik Dik con il brano "Ninna Nanna". Nel frattempo c'è stato il matrimonio con Piero Sugar, figlio di Ladislao, titolare della Sugar Music, al quale segue la nascita del primogenito Filippo nel 1971. Dopo una manciata di singoli, nel 1975 la cantante di Sassuolo decide di ritirarsi dalle scene e dal 1978 si dedica a tempo pieno all'attività di produttrice e talent-scout fondando l'etichetta Ascolto, finanziata dalla CGD, alla quale verrà in seguito fusa: è l'inizio di una seconda carriera fortunatissima e costellata di scoperte e intuizioni sorprendenti. In questa prima fase della sua nuova attività, tra la fine dei '70 e gli anni '80, lancia e promuove artisti come Pierangelo Bertoli, Mauro Pagani, gli Area, Enrico Ruggeri, Raf e Francesco Baccini. Nel 1989, dopo che la CGD viene assorbita dalla Warner, nasce l'etichetta Insieme-Sugar, con la quale la Caselli diventa vera e propria imprenditrice. Ed è subito successo con la produzione di "Un'Estate Italiana", la sigla dei Mondiali di Calcio Italia '90 con le voci di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. I primi anni '90 segnano la scoperta di alcuni giovani gruppi e cantanti italiani, come Paolo Vallesi, Aeroplani Italiani, Gerardina Trovato e soprattutto Andrea Bocelli, che in breve tempo diventa una star internazionale dalle vendite stratosferiche. Passano gli anni ma il fiuto della Caselli (per la fortuna della musica italiana) non sembra conoscere momenti di calo: c'è infatti il suo zampino dietro ai successi di Elisa e Negramaro.

venerdì, 6 luglio 2007

Phil Collins


Batterista nato, pianista, cantante: Phil Collins è la dimostrazione che puoi avere successo anche se non hai il fisicaccio e stai perdendo i capelli; l'importante è saperci fare sul serio. Quando nel corso degli anni '80 diventa uno dei cantanti pop di maggior successo al mondo forse è lui il primo a rimanerne sorpreso, ma dopo il classico pizzicotto per verificare che non sia tutto un sogno la realtà parla chiaro: "In The Air Tonight", il suo primo singolo da solista, ha veramente conquistato la seconda posizione in patria (l'Inghilterra, dove è nato il 30 gennaio 1951).Molto prima di tutto questo Phil Collins è un bambino prodigio, che alla tenera età di 12 anni sta già in scena al London's West (è Artful Dodger nel musical Oliver!). Da quel momento in avanti si comporta come il prezzemolo in cucina: sta bene un po' ovunque, compresa una comparsata nel film dei Beatles "A Hard Day's Night".L'adolescenza è tutta all'insegna di musica, batteria e band con gli amici: prima i The Real Thing, poi i Freehold (con i quali Phil Collins entra per la prima volta in sala di registrazione), infine gli Hickory (che nel giro di poco tempo cambiano nome in Flaming Youth e nel 1969 pubblicano "Ark II", album ben recensito dalla stampa specializzata ma poco gradito al pubblico). Il vero decollo nel mondo della musica arriva nel 1970, quando viene scelto per sostituire il batterista dei Genesis, art-rock band destinata a fare la storia della musica inglese. Ma questa è un'altra storia, o almeno lo è fino al 1974, quando Peter Gabriel abbandona la band lasciando vacante il posto di cantante solista: dopo provini, tentativi e insoddisfazione a manetta, il resto del gruppo decide che la soluzione è dentro di sé e lancia l'ugola di Phil Collins (la leggenda dice che la decisione sia arrivata dopo 400 audizioni).Il risultato è una graduale semplificazione del sound dei Genesis, così da assecondare le caratteristiche musicali della voce di Collins, ma anche questa è un'altra storia, quella della nuova fase dei Genesis. Fino a quando, nel 1981, Phil Collins pubblica il suo primo album solista: "Face Value" diventa un campione d'incassi più di qualunque album dei Genesis e spara il singolo "In The Air Tonight" nella zona calda delle chart.Gli anni '80 sono all'insegna del piede in due scarpe con aggiunte varie: da un lato i Genesis, dall'altro la carriera solista, qua e là la vena jazz portata avanti con i Brand X (da tempo sua band collaterale), se capita pure colonne sonore per il cinema e qualche ruolo come attore. Ma tutto questo ben di dio non puoi mica portarlo avanti per troppo tempo, e così arriva l'anno 1993: dopo il tour mondiale dei Genesis seguito alla pubblicazione di "We Can't Dance" (1992), Collins rientra in studio e pubblica "Both Sides", ma il suo album solista #6 diventa il primo a non produrre alcuna grossa hit e a non diventare multi-platino. Nel 1995 Phil Collins lascia definitivamente i Genesis, l'anno successivo pubblica "Dance Into The Light" e si imbarca in un tour solista di grande successo.Ma la parte finale degli anni '90 segna un forte rallentamento della produzione: i fan devono aspettare il 1999 per poter godere di un disco live con tanto di big band al seguito ("A Hot Night in Paris") e ben 6 anni prima del vero e proprio ritorno in studio ("Testify", anno 2002). In mezzo, però, c'è l'Oscar 2000 per la miglior canzone originale grazie al tema del film "Tarzan", premio venuto dopo 2 precedenti candidature e dopo la vittoria ai Golden Globe (notoriamente trampolino eccellente per gli Oscar).

lunedì, 2 luglio 2007

Jimmy Page


Musicista geniale e chitarrista tanto eccezionale quanto sbadato (data la sua scarsa propensione a incidere più di una volta i suoi assoli, questi, in particolare nelle prime produzioni della sua ex-band, sono contemporaneamente bellissimi e approssimativi), Jimmy Page nasce il nove gennaio 1944 a Heston (Inghilterra). Già nella sua adolescenza viene riconosciuto come strumentista fuori dal comune, iniziando prestissimo a operare come session-man in quel di Londra a metà degli anni sessanta.Dopo un rifiuto iniziale, l’artista accetta nel 1966 l’offerta di entrare come bassista negli Yardbirds: ciò può sembrare strano, date le sue doti chitarristiche, ma bisogna considerare che al momento nella band il ruolo desiderato era occupato da Jeff Beck (che aveva da poco sostituito Eric Clapton: bei tempi, eh?), da sempre considerato dal nostro artista come un modello di tecnica. Dopo un breve periodo, comunque, Beck passerà la mano a Page, per poi rientrare e dar vita a un duetto chitarristico da leccarsi i baffi.Con la fine degli Yardbirds, Page fonda nel 1968 i New Yardbirds, che in breve diventeranno i Led Zeppelin, chiamando a raccolta musicisti d’eccezione come John Paul Jones (basso), John Bonham (batteria), Robert Plant (voce). Pietra miliare nella storia del rock, i Led Zeppelin incidono album assolutamente formidabili ("Led Zeppelin" I, II, III e IV, "Houses Of The Holy", e altri) codificando una volta per tutte il genere hard-rock e realizzando il sogno di Jimmy di poter incidere brani il cui suono ricordi quello di ‘un esercito di chitarre’.Dopo la morte di John Bonham (1980) i Led Zeppelin si sciolgono, e Jimmy cade in una profonda depressione che lo porta a non toccare la chitarra per quasi un anno. L’incisione di una colonna sonora ("Death Wish II") nel 1982 interrompe il silenzio dell’artista, mentre nel 1984 il progetto Honeydrippers porta Page nuovamente a collaborare con Robert Plant. Nel 1988, dopo una breve esperienza con Paul Rodgers all’interno dei Firm, Page realizza il suo primo album solista ("Outrider"), che rivela come le sue qualità, pur su tono minore, non si siano affatto offuscate, né sul piano tecnico-inventivo ("Prison Blues"), né su quello compositivo ("Emerald Eyes").Il 1993 vede una collaborazione con David Coverdale, ex-vocalist dei Deep Purple e dei Whitesnake ("Coverdale/Page"), e di lì a poco, dopo la conclusione di questo progetto, il chitarrista decide di riprendere a suonare con Robert Plant (con il quale si era già esibito a metà degli anni ottanta in una mitica performance al Live Aid). I frutti: la realizzazione nel 1994 di un MTV Unplugged e conseguentemente quella di un album ("No Quarter") di rivisitazioni zeppeliniane, senza contare una serie di tour in cui i due dimostrano tutta l’energia dei vecchi tempi. Nel 1998 i due incideranno ancora insieme, questa volta un album del tutto originale prodotto da Steve Albini: "Walking Into Clarksdale".

The Beatles


Ovvero, la musica. Ovvero, l’inizio di un’era destinata a lasciare un segno indelebile nella storia: sette anni di incisioni fondamentali, tutti i generi musicali sperimentati con enorme successo, un genio che a distanza di decenni continua a lasciare stupiti. Questo sono i Beatles, questa la loro storia.
Liverpool e dintorni, anno 1957. John Lennon (9/10/1940) suona con il suo gruppo – i Quarrymen – a una festa di beneficenza di paese. Più giovane di due anni, l’allora chitarrista Paul McCartney (18/6/1942) lo osserva stupito ("quel ragazzo – dirà più tardi – non si ricordava le parole e le improvvisava tutte, in un modo completamente assurdo"). Un amico comune li presenta, non scocca ancora alcuna scintilla, ma Paul viene accolto nella band. Di lì a poco anche George Harrison (25/2/1943), amico di Paul, entra nella formazione come chitarra solista. Quando nel 1960 il gruppo si arricchisce di due nuovi membri, il bassista Stuart Sutcliffe (1940-1962) e il batterista Pete Best (1941), la band ha già cambiato nome: da Quarrymen a Johnny And The Moondogs fino a Silver Beatles (costruito su un gioco di parole: ‘beetles’ significa ‘scarafaggi’, e ‘beat’ rimanda all’omonimo movimento musical-letterario). Di lì a poco l'aggettivo Silver verrà eliminato e il nome del gruppo sarà pronto per la leggenda.
Dopo alcune esibizioni nella nativa Liverpool, i cinque si trasferiscono ad Amburgo e si esibiscono in una serie di locali del quartiere a luci rosse: riescono a non farsi troppo distrarre dalle grazie femminili, migliorano la qualità delle esibizioni live e guadagnano qualche soldo. Dopo aver inciso un singolo come gruppo-spalla di Tony Sheridan ("My Bonnie/The Saints", 1961) i Beatles rientrano a Liverpool, cominciano a suonare al mitico Cavern Club e incontrano Brian Epstein (un negoziante di dischi che diventa loro manager e organizza un provino per Decca Records). E qui casca l'asino, perché produttori e funzionari che più tardi si sarebbero mangiati le dita giudicano vecchio il loro suond e non vendibile il loro look. Stesso lungimirante risultato presso altre etichette, fino a quando nel 1962 i Beatles approdano alla Parlophone, accolti da quello che diventerà il 'quinto' Beatles: il giovane e geniale produttore George Martin.
Nel frattempo la formazione della band conosce un vero e proprio terremoto: la morte del povero Stuart Sutcliffe sposta Paul al basso, mentre Pete Best viene giudicato da Martin non all’altezza del suo ruolo e lascia il posto a Ringo Starr (ovvero Richard Starkey, 7/8/1940): l'ex-batterista di Rory Storm And The Hurricanes si perde solo l'incisione del primo singolo dei Beatles ("Love Me Do", registrato con un session-man), ma consegna a Pete Best il premio per il musicista più sfortunato di sempre. Di qui in avanti, infatti, i Beatles riscuotono un successo che nessun altro ha mai eguagliato nella storia della musica.
E questo nonostante la primissima realizzazione susciti scarsa attenzione, perché poco tempo dopo il brano "Please Please Me" e l’album omonimo portano i Beatles in testa alle classifiche inglesi: è il 1963 e non c'è giovane che non venga conquistato dalla musica e dal look della band. Si vestono come loro, cantano le loro canzoni, sognano loro e soltanto loro, giorno e notte: è nata la 'beatlemania’.
Il talento di Lennon e McCartney sembra un fiume in piena e la loro collaborazione frutta una serie di album e di canzoni memorabili: "She Loves You", "I Wanna Hold Your Hand", "From Me To You" conquistano il pubblico inglese, e poco per volta anche gli Usa si accorgono che qualcosa di memorabile sta accadendo oltreoceano. Il 1964 è infatti l’anno dello sbarco dei Beatles (e della beatlemania) in America: l’apparizione all’Ed Sullivan Show provoca una sorta di effetto-domino che rapidissimamente rende i quattro ragazzi di Liverpool famosi in tutto il paese, e di qui in tutto il mondo (inizieranno presto tournèe in Europa, Asia e Australia). Nella primavera dello stesso anno, fatto unico nella storia, ai primi 5 posti delle classifiche di Billboard ci sono 5 brani del gruppo, mentre altri sette sono sparsi in varie posizioni. Milioni di copie vendute, attenzione frenetica di stampa e tv, tutti i ragazzi del mondo che cercano di imitare i quattro artisti (e tutte le ragazze innamorate di loro!). Che desiderare di più? Interpretati anche due film piuttosto divertenti ("A Hard Day's Night", in italiano "Tutti per uno" e "Help!", "Aiuto!"), i Beatles sfornano successi apparentemente senza alcuna fatica. Tanto che tra il 1964 e il 1965 realizzano ben 4 album ("A Hard Day's Night", "Beatles For Sale", "Help!" e "Rubber Soul"), venendo premiati per meriti economici dalla stessa regina Elisabetta con il titolo di baronetti.
L'ERA DEI GRANDI CAMBIAMENTI
In tutta questa baraonda qualcosa comincia a muoversi verso nuovi panorami. Il sintomo più evidente è che vengono interrotte le esibizioni pubbliche, anche se in realtà nastri e filmati dell’epoca raccontano che poco spazio esse concedevano alla musica: il popolo dei fan, colto da isteria e crisi di pianto, non sembrava minimamente interessato ad ascoltare le canzoni e non era raro che i concerti fossero molto più una lotta con il servizio d'ordine che altro.
A parte le esibizioni live, dunque, il grosso cambiamento è sul piano personale e musicale. Nel primo caso Lennon, Harrison e McCartney cominciano ad avvicinarsi alla spiritualità orientale, non disdegnando peraltro flirt con la psichedelia e le droghe. Dal punto di vista musicale le composizioni del gruppo diventano più complesse, emergono nuove influenze (dal soul alla musica indiana), ma soprattutto si fa strada una forte vena sperimentale. "Revolver" (1967, votato recentemente l’album più bello del secolo) contiene brani più articolati, con testi surrealistici e suoni più duri, mentre contemporaneamente vengono inseriti arrangiamenti d’archi nelle canzoni melodiche. Tra i singoli usciti lo stesso anno abbiamo forse la canzone più famosa di tutti i tempi, "Yesterday", a cui seguono "Paperback Writer", "Nowhere Man", "Eleanor Rigby" e "Penny Lane" (il cui lato B, incredibilmente, è costituito dalla celeberrima "Strawberry Fields Forever").
Nuovo anno, nuovo capolavoro: "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band" (1967) è una collezione di canzoni che inventa di fatto lo stile brit-pop, portandolo alle sue vette più alte. L’arrangiamento di George Martin ormai si fonde completamente con le composizioni di Lennon e McCartney diventandone parte integrante. Impossibile, insomma, pensare "Lucy In the Sky With Diamonds", "A Day In The Life" o "All You Need Is Love" (singolo uscito successivamente all’album) senza l’apporto del grande George in sede di produzione. Ma la novità è che Harrison sta cominciando a scrivere alcuni tra i brani più belli dell’ultimo periodo del gruppo.
Nel frattempo però cominciano a sorgere forti tensioni interne, tra Paul e John in particolare; la morte di Brian Epstein c'entra non poco, perché il loro manager storico ha certamente giocato un forte ruolo coesivo. Ma, come vuole la leggenda, grande importanza assume il divorzio di John Lennon, che lascia la moglie per amore di un’artista giapponese chiamata Yoko Ono, e inizia con lei a intraprendere una serie di iniziative alternative, dall’impegno pacifista a un’attività parallela come musicista sperimentale.
Nonostante tutto ciò, la successiva realizzazione dei Beatles lascia di nuovo tutti a bocca aperta: nel 1968 esce il cosiddetto "White Album", un doppio LP di qualità eccezionale. Abbandonato il pop, i quattro ragazzi (ebbene sì, perché nonostante la maturità artistica, l’età media della formazione è di ventisei anni) sfornano qualcosa che non è paragonabile a nulla di precedente. Rock, sperimentazione e melodia si mescolano in maniera inusitata, frammentaria, a volte disarmonica, ma assolutamente unica. Il risultato nasce in parte proprio dalle difficoltà comunicative tra i membri della band, che spesso si trovano a incidere senza gli altri componenti, sbizzarrendosi così a proprio piacimento. Paul scopre tanto una vena acustica (restiamo ancora senza parole di fronte alla bellezza di "Blackbird", "I Will" e "Mother Nature’s Son") quanto un'eccellente ispirazione hard-rock ante litteram (non per nulla "Helter Skelter" è stata ripresa sia dai Motley Crue sia dagli U2, senza scordare però "Back In The U.S.S.R." e "Birthday").
John si dà a un rock sperimentale con atmosfere molto oscure ("Revolution 9", "Dear Prudence", ripresa non per nulla da Siouxsie and the Banshees, "Happiness Is A Warm Gun", e la stupenda "Julia", dedicata alla madre morta quando John era un bambino). George, in compenso, abbandonato per un momento il sitar, realizza forse il brano più bello dell’album e tra i migliori dei Beatles in assoluto, "While My Guitar Gently Weeps", il cui struggente assolo viene suonato dall’amico Eric Clapton. Di poco precedente all’uscita dell’album, il singolo "Hey Jude", uno dei più famosi pezzi del gruppo, riconferma che anche la vena per la forma più classica della canzone pop-rock non è affatto venuta meno.

VERSO L'IMMORTALITÀ
Dopo l’uscita di "Yellow Submarine" (1968), episodio minore in una storia fuori dal comune, nel 1969, ormai in clima di smobilitazione, vengono realizzati un album in studio ("Abbey Road") e un live composto unicamente da pezzi nuovi ("Let It Be", 1970). La registrazione di quest’ultimo è testimoniata da un film nel quale i 4 si esibiscono sul tetto della casa discografica, dando il via per l’ennesima volta a una moda. Ma, come si dice, siamo alla frutta: nonostante i brani ancora una volta splendidi ("Let It Be", "Get Back", "Across The Universe", "Here Comes The Sun", "Something") la formazione non prova più alcun desiderio di proseguire insieme, e il 10 aprile del 1970 Paul McCartney si assume l’ingrato compito di annunciarlo a tutto il mondo.
Che cosa rimane da dire? Molto e insieme molto poco. Nel corso degli anni Settanta diverse voci annunciano l’imminente reunion del gruppo, fino alla fatidica data dell’8 dicembre 1980, giorno in cui un folle uccide John Lennon. Paradossalmente, l’evento tanto atteso ha luogo proprio quando la sua impossibilità è ormai un dato di fatto: dopo un inaspettato rientro ai vertici delle classifiche inglesi con la ristampa in digitale di "Sgt. Pepper’s" nel 1987, e dopo la fortunata pubblicazione della "Beatles’ Anthology" nei primi anni novanta, Yoko Ono annuncia di avere custodito registrazioni inedite di Lennon. E, soprattutto, di essere disposta a consegnarle ai tre beatle rimasti. Nel 1995 "Real Love", ma soprattutto "Free As A Bird" con opportune inserzioni vocali di McCartney, ricreano per un istante il miracolo. Nonostante la resa non perfetta (soprattutto per quanto riguarda la voce di Lennon, originariamente incisa in maniera piuttosto artigianale), il risultato è in grado di evocare l’eco della passata grandezza.
Per la gioia di tutti i fan, però, non è ancora finita. Nel 2000, infatti, i 4 ragazzi di Liverpool sono di nuovo in testa alle classifiche di tutto il mondo. "1", la raccolta di tutti i singoli giunti al primo posto delle hitlist inglesi e americane nel periodo della loro sfolgorante collaborazione, riporta magicamente il tempo indietro ai mitici anni sessanta. Cosa questa che si ripete 3 anni dopo, quando "Let It Be... Naked" ripropone l'ultimo lavoro della band senza gli arrangiamenti postumi del produttore Phil Spector, che soprattutto McCartney non aveva mai gradito. Ma nel frattempo un altro beatle se n'è andato: George Harrison muore di cancro il 29 novembre 2001. Ed entra definitivamente nella leggenda.

The end -the doors

This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end

Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
Ill never look into your eyes...again

Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need...of some...strangers hand
In a...desperate land

Lost in a roman...wilderness of pain
And all the children are insane
All the children are insane
Waiting for the summer rain, yeah

Theres danger on the edge of town
Ride the kings highway, baby
Weird scenes inside the gold mine
Ride the highway west, baby

Ride the snake, ride the snake
To the lake, the ancient lake, baby
The snake is long, seven miles
Ride the snake...hes old, and his skin is cold

The west is the best
The west is the best
Get here, and well do the rest

The blue bus is callin us
The blue bus is callin us
Driver, where you taken us

The killer awoke before dawn, he put his boots on
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall
He went into the room where his sister lived, and...then he
Paid a visit to his brother, and then he
He walked on down the hall, and
And he came to a door...and he looked inside
Father, yes son, I want to kill you
Mother...i want to...fuck you

Cmon baby, take a chance with us
Cmon baby, take a chance with us
Cmon baby, take a chance with us
And meet me at the back of the blue bus
Doin a blue rock
On a blue bus
Doin a blue rock
Cmon, yeah

Kill, kill, kill, kill, kill, kill

This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end

It hurts to set you free
But youll never follow me
The end of laughter and soft lies
The end of nights we tried to die

Roger Waters


Senza di lui i Pink Floyd non sarebbero esistiti.Cantante, bassista, compositore, talento puro: Roger Waters è stato il centro gravitazionale dei Floyd dal 1965 al 1983, attraversando la storia della musica rock in sella a uno dei migliori gruppi di sempre.Dopo di che ha abbracciato un'interessante carriera solista, ha festeggiato la caduta del muro di Berlino in modo indimenticabile ed è invecchiato senza consentire a chicchessia di dirgli cosa pensare. Impossibile aspettarsi di meno da uno dei figli più illustri del movimento psichedelico inglese.Comincia tutto il 6 settembre del 1943, quando George Roger Waters diventa il secondo bambino di casa.Non è un anno particolarmente bello, in cui nascere: la Seconda Guerra Mondiale sta devastando il mondo e può succedere che tuo padre sia arruolato per combattere al fronte. È esattamente quello che succede: Eric Fletcher Waters non tornerà mai a casa, ucciso sui campi di battaglia. A lui sarà dedicato, molti anni dopo, "The Final Cut" (tredicesimo disco dei Pink Floyd, targato anno 1983).Durante e dopo la guerra mamma Waters tiene duro, cresce i figli da sola e manda Roger a farsi una cultura nel politecnico londinese di Regent Street. Qui il destino comincia a giocare le sue carte: in quelle stesse aule studiano infatti Richard Wright, Nick Mason e Clive Metcalf. Diventano i compagni di Waters nei Sigma 6, la sua prima band.È il 1965 e tre dei futuri Pink Floyd già suonano insieme.Dopo aver cambiato un sacco di nomi e di musicisti, il trio assolda Syd Barrett. Da qui in avanti la storia di Floyd diventa realtà.All'inizio il grosso dell'ispirazione musicale viene proprio da Barrett, cui si deve gran parte del materiale di "The Piper At The Gates Of Dawn" (1967). Però Barrett si fa di acidi a più non posso, rischia di mandare il gruppo a vacche e molla tutto all'inizio del 1968.La palla passa a Roger Waters, quello dei Floyd che aveva più contribuito alla composizione di "The Piper At The Gates Of Dawn". Da qui in avanti il gruppo diventa sempre più una sua creatura. Fino a quando "The Final Cut" (1983), l'album più personale di Waters, non segna la fine dei Pink Floyd.Dopo la pubblicazione del disco ogni componente va per la sua strada.Roger Waters ci mette una pietra sopra e comincia a pensare al futuro. Del resto, è l'unico dei Floyd ad avere una sorta di disco solista alle spalle: si tratta di "Music From The Body" (1970), bizzarra colonna sonora del film "The Body", realizzata insieme a Ron Geesin e anticipatrice di alcuni lavori successivi dei Pink Floyd.Colonna sonora a parte, il primo vero album solista di Roger Waters arriva già nel 1983, complice il fatto che buona parte del materiale era stato sottoposto ai restanti Floyd al tempo di "The Wall". Il titolo? "The Pros And Cons Of Hitch Hiking". Si tratta di un concept album che indaga la psiche umana, si avvale dell'ottimo contributo di Eric Clapton e vanta una copertina censurata negli States (il sedere della modella Linzi Drew viene coperto da una grossa banda nera).Nel 1986 esce il film "When The Wind Blow" (regia di Jimmy T. Murakami), storia di una coppia di vecchi inglesi che si prepara per un imminente attacco nucleare. La colonna sonora del film è di Roger Waters, che in questo lavoro anticipa molti dei temi del suo secondo album ufficiale, "Radio K.A.O.S." (1987).Prima, però, c'è una lunga querelle legale: Gilmour, Mason e Wright vogliono rimettere insieme i Pink Floyd. Waters dice fate pure ma non utilizzate il nome. Di mettersi d'accordo con le buone non se ne parla. Finisce che vengono coinvolti gli avvocati e che il giudice dà torto a Waters: i Floyd tornano a esistere come trio e continuano per la loro strada.Waters incassa la sconfitta e passa oltre.Poi, a giugno del 1987 pubblica "Radio K.A.O.S." e parte per un lungo tour promozionale. Il disco è un concept album che racconta la storia di Billy, un ragazzo scozzese e invalido che sviluppa la capacità di ricevere le onde radio nella sua testa e lentamente scopre di poter controllare i più potenti computer del pianeta per sventare la minaccia nucleare. Non manca una vena fortemente polemica, anche se in alcuni casi è 'nascosta': per esempio, la copertina del disco è composta dai titoli delle canzoni in codice morse.È un sorta di avvertimento: dopo l'ultima traccia del disco, infatti, un messaggio audio in codice morse dice "Now the past is over but you are not alone, together we'll fight Sylvester Stallone. We will not be dragged down in his South China Sea, of macho bullshit and mediocrity".Chiaro che Waters accolga con entusiasmo la fine della Guerra Fredda e la caduta del muro di Berlino. Per festeggiare organizza un concerto da paura nella Potsdamer Platz: è il 21 luglio 1990. Solo 12 mesi prima quella era terra di nessuno, divideva Berlino Ovest da Berlino Est, era guardata da soldati che sparavano a chiunque tentasse di attraversarla. Adesso contiene oltre 300.000 persone e un supercast di musicisti, tutti intenti a suonare le note di "The Wall". Ci sono Bryan Adams, The Band (Levon Helm, Rick Danko, Garth Hudson), Paul Carrack, Thomas Dolby, James Galway, Jerry Hall, The Hooters, Cyndi Lauper, Ute Lemper, Joni Mitchell, Paddy Moloney, Van Morrison, Thomas Dolby, Ute Lemper, Marianne Faithfull, Sinead O'Connor e gli Scorpions.Ci sono anche gli attori Tim Curry e Albert Finney: nel brano "The Trial" interpretano rispettivamente il pubblico ministero e il giudice (quello che sancisce l'abbattimento del muro).Il concerto va in mondovisione, viene registrato ed esce l'anno successivo come disco: "The Wall: Live In Berlin, 1990" è il migliore festeggiamento possibile per la caduta del muro.Il ritorno con un nuovo album solista è per settembre del 1992, quando esce "Amused To Death" (alcuni lo considerano il capolavoro di Waters). Si tratta ancora di un concept album, che raffina ulteriormente il lavoro sui testi e sulla musica affrontando in modo diretto e profondo i pericoli del capitalismo, l'insensatezza dell'uomo, la stupidità della guerra e lo schifo di un intrattenimento programmaticamente vuoto. Come è facile intuire, ad alcuni non piace troppo.A differenza di "Radio K.A.O.S.", dopo "Amused To Death" non c'è la tradizionale tournée promozionale: Roger Waters comincia a diradare i suoi impegni, ma non smette di lavorare. Gran parte del tempo la dedica al progetto di un'opera in Francese e Tedesco, "Ca Ira".Alla fine, però, il palco torna a chiamarlo con insistenza e lui cede. È il 1999: il pubblico dimostra di gradire parecchio, tanto da costringerlo ad aggiungere un sacco di date al tour statunitense. Il risultato dà vita a "In The Flesh Live" (2001), un doppio CD che raccoglie il meglio delle performance in terra americana.Raggiunto il nuovo millennio, Roger Waters ha ormai superato la cinquantina, ha fatto la storia della musica e ha dimostrato di saper sopravvivere ai Pink Floyd portando avanti un percorso di alto livello artistico. Non tutti ci sarebbero riusciti. Secondo molti critici e fan, neppure i Floyd sono stati più in grado di raggiungere le vette del periodo in cui era lui a fare da centro gravitazionale della band.Insomma: è tempo di fare le cose con più calma, magari a costo di non pubblicare più niente di nuovo.E infatti il suo ritorno discografico non è con una novità: "Flickering Flame" (2002) esce in coincidenza con il nuovo tour mondiale e raccoglie uno spaccato della sua carriera post Pink Floyd, comprese un paio di rarità, due demo e un'intrigante cover di "Knockin' On Heaven's Door" di Bob Dylan.Ancora non è finita: il lungo lavoro sull'opera "Ca Ira" pare giungere a una fine all'inizio del 2005: si parla di una pubblicazione a breve sotto l'etichetta Sony Classical, con tanto di esecuzioni nei teatri.

sabato, 30 giugno 2007

Angus Young,rock n' roll ain't noise pollution


non c'è molto da dire,anzi forse niente..

Cliff Williams


Cliff Williams (Romford, Essex, 14 dicembre 1949) è un musicista inglese, noto soprattutto per essere il bassista degli AC/DC dal 1978.
Cliff si trasferì a Liverpool all'età di nove anni e lì trascorse l'adolescenza. Il suo primo lavoro fu operaio in una fabbrica.
Alla fine degli anni '60 diede le dimissioni per tentare la fortuna come musicista professionista. Insieme al cantante Mick Stubbs, il chitarrista Laurie Wisefield, il tastierista Clive John, il batterista Mick Cook e lui al basso, formarono gli Home
Nel 1970 il sound del gruppo, a metà fra un hard e un soft rock, valse un contratto con la Epic.Nel novembre 1971 gli Home fecero da gruppo spalla ai Led Zeppelin.
Nel 1974, a seguito dello scioglimento degli Home, Cliff Williams tornò in Gran Bretagna per formare un nuovo gruppo, i Bandit, ma nell'estate del 1978 Wiliams lasciò per unirsi agli AC/DC, prendendo il posto di Mark Evans.

Mark Evans


Mark Whitmore Evans (Melbourne, 2 Marzo 1956), è un bassista rock australiano.
Dal 1975 al 1977 fece parte del gruppo hard rock AC/DC come bassista e back vocals in pianta stabile. Partecipa alle registrazioni ed ai rispettivi tour degli album T.N.T., High Voltage, Dirty Deeds Done Dirt Cheap e Let There Be Rock. Nonostante il grande successo che stava ottenendo la band, Evans lascia nel 1977 e viene sostituito da Cliff Williams (costui è ancora l'attuale bassista) per l'album Powerage. Dal 1978 Evans suonerà in svariate band (tra le quali Finch, Heaven e Contraband). Resta comunque notevole l'apporto artistico di questo bassista nei primi album degli AC/DC, nei quali sono contenuti capolavori come Let There Be Rock, Problem Child, Whole Lotta Rosie, High Voltage, T.N.T., The Jack e molti altri brani di fama mondiale.

venerdì, 29 giugno 2007

Sting


Nato a Newcastle, città inglese nota per i cantieri navali e per le antiche mura romane, questo ex insegnante, allenatore di calcio e operaio di lavori stradali, ha fatto della sua arte una ricerca perpetua. Sono i Police a permettergli di affermarsi in tutto il mondo come compositore, autore e cantante: con “Outlandos D’Amour”, “Regatta De Blanc”, “Zenyatta Mondatta”, “Ghost in the Machine”, “Synchronicity” e una serie di raccolte e album dal vivo, il trio capeggiato da Sting si pone all’avanguardia della musica contemporanea negli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta.Proseguendo poi da solista, proprio quando i Police erano all’apice della loro carriera, Sting non ha mai smesso di correre azzardi. “The Dream of the Blue Turtles” , “Bring on the Night”, “Nothing like the sun”, “The soul cages”, “Ten Summoner’s tales”, “Mercury Falling” e “Brand New Day” costituiscono una straordinaria sintesi di espressione personale e comunicazione universale. Spesso nelle cronache per il suo impegno nel campo dei diritti umani, Sting considera il suo attivismo una naturale conseguenza del fatto di essere un cittadino del Pianeta Terra. È tuttora impegnato a sostenere le cause dell’ambientalismo (con la moglie Trudie Styler ha fondato la Rainforest Foundation), di Amnesty International e dei diritti umani in ogni ambito. A suo avviso la sfera personale e quella politica sono tutt’uno; l’arte e l’azione diventano inestricabili. Infine, da buon comunicatore totale, oltre ai suoni Sting esplora le immagini; ha avuto ruoli in diversi film, tra cui “Quadrophenia”, “Stormy Monday”. “Dunes” e “Lock, Stock and two Smocking Barrels” (diretto da Guy Ritchie, marito di Madonna), comparendo anche a Broadway nell’ “Opera da tre soldi”. A proposito della sua inesauribile energia, Sting ha sagacemente commentato: “Nessuno è ancora mai riuscito a impormi un limite. Ci hanno provato, ma sono sempre stato capace di divincolarmi ed evitarlo, e continuo a farlo”.Eppure lungo tutto il percorso di ricerca una stella polare è sempre rimasta fissa: la musica. Eletto recentemente alla National Academy of Popular Music’s Songwriter Hall of Fame, Sting viene sempre più identificato con un approccio alla musica che non conosce frontiere, limiti o distinzioni di genere. Orgoglioso di poter annoverare tra i suoi collaboratori Branford Marsalis, Stevie Wonder, James Taylor, olter a Miles Davis, l’arrangiatore Gil Evans e il cantante algerino Cheb Mami, Sting è riuscito a dare corpo a un mondo musicale che, al pari del suo autore e creatore, resiste a ogni semplicistica definizione.Nel 1999 pubblica “Brand New Day”, che si aggiudica tre dischi di platino negli Stati Uniti, due premi Grammy come Miglior Album Pop e Miglior Interpretazione Vocale Pop Maschile e si avvicina alle 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Il successo dell’album lo porta a esibirsi al leggendario Superbowl, l’appuntamento immancabile degli americani con la partita ‘di coppa’ del football e gli viene dedicata una stella nella celebre Walk of Fame a Hollywood. Come se non bastasse, viene nominato agli Oscar per la miglior canzone originale grazie a “My Funny Friend And Me” tratto da “Le Follie Dell’Imperatore”, il film Disney che ha sbancato al botteghino. Nell’estate 2001 approda in Europa per un tour che riscuote grande successo. L’11 settembre 2001, il giorno dei tragici eventi terroristici che colpiscono gli Stati Uniti, Sting è nella sua casa nel Chianti toscano per una performance live davanti a una fitta schiera di addetti ai lavori e amici intimi, da cui scaturisce l’album live “All this Time”, pubblicato nel novembre dello stesso anno.Dopo 4 anni dall’ultimo lavoro in studio Sting torna con “Sacred Love”, un disco studiato fin nei dettagli del packaging per risultare diverso dalla sua precedente produzione e per lasciare una traccia indelebile nella sua discografia. In queso nuovo lavoro, anticipato dal singolo "Send Your Love", Sting si riavvicina alle atmosfere R&B dopo la performance con Mary J. Blige per "If You Love Somebody Set Them Free" in occasione dei VH1 Awards, i premi della musica assegnati dalla tv americana VH1. "Whenever I Say Your Name" è il frutto della collaborazione con la regina dell’R&B a distanza di due anni da quell’evento. Insomma, superata la soglia dei 50 anni e con ben 6 album solisti alle spalle Sting esce nuovamente allo scoperto per una nuova virata della sua carriera.

Janis Joplin


La prima autentica femminista nella storia del rock. E con un'ugola da brivido.Janis Joplin, voce rauco-blues-miagolante e supersexy, rimarrà per sempre nella colonna sonora ideale dei Sixties: emotiva ed energica al tempo stesso. La sua parabola musicale e personale la colloca tra gli eroi maledetti della grande stagione del Rock'n'Roll.La carriera solista, breve (negli anni) ma fulminante (nelle vendite), incomincia sul finire del decennio '60, quando la cantante lascerà la band dei Big Brother, inaugurando una serie di performance che passeranno alla storia. Il più grande merito di Janis Joplin è comunque di natura "sociologica":
è Janis che ribattezza il ruolo della donna nella cultura rock
è Janis che inaugura l'immagine della cantantessa sexy e sfrontata su e giù dal palco
ed è proprio Janis che inventa quell'incredibile stile vocale rauco & elettrico, clonato milioni di volte nei decenni seguenti: da Melissa Etheridge ad Alanis Morissette, da (perché no?) Steven Tyler ad Axl RoseMa dove affonda le radici Janis Joplin? A Port Arthur, la piccola cittadina texana dove nasce (19 gennaio 1943), cresce e dove sviluppa l'insofferenza verso ogni ambiente conservatore che sarà il suo eterno marchio di fabbrica. La musica è una via di fuga per la cantante: fin da ragazza inizia a strimpellare blues e folk per fuggire lontano da questo ambiente che le trasmette solo oppressione e contraddizione. Non è certamente una novità per gli Anni '60, se ne incontravano tante di persone così: infatti nel cammino di Janis ci imbattiamo anche in un certo Jorma Kaukonen, che più avanti diventerà chitarrista dei Jefferson Airplane. E Lady Janis sarà sempre una ragazza problematica: bruttina e sgraziata, si porterà dietro questo complesso di inferiorità che, a contatto con lo scintillio dello showbiz, sarà una delle cause della sua discesa autodistruttiva verso gli inferi.Alcune registrazioni del periodo degli esordi (inedite fino alla morte della nostra) documentano il debito di Janis nei confronti della grande Bessie Smith, ma dimostrano anche che la cantantessa aveva già le carte in regola per vantare uno stile personale ben prima del sodalizio col gruppo che poi la lancerà nel firmamento rock, Big Brother & the Holding Company.Attirata dal richiamo della hippy revolution, nel 1966 Janis si trasferisce a San Francisco (c'era già stata prima, ma di passaggio) ed entra nella band (dal sound molto psichedelico, in linea con la Città dei Fiori). La sua voce è qualcosa di veramente eccessivo e i primi mesi sono sufficienti a regalarle il passaporto per la notorietà planetaria. Anche a dispetto dei musicisti e del materiale: tutti e due non sempre su livelli ottimali.Big Brother non è granché come band, tuttavia quella miscela di blues e psichedelia aiuterà Janis (non sempre lead-singer nei brani del gruppo) ad affinare lo stile solista che nascerà poco dopo: e sarà proprio lei a regalare al combo l'unico briciolo di celebrità. L'anno è il 1967, la canzone è "Ball and Chain" (forse la migliore performance di Janis, catturata su film) e la cornice è lo storico Festival di Monterey, in pieno clima Flower Power.Dopo il debutto su etichetta Mainstream, i Big Brother si legano al manager Albert Grossman e migrano alla Columbia. Janis esce dal gruppo immediatamente dopo la pubblicazione del secondo album, "Cheap Thrills" (che comunque si piazza al top delle chart nel 1968), per inseguire golosi presagi di gloria.L'inizio dell'attività da solista avviene con "I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!", registrato assieme alla Kozmic Blues Band, un ensemble che comprende persino una sezione fiati e dove suona un trasfuga dei Big Brother (il chitarrista Sam Andrew). Pur essendo un hit, "Kozmic Blues" non è la miglior prova della nostra: la Kozmic Blues Band suona sicuramente più pulita del vecchio gruppo, ma certe vibrazioni soul-rock e quell'atteggiamento un po' distaccato danno un'impressione di generale forzatura. Questo non impedisce alla nostra di incidere hit assolute: per esempio "Try (Just a Little Bit Harder)" e "Little Girl Blue", in cui la sua voce tocca corde inarrivabili di strazio e commozione.Dopo il debut-album, la carriera di Janis Joplin diventa un'amara altalena fra droghe, alcolismo e amori sbagliati che riempiranno le biografie dei successivi decenni. Strano, perché musicalmente le cose cominciano ad andare bene proprio poco prima della morte: finalmente Janis trova una band di supporto più versatile, la Full Tilt Boogie Band, e ci fa l'ultimo disco: "Pearl", mirabilmente prodotto da Paul Rothschild, che aveva creato l'onirico e veemente suono dei Doors. L'album non convince appieno la critica: forse pecca in abrasività, tuttavia "Pearl" è la prova lampante della maturità raggiunta da Janis Joplin nell'ultimo periodo. Gli stili, una volta molteplici e sparsi, formano ora una miscela unica che è blues, è soul, è folk, è rock e non è nessuna delle suddette cose. È solo il Janis sound: e solo se ascoltiamo "Mercedes Benz", "Get It While You Can", e la versione di "Me and Bobby McGee" (hit presa da Kris Kristofferson, che le regalò il numero 1 postumo nelle chart) possiamo capire davvero quale fenomeno di sensualità musicale sia la Signora Janis Joplin.Janis Joplin viene trovata morta per un'overdose di eroina nella stanza di un albergo a Hollywood il 4 ottobre 1970: pochi giorni dopo uscirà "Pearl".La perla entra in circolazione, ma il gioiello... quello non c'è più.

John Paul Jones


John Paul Jones (vero nome John Baldwin, nato il 3 gennaio 1946 a Sidcup, Londra) è un musicista e compositore rock britannico, noto soprattutto come bassista, tastierista e co-autore dello storico gruppo hard rock dei Led Zeppelin. È ancora attivo nella scena musicale; fra i suoi lavori più recenti si possono citare la collaborazione con Diamanda Galas e la partecipazione come orchestratore d'archi nell'album Automatic for the People dei R.E.M..
Una sua famosa dichiarazione di come è entrato a far parte dei Led Zeppelin è la seguente: "Stavo vagando da un paio di giorni assonnato per casa, dopo diverse collaborazioni non avevo nulla da fare; fino a che mia moglie mi ha detto: "La smetti di trascinarti per casa, esci di qui, fai qualcosa cercati una band!"Avevo appena saputo che un muscista con cui avevo precedentmente collaborato, Jimmy Page, cercava un bassista..."

Jim Morrison


James Douglas Morrison, meglio noto come Jim Morrison (Melbourne, Florida, 8 dicembre 1943 - Parigi, Francia, 3 luglio 1971) è stato cantante e leader del celebre gruppo rock statunitense The Doors, poeta e scrittore. "Poeta del sesso e della morte", viene ricordato come una delle figure più carismatiche della musica pop e rock di tutti i tempi. Le sue opere e la sua vita sono state oggetto di un'ammirazione quasi religiosa da parte di numerosissimi fan in tutto il mondo.
Jim Morrison nacque l'8 dicembre 1943 a Melbourne in Florida, figlio dell'ammiraglio George Stephen Morrison e di Clara Clark, il primo in servizio presso la Marina degli Stati Uniti e la madre casalinga.
Essendo nato in una famiglia militare dovette trasferirsi diverse volte per tutti gli Stati Uniti. Nell'infanzia di Morrison c'è il continuo conflitto con l'autorità della madre, unico punto ed icona nella famiglia per via della mancanza del padre.
A scuola Morrison era tra i ragazzi più colti ma gli piaceva dare spettacolo (note a tutti gli studenti delle sue accademie il suo "fingersi morto" per le scale e dare fastidio in classe), era un acuto lettore e ascoltatore, si avvicinò molto alla cultura beatnik nella sua permanenza a San Francisco (California). La sua infanzia fu molto tormentata, i vari problemi familiari per la mancaza del padre si aggravarono quando (secondo una confessione fatta ad un amico) fu stuprato dal padre stesso, e nel tentativo di dirlo alla madre gli fu dato del bugiardo.
L'incontro fra Morrison e il sesso nell'età adolescenzale fu molto psicolabile, si divertiva a tagliuzzare pagine di fumetti e mettere i personaggi in posizioni osé. Morrison nell'età adolescenziale ebbe anche una ragazza, Tandy Martin, il rapporto con lei fu spesso sconvolgente e frustante: Jim la tormentava dandole fastidio e facendola assistere alle sue sbornie notturne. Prima di partire per San Diego Jim la tormentò per l'ultima volta sotto al finestra di casa sua per poi scomparire nella notte.
Per molti anni Morrison visse dai nonni (lontano dalla famiglia che si era trasferita a Phoenix), frequentando la Florida States University, cercò di ridurre al minimo le sue sbandate notturne per non dare fastidio ai suoi nonni (bigotti e conservatori). Però a Jim la Florida stava stretta, negli U.S.A. erano momenti difficili, la morte di Kennedy e il movimento musicale gridavano un aria di libertà per tutti i giovani e Jim non poteva essere da meno. In quel periodo Jim era appassionato da ogni genere di film cosi decise di traferirsi in California all'UCLA (University of California, Los Angeles), ma quando chiese i soldi alla famiglia, gli fu rifiutato ogni credito e così Morrison si ritrovò senza soldi e un sogno. Decise d'iscrivesi lo stesso all'università, affittò un appartamento a Los Angeles (di cui diede informazioni false alla famiglia, con cui aveva ormai rotto ogni rapporto, facendogli pagare un affitto maggiore per spendere i soldi in libri).
In California Morrison conobbe l'amore della sua vita Pamela Courson (con cui ebbe un rapporto molto tormentato) e Ray Manzarek con cui fondò i "Doors".


Con i Doors

Studente di Cinema alla Ucla di Los Angeles, condusse una vita in stile bohémienne nelle vicinanze di Venice Beach. Un incontro casuale con il compagno di università Ray Manzarek portò alla formazione dei Doors, in cui confluirono poi anche il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore. Il nome The Doors (Le Porte) deriva da un libro di Aldous Huxley, Le porte della percezione, a sua volta preso da un verso di una poesia di William Blake. Una porta è un passaggio tra due mondi, non si sa cosa si incontrerà nell'altro mondo finché non si oltrepassa quel passaggio, come diceva lo stesso Morrison: "Ci sono il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono le porte".
Con i Doors il successo arrivò dopo l'uscita del primo omonimo album; la loro musica era un blues-rock psichedelico assolutamente originale, con le tastiere di Manzarek che davano l'impronta al sound con lisergici motivetti vaudeville, boogie woogie e jazz; con la chitarra-flamenco di Krieger (ora gitana, ora hawaiana) che duettava con le tastiere e creava l'atmosfera giusta su cui poteva incedere la voce (angelica a volte, demoniaca altre) di Morrison... il tutto veniva poi condito da una teatralità da tragedia greca che faceva dei concerti dei Doors un'evento da seguire come se si fosse alla presenza del dio Dioniso (Morrison) impegnato ad istruire le folle.
Tra i vari soprannomi di Jim Morrison si possono ricordare Mr. Mojo Risin (un anagramma del suo nome), il Re Lucertola (da un verso del suo poema epico Celebrazione della lucertola, parte del quale appare nell'album del 1968 Waiting for the Sun), e Jimbo.
Nel 1970 Morrison partecipò ad una cerimonia in stile Wicca, simile ad un matrimonio, con la giornalista/scrittrice Patricia Kennealy, ma egli non considerò la cerimonia molto seriamente, così come racconta in un'intervista nel libro Rock Wives della Kennealy. La relazione infatti non durò molto. La relazione più seria e duratura fu quella con Pamela Courson (22 dicembre 1946- 25 Aprile 1974), da Jim Morrison definita "compagna cosmica", che incontrò per la prima volta a Los Angeles nel 1965 e che morì per overdose tre anni dopo il compagno.
Negli anni di ascesa al successo dei Doors con l'album omonimo e il singolo di maggior successo Light My Fire, lo stile di vita "sesso, droga e rock and roll" di Jim era sempre più intenso; egli divenne così un accanito alcolista e la band ne risentì.
Nel 1969 durante un concerto a Miami, sotto l'effetto di stupefacenti, fu accusato di atti osceni, di aver mostrato i genitali al pubblico, ma di questo ancora non esistono prove certe, essendosi lui sempre proclamato innocente, e non essendoci testimonianze chiare neanche da parte dei suoi stessi compagni di band, a pochi metri da lui, e simulato una fellatio a Krieger mentre suonava: per questo fu poi condannato dopo il processo,
La vita di Morrison può essere presentata con una frase di William Blake: "La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza". Già prima della formazione dei Doors faceva uso di droghe allucinogene e beveva alcool in quantità industriali, a volte presentandosi alle registrazioni ubriaco (lo si sente singhiozzare nella canzone Five to One). Spesso indulgeva in una condotta sessuale eccessiva, fatta di sesso con partner sempre diverse o di vere e proprie orge, anche se rimase sempre accanto alla sua musa ispiratrice e compagna di vita Pamela. Troppe volte si è voluta attribuire a Morrison solo quella parte "maledetta" di sè, fatta di eccessi che ben si prestano al successo editoriale e cinematografico; in realtà egli era anche ( e soprattutto...) un uomo colto e sensibile, addirittura timido con le donne tanto da dichiarare che la cosa che preferiva fare con una ragazza era parlarci.
Jim Morrison è stato infine un vero poeta; un poeta che voleva cambiare il mondo, ma che dal mondo fu condannato e poi giustiziato sul patibolo della realta', ergendosi così allo status immortale di Mito..


La poesia

Era attratto dalla cultura beat dei romanzi di Jack Kerouac e delle poesie di Allen Ginsberg, di cui si notano evidenti influssi nelle sue liriche, e dal teatro greco (Dioniso e le Baccanti). Si ritrova comunque nella poetica di Jim Morrison una forte influenza della poesia simbolista francese (Arthur Rimbaud e la sua filosofia sullo sregolamento dei sensi per scoprire l'ignoto).
Già nei primi anni dell'adolescenza si poteva intravedere nella personalità di Jim Morrison la sua vocazione di poeta-ribelle. Incominciò proprio in questi anni a tenere un diario dove scriveva le sue prime poesie che sarebbero comparse in futuro nelle sue canzoni.
Circondato da un'aura che lo ha spesso fatto accostare ai poeti maledetti e a quelli della beat generation, Morrison è stato comunque uno dei maggiori ispiratori della (sotto)cultura - almeno a parere di molti - legata all'uso di sostanze stupefacenti, di cui fu accusato di teorizzarne il consumo, confortato dal pensiero di Nietzsche, Rimbaud, Blake, Baudelaire, etc.
Scrisse e pubblicò varie raccolte di poesie, tra cui una pubblicata postuma Tempesta Elettrica, da molti considerata l'apice della sua poetica. Anche gli altri lavori sono comunque più che ottimi, tanto che viene solitamente paragonato a poeti che hanno cambiato la storia della scrittura. Tracce della sua poesia possono comunque essere rintracciate nei primi album della band, considerando che era abitudine musicare le poesie che Jim aveva composto sin dall'adolescenza.


La morte

Morrison si trasferì con Pamela a Parigi nel marzo 1971 con l'intenzione di dedicarsi solo alla poesia e di smettere di bere. Morì nella sua casa parigina il 3 luglio 1971, nella vasca da bagno. A 27 anni Jim trova così la tanto decantata morte ("...The End...my only friend, The End..."). Lasciò tutto ciò che aveva alla sua amata Pam che non resistette molto senza di lui, infatti si suicidò pochi anni dopo il 25 Aprile 1974. Dopo la morte di Morrison, i giornalisti pubblicarono degli articoli nei quali si parlava della "maledizione della j". Dopo la morte di Janis Joplin, Brian Jones, Jimi Hendrix e ora anche Jim Morrison (tutti a 27 anni) si pensava avessero i giorni contati anche John Lennon e Mick Jagger.
Molti fans e biografi hanno sostenuto che la causa della sua morte fu un'overdose, i referti medici ufficiali parlano di arresto cardiaco, ma l'autopsia non venne fatta. Jim è sepolto nel famoso cimitero di Pere Lachaise nella capitale francese; oggi la tomba è circondata da un recinto e la lapide originaria è stata recentemente sostituita a causa dei numerosi graffiti lasciati dai fans, anche sulle tombe circostanti. Tale sostituzione, ad opera dei genitori del cantante, riporta una frase in greco antico (ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ) il cui senso si riferisce alla coerenza con cui egli visse e la cui traduzione è: fedele alla sua anima. Morrison è uno di quei pochi prescelti che può vantarsi di avere ancora delle ragazze che ogni tanto si appoggiano sulla sua tomba.
Jim Morrison ancora oggi rimane un icona mondiale e attira ancora a distanza di 35 e passa anni dalla sua morte migliaia di nuovi fan, e i suoi dischi (sia musicali che di poesia), i suoi libri vendono ancora oggi.
La leggenda di Jim Morrison è stata raccontata nel 1991 da Oliver Stone nel film biografico The Doors, con Val Kilmer nella parte di Jim, splendidamente, oniricamente interpretata. Gli amici più stretti di Jim, tuttavia, ritengono che il film dìa una visione del tutto distorta e parziale della realtà. Lo stesso Ray Manzarek, interpellato da Stone in qualità di consulente, sciolse la collaborazione in seguito al rifiuto di Stone di modificare alcune scene ben poco realistiche e molto spettacolari, e da allora riservò al regista parole aspre.
Molte persone credono che Morrison viva ancora in incognito una vita segreta con Pamela. Le voci su una presunta seconda vita vennero ulteriormente alimentate in seguito alla pubblicazione del libro Vivo! di Jacques Rochard, un grafico francese, che sostiene di aver incontrato Morrison a Parigi nel 1980 e al quale Morrison stesso avrebbe confessato di aver inscenato la propria morte per sottrarsi alla pressione della popolarità e dedicarsi alla poesia.
Testimonianze di persone, alcune delle quali ancora in vita oggi, che frequentavano Jim a Parigi ricordano e ricostruiscono i momenti di quella tragica notte del 3 Luglio 1971, in particolare un buttafuori di un locale notturno il "Rock'n'Roll Circus" ricorda di aver visto Jim quella sera nel locale incontrare uno spacciatore che vendeva abitualmente droga a Pamela, Jim sperimentatore di eccessi aveva provato l'eroina solo due giorni prima con Pamela. Poco più tardi il buttafuori viene chiamato da alcuni clienti che dicono di un uomo che si è sentito male alla toilette, ma quando arriva l'uomo è gia stato portato via. Una ragazza hippie che frequentava quel locale ricorda: "Stavo uscendo dalla toilette e vedo un uomo appoggiato alla porta che si lascia cadere a peso morto, qualcuno gli chiede, Mr. Morrison sta bene? Serve aiuto?, poi in due lo prendono di peso e lo trascinano fuori passando da una porta che dà sul retro."
Altri fatti compongono poi alcuni tasselli: un loro amico, il conte Jean de Breteuil, che forniva l'eroina a Pamela il giorno dopo parte in tutta fretta con la sua fidanzata per l'Australia dove rimarrà alcuni mesi. Un altro si confida con un amica modella di Jim, Elizabeth Lariviere (detta Zozo), preoccupato perché Jim possa essere morto in seguito alla droga che gli era stata data. In stato di overdose è importante non addormentarsi, una tecnica usata è quella di immergersi o immergere il corpo in una vasca di acqua fredda, dove è stato poi trovato Mr. Mojo Risin.
In questa storia non c'è niente di misterioso o macchiavellico come spesso si narra attorno ai miti del nostro tempo per renderli immortali, in quei giorni nel mondo parigino della droga c'è molta agitazione, ma anche Pamela ne fa parte, anche lei teme forse ripercussioni, ma la testimonianza ufficiale dell'accaduto è la sua.
I funerali si tengono in segreto la mattina del 7 Luglio 1971 presso l'unico cimitero che ospita gli stranieri a Parigi, Père Lachaise, partecipano: la fidanzata Pamela Courson, il manager Bill Siddons, e gli amici Agnès Varda e Alain Ronay.
Il mito di Jim Morrison (così come quello di altre star "bruciate" come Elvis Presley, Kurt Cobain, James Dean e Marilyn Monroe) vivrà per sempre. E così come per questi ultimi, il prezzo da pagare per l'immortalità è stato la vita stessa, prezzo questo che nel caso di Jim ci piace pensare che sia servito ad acquistare un biglietto di sola andata per un viaggio di piacere al Paese oltre le Porte.


Piccola curiosità

Pochi sanno che il grido di Jim Morrison non poteva essere paragonato a nessun suono naturale, tranne che al rumore di una tela di seta che viene squarciata. Jim, inoltre, non ha mai riconosciuto i suoi genitori. In ogni intervista smentiva la loro esistenza e narrava di una presunta morte in un incidente stradale.

mercoledì, 27 giugno 2007

Duff McKagan


Michael Andrew "Duff" McKagan (Seattle, 5 febbraio 1964) è un bassista statunitense, famoso per aver suonato nei Guns N' Roses dal 1985 al 1998. Egli ha inoltre fatto parte di molte altre band come Silly Killers, Ten Minute Warning, The Fast Backs, Hobo Skank, Angelic Upstarts, Road Crew, Hollywood Rose, DUFF, Wayne Neutron, Neurotic Outsiders, Loaded, Velvet Revolver.
Riceve già i primi rudimenti del basso da suo fratello maggiore Bruce, ancor prima di finire le elementari. Nonostante questo sia sempre stato il suo strumento principale (in omaggio a Sid Vicious, il suo idolo, iniziò a portare al collo un lucchetto e una catena), ha suonato la batteria in numerose band. All'età di diciannove anni compra un nuovo basso e un amplificatore, e parte per Los Angeles, dove suona in dozzine di band, tra le quali The Fartz e Ten Minute Warning.
Dopo aver risposto a un annuncio di una band, i Road Crew, che cercava un nuovo bassista, conosce Slash, chitarrista, e Steven Adler, batterista. Nel 1985 i tre si uniscono a Izzy Stradlin e Axl Rose, dando vita ai Guns n' Roses, che esordiscono il 6 giugno 1985 al Troubadour di Los Angeles.
Si sposa per la prima volta il 28 maggio 1988 con Mandy Brix, cameriera in un ristorante giapponese di L.A. e membro della band The Lame Flames. Divorziano nel 1990. Si risposa nel settembre del 1992 con Linda Johnson, per poi divorziare nel settembre del 1995.
Dopo la separazione dai Guns N' Roses, avvenuta nel 1998, Duff affronta un percorso di disintossicazione da alcool e droga, torna a Seattle per stare vicino alla madre, affetta da morbo di Parkinson e deceduta nel 2000. Fonda numerose band, di vita breve, partecipa marginalmente al progetto di Slash, gli Slash's Snakepit, e collabora con Izzy Stradlin nella registrazione del suo disco, Beautiful Disease.
Dal 2002 entra a far parte dei Velvet Revolver, un gruppo Hard & Heavy composto da Slash, Matt Sorum (batterista che ha sostituito Steven Adler nei Guns n' Roses), Scott Weiland, cantante leader degli Stone Temple Pilots e da Dave Kushner, chitarrista del gruppo hard rock Wasted Youth.
L'album d'esordio, Contraband, è uscito l'8 giugno 2004.

BASSO ELETTRICO


Il basso elettrico è uno strumento musicale della famiglia dei cordofoni, simile alla chitarra elettrica, ma con una intonazione più bassa. Questo strumento è anche molto vicino al contrabbasso, con il quale condivide soprattutto l'intonazione delle corde. È lo strumento più popolare nella base ritmica di molti generi musicali moderni come jazz, punk, ska, pop, rock, heavy metal e la moderna musica orchestrale.


Corpo

Il corpo del basso elettrico è solitamente realizzato in legno massiccio (solid body). La forma del corpo, la qualità del legno utilizzato e la tipologia di innesto del manico nel corpo condizionano la qualità del suono dello strumento, ma costituiscono anche un criterio di valutazione che viene influenzato dalle tendenze del periodo. La realizzazione del corpo a strati o in un pezzo unico influisce direttamente sulla compattezza dello strumento, e naturalmente sulla qualità sonora. Il corpo infine può essere verniciato con vernice coprente o meno, oppure rifinito con cera o vernice satinata, permettendo di apprezzarne tutta la bellezza del legno e la cura della costruzione.
Sono presenti sul mercato anche bassi elettrici con la cassa armonica cava (hollow body) ma le caratteristiche sonore di questi strumenti li rendono adatti solo a pochi contesti musicali.


Manico

Il manico ospita la tastiera dello strumento, e permette il passaggio delle corde. Termina da un lato con la paletta, che per mezzo delle meccaniche consente di porre in trazione le corde e di accordarle fino alla tensione desiderata, e dall'altro con il corpo dello strumento. È di solito realizzato in diversi strati, anche nove ed oltre. Questo consente all'elemento una sufficiente stabilità per mantenere l'intonazione e un'adeguata capacità di trasmettere le vibrazioni al corpo. Il modo in cui il manico viene congiunto al corpo infatti determina in gran parte il sustain dello strumento. Fra i metodi più diffusi, il "bolt-on neck" ed il "neck through body", dove neck prende il significato di manico.
Il manico bolt-on consiste nell'avvitare il manico al corpo dello strumento nel quale è stata ricavata un'apposita sede. La precisione della fresatura della sede è determinante ai fini della qualità sonora. In molti strumenti economici, questa lavorazione permette di nascondere eventuali difetti di fabbricazione, che vengono corretti con spessori di legno interposti fra il manico ed il corpo. Questo costituisce una grave perdita di continuità delle vibrazioni.
Il manico può essere anche inserito nel corpo, o meglio, costituire la parte centrale del corpo, prolungandosi fino alla fine dello strumento. Questo metodo permette al manico un contatto molto efficace con il corpo, a tutto vantaggio della trasmissione delle vibrazioni. Non sempre però il manico inserito nel corpo costituisce un vantaggio in termini di trasmissione delle vibrazioni, poiché la vibrazione viene prodotta non solo dalle corde ma anche dal manico (e dal corpo) del basso stesso. Di conseguenza quando si ha un manico avvitato (che non è quindi un pezzo unico dalla paletta fino all'estremità inferiore dello strumento), la parte di legno sottoposta a vibrazione è più corta e determina quindi una risposta più rapida. In altre parole, un pezzo di legno di mezzo metro di lunghezza sottoposto ad una sollecitazione vibra in un tempo minore rispetto ad uno di un metro. Il risultato che ne consegue è che un basso con un manico avvitato ha una risposta di suono più immediata e quindi un attacco decisamente più rapido. I bassi con il manico in un pezzo unico hanno quindi sicuramente una buona trasmissione delle vibrazioni, ma sicuramente più lenta rispetto a quelli bolt-on.


Tastiera

La tastiera del basso elettrico, come negli altri strumenti a corda, è quella superficie di legno su cui è possibile premere le corde per variare l'intonazione della nota prodotta. La tastiera del basso elettrico può ospitare i tasti oppure esserne priva (fretless). È oramai di uso comune indicare come fretted le tastiere provviste di tasti (frets).
Nel primo caso, ogni tasto definisce l'avanzamento di un semitono della nota prodotta. Il tasto è una barretta metallica inserita nella tastiera perpendicolarmente alle corde. Questo tipo di tastiera consente anche l'applicazione allo strumento della tecnica esecutiva slap, dove si percuote con decisione una corda con un dito, solitamente il pollice della mano destra, facendolo urtare ai tasti e con un altro dito, solitamente l'indice, si "strappa" un'altra corda di una tonalità più alta. Questa tecnica produce un suono percussivo e metallico, molto utilizzato nella musica funk.
Nel secondo caso invece, nei bassi elettrici fretless (senza tasti), l'altezza della nota prodotta varia spostando il punto in cui la corda viene premuta sulla tastiera. Essendo prive dei tasti, e non essendo indicate solitamente le posizioni delle note, i bassi di questa categoria necessitano di una buona conoscenza dello strumento per emettere suoni intonati. Tuttavia alcuni bassi fretless riportano, al posto dei tasti, degli inserti in legno di tipologia differente da quello della tastiera, che consentono all'esecutore di individuare la posizione della nota cercata.
Le tastiere più comuni ospitano 21 o 24 tasti.
I legni più utilizzati con cui si realizzano le tastiere dei bassi elettrici sono l'ebano, estremamente duro e liscio, perfetto per i bassi fretless, ed il palissandro, meno pregiato anche a causa della maggiore porosità del legno, che a suo vantaggio offre rispetto all'ebano una minore deformazione dovuta agli agenti atmosferici (caldo, freddo, umidità, ecc.). Altresì frequenti il palissandro brasiliano (detto anche Pao Ferro) più duro dell'africano, e l'acero. Negli ultimi anni, sulla scia dei bassi costruiti da Steinberger, è invalso l'uso di materiali sintetici, anche solo per le tastiere, come per il fabbricante italiano Laurus, che usa una particolare resina fenolica.


Corde

Le corde del basso elettrico sono prevalentemente in metallo, con un'anima solida, che può essere a sezione circolare o esagonale, ed un avvolgimento esterno che consente alla corda di raggiungere una massa tale da collocarla, nello spettro, all'ottava giusta. I materiali più usati sono l'acciaio o il nickel, con differenze timbriche fra le due soluzioni. In alcuni casi, la corda metallica può essere rivestita in materiale sintetico. Altra importante caratteristica è il tipo di avvolgimento, cosa che determina il tipo di superficie della corda, che può essere ruvida, semi-liscia e liscia. Il numero di corde montate su un basso può variare da un numero di quattro, il numero più comune per gli strumenti tradizionali, fino a sette corde, solitamente in uso per virtuosi o solisti dello strumento. In rarissimi casi, costruttori o liutai hanno realizzato bassi elettrici a due, otto o a dodici corde. Alcuni modelli di bassi sperimentali presentano delle corde in silicone.


Pick-up

Come succede per la chitarra elettrica, le vibrazioni delle corde metalliche del basso elettrico creano un segnale elettrico nei sensori elettromagnetici chiamati pick-up. Il segnale viene quindi amplificato ed emesso da un altoparlante.
Un pick-up aggiuntivo di tipo piezoelettrico, può essere installato sotto il ponticello che tiene le corde attaccate al corpo. In questo punto, le vibrazioni dello strumento sono fortissime, e questo sensore può così cogliere dettagli sonori e brillantezza che completano il suono prodotto dal basso elettrico.


Circuitazione

Tutti i bassi elettrici dispongono di una circuitazione che permette il controllo sul suono dello strumento, e questa può essere attiva o passiva.
Nei circuiti passivi si fa uso di pochi componenti elettronici, come potenziometri e condensatori, che possono solo modificare il volume e applicare un filtro passivo di tipo passa-basso al segnale. Il suono dello strumento sotto forma di segnale elettrico è quindi condotto all'amplificatore per mezzo di un conduttore elettrico schermato.
Nei bassi elettrici attivi è invece presente una circuitazione elettronica alimentata da batterie. Questa permette di equalizzare il suono con sofisticati filtri attivi, capaci di aumentare o diminuire le frequenze impostate anche fino a 20 decibel. Inoltre, il debole segnale presente all'uscita del pick-up viene amplificato dal circuito prima di essere convogliato nel conduttore elettrico che porta all'amplificatore. Questo aumenta notevolmente l'immunità del segnale elettrico ai disturbi.


Ponte

È la struttura su cui si ancorano le corde, fissato sulla faccia anteriore del corpo nella stragrande maggioranza dei casi, di solito fabbricato in metallo, ma anche in legno, in qualche caso. Trasmette le vibrazioni della corda al corpo, e partecipa cospicuamente alla caratterizzazione del timbro dello strumento. Quanto più e massiccio, tanto maggiore è il sustain delle note suonate. La sua caratterizzazione del suono ha fatto sì che si sia creato un attivo mercato di ponti che vanno a sostituire gli originali montati dai fabbricanti. Può incorporare un pick-up piezoelettrico, sensibile alla pressione diretta delle corde, e che trasduce le vibrazioni di corde non metalliche, cosa che i pick-up magnetici non possono, evidentemente, fare.


Capotasto

Detto anche "nut", è la struttura posta al termine della tastiera, dal lato della paletta, su cui appoggiano le corde all'uscita dalle meccaniche. Viene costruito in vari materiali, come l'osso, materiali sintetici o metalli come l'ottone. Ha il compito di dare alle corde la corretta spaziatura e trasmettere al manico le vibrazioni.


Truss rod

È un'asta metallica curva, di solito a concavità anteriore, contenuta nello spessore del manico, che, sottoposta a tensione tramite un bullone installato ad una delle sue estremità, controbilancia la tensione esercitata sul manico stesso dalle corde, provvedendo a che non si deformi, compromettendo la suonabilità e l'intonazione dello strumento.


Le origini

Il primo basso elettrico prodotto in serie fu sviluppato da un innovatore e costruttore di chitarre elettriche, Leo Fender all'inizio degli anni cinquanta. Il basso elettrico verticale esisteva già dalla metà degli anni trenta, ma era goffo ed inoltre la cassa acustica di cui era dotato ne rendeva difficile l'amplificazione, in quanto il segnale poteva innescare il feedback quando si superava un certo volume. Sembra tuttavia che nello stesso periodo furono venduti anche un esiguo numero di bassi elettrici solid body realizzati da altri costruttori.
Il basso elettrico rappresenta una radicale svolta nel panorama musicale, fornendo alla sezione accompagnamento dei complessi uno strumento facilmente trasportabile, amplificabile e più semplice da suonare rispetto al contrabbasso:
L'aggiunta al basso elettrico dei tasti ha permesso allo strumento di diventare molto più facile da imparare, e soprattutto più precisa la nota emessa (da qui il nome "precision").
L'uso di un pickup associato al corpo solido ha reso più efficace l'amplificazione dello strumento, che si è evoluta in seguito fino alla produzione di amplificatori capaci di erogare potenze di svariate centinaia di Watt.
Il Fender Precision Bass del 1951 fu il primo messo sul mercato con un pick-up di tipo single coil a quattro poli a singolo avvolgimento e un corpo piatto e spigoloso. Nel 1954 il corpo fu smussato ed arrotondato per migliorarne l'ergonomia. Nel 1957, il pick-up venne sostituito da uno split coil pick-up, separato in due elementi. Il battipenna subì sostanziali modifiche, come anche la paletta.
Questo modello del 1957 diventò uno standard nell'industria dei bassi elettrici, ed è ancora disponibile sul mercato. Un modello simile, ma rivisto e migliorato è il Fender Jazz Bass, che fu introdotto nel 1960.
Seguendo le orme di Leo Fender, altre industrie di strumenti musicali, quali Gibson, Danelectro e molte altre, iniziarono la produzione di versioni personalizzate di basso elettrico. Il contrabbasso divenne così obsoleto in molti generi musicali, lasciando spazio al più compatto basso elettrico, che permetteva al bassista una migliore agilità sul palco, e risolveva i problemi di amplificazione.

lunedì, 25 giugno 2007

Stevie Wonder


Ci sono persone che sono così sfacciatamente talentuose da farti morire d'invidia.Stevie Wonder è sicuramente una di queste, oltre che uno dei grandissimi del pop: inizia a incidere alla tenera età di 11 anni, abilissimo pianista e cantante già allora; e lo fa niente meno che per la Motown, una delle etichette più prestigiose del panorama soul e R&B americano.Eccezionale? E Stevie è cieco praticamente dalla nascita: in incubazione a causa di un parto prematuro, un'accidentale sovradosaggio di ossigeno gli toglie per sempre la vista, ma questo non intacca minimamente il suo talento e ottimismo. Anzi.A soli 15 anni è una delle punte di diamante della Motown, apprezzato in tutta la nazione e acclamato dalla critica (che ha parecchio di cui entusiasmarsi, visto che Stevie ha imparato a suonare anche la batteria e l'armonica a bocca).Prima di compiere 20 anni ha affinato le sue doti di compositore: scrive da solo quasi tutti i suoi brani e compone canzoni anche per altri artisti Motown (fra le altre, le fortunate "Tears Of A Clown" per Smokey Robinson e "It's A Shame" per i Detroit Spinners).Il 1971 è l'anno della svolta. Stevie ha sulle spalle una solida esperienza, una creatività musicale che non sembra mostrare la corda e la voglia di assumere un controllo maggiore sulla sua carriera: quando il contratto con la Motown scade, decide di prendere una pausa di riflessione. Non è sua intenzione cercare una nuova etichetta, quello che vuole è 'tirare sul prezzo', in particolare per quanto riguarda la sua libertà creativa: mentre una lunga e difficile trattativa viene portata avanti, Stevie registra due album ("Where I'm Coming From" e "Music Of My Mind") utilizzando il suo studio di registrazione privato.È una mossa azzeccata, anche perché basta un rapido ascolto per capire che Stevie sta rivoluzionando il soul/R&B: la Motown si rende conto che il suo pupillo ha le carte in regola per camminare da solo e gli concede il totale controllo artistico sui suoi dischi e maggiori royalties sulle canzoni. I due album registrati privatamente vengono pubblicati dalla Motown e, nel 1972, l'album successivo ("Talking Book") fa il botto. Grazie a singoli del calibro di "Superstition" e "You Are The Sunshine Of My Life", Stevie ottiene un successo di pubblico e critica gigantesco. L'anno dopo è la volta di "Innervisions", unanimemente considerato il suo capolavoro: è un altro passo avanti per la musica soul/R&B, perché tratta temi politici, religiosi e sociali (prima assai rari in questo genere).A questo punto la sorte gli gioca un tiro grottesco:Carolina del Nord, agosto del 1973; mentre una folla numerosa lo attende per un concerto, sulla macchina nella quale viaggia piomba un albero (!); lui rimane in coma per diverse ore e quando si riprende ha perso il senso dell'olfatto.Ce ne sarebbe per lasciarsi andare al pessimismo, ma sembra proprio che la parola non sia inclusa nel vocabolario di Stevie. Proprio ispirandosi a quell'assurdo incidente, nel 1974 realizza "Fulfillingness' First Finale" e chiude l'anno con un record invidiabile: nel biennio 1972-74 vince più Grammys di qualunque altro musicista (e in quasi tutte le categorie: Miglior Artista R&B, Migliore Canzone, Miglior Voce Maschile e Miglior Album).Gli anni successivi gli sono meno favorevoli: l'album doppio "Songs In The Key Of Life" (1976), ma soprattutto "Journey Through The Secret Life Of Plants" (1979, colonna sonora del documentario omonimo), lasciano la critica molto fredda, se non dichiaratamente dubbiosa. Nonostante ciò il successo commerciale non viene meno, grazie però più al nome di Stevie che alla qualità delle composizioni.Il 1980 è l'anno del ritorno al suo stile originale: "Hotter Than July" riceve critiche migliori e diventa il suo primo disco di platino. Il resto degli anni Ottanta è meno felice: avvicinatosi al pop, azzecca alcuni singoli di successo ("Ebony and Ivory" in coppia con Paul McCartney, "Part Time Lover"), rimane un musicista immensamente rispettato, ma non riesce a ritrovare la qualità della decade precedente.Gli anni Novanta confermano questa tendenza: è la fine di una gloriosa carriera?

George Benson


Una chitarra per tutte le stagioni.C'è poco da dire: George Benson è uno dei migliori chitarristi di sempre. Intanto ha talento da vendere, poi ha una versatilità persino sfacciata: dal pop al jazz, dallo swing all'r&b, sa dire la sua in modo autorevole abbracciando sound diversissimi tra loro. Certo, le vette assolute le tocca quando naviga in territori soul-jazz, però è un gigante anche altrove.Il suo modo di suonare ricorda quello di grandi maestri come Charlie Christian e Wes Montgomery, ma Benson ha saputo distillare il loro esempio in uno stile assolutamente originale, capace di unire perizia tecnica, suono caldo e un gusto invidiabile per la costruzione dei momenti solisti. Senza scordare lo strepitoso senso dello swing che ne fa un punto di riferimento anche per i chitarristi ritmici.Non finisce qui: quando decide di cantare sfoggia una voce che è stata avvicinata a quella di uno Stevie Wonder o di un Donny Hathaway: mica roba da poco.Non è un caso se il debutto professionale nel mondo della musica avviene come cantante: George Benson ha otto anni quando per la prima volta mette alla prova le sue corde vocali (è nato il 22 marzo del 1943, a Pittsburgh).In questi inizi di carriera non sempre il livello è alto, ma come ha detto lui "prima di ogni altra cosa ero un entertainer e in quest'ottica cantavo, ballavo e suonavo. Mentre la mia carriera progrediva ho avuto il piacere di suonare con alcuni dei peggiori jazzisti del pianeta, ma questo non ha modificato il mio desiderio di intrattenere le persone: questo è ciò che sono realmente".Dopo aver messo insieme una rock band (ha 17 anni), George Benson comincia ad appassionarsi di musica jazz, si innamora di Charlie Christian, Wes Montgomery e di Charlie Parker, infine comincia a farsi le ossa esibendosi nel gruppo jazz dell'organista Jack McDuff. È proprio quest'ultimo ad accompagnarlo quando, all'età di 21 anni, registra il suo primo disco come leader ("The New Boss Guitar", 1964).A questo punto il suo nome è una garanzia, quanto meno per quelli con le orecchie buone e infatti il talent scout John Hammond decide di prenderlo sotto la sua ala protettiva. Il risultato sono alcune incisioni datate metà degli anni Sessanta e destinate a trasformarlo una volta per tutte in uno dei chitarristi più ricercati dell'epoca: si tratta di titoli come "It's Uptown" e "The George Benson Cookbook", entrambi pubblicati nel 1966 da Columbia, entrambi con Lonnie Smith all'organo e Ronnie Cuber al sax baritono (ed entrambi ripubblicati nel 2001).Questo è un periodo d'oro per lui e non mancano collaborazioni con mostri sacri del calibro di Miles Davis (compare nel disco "Miles In The Sky", del 1967).Poi arrivano i primi cambiamenti.All'inizio è tutta una questione di case discografiche: lasciata Columbia Record, George Benson si lega prima a Verve Records poi ad A&M e CTI (ma la cosa non sarà mai esclusiva). In tutti questi casi prosegue la sua invidiabile avventura nel mondo della musica jazz.A metà degli anni Settanta arriva un nuovo cambiamento: questa volta riguarda il suo pubblico. In coincidenza con l'approdo a Warner Bros. Records, e grazie anche all'incoraggiamento di Tommy LiPuma, Benson comincia a ricorrere più spesso alle sue doti vocali e questo si rivela essere un'ottima mossa: l'album "Breezin'" (1976) ottiene un clamoroso successo di pubblico, soprattutto al di fuori di quello che l'ha seguito sino a ora. Il brano "This Masquerade", infatti, lo trasforma in una star del pop, gli consente di raggiunge la prima posizione nella classifica di Billboard e propizia la vittoria di un Grammy Award (categoria: miglior disco dell'anno, che tra l'altro diventerà il primo disco jazz a diventare di platino).Sull'onda di tutto questo la produzione di George Benson comincia a privilegiare territori musicali più vicini al pop e soprattutto all'r&b, un percorso musicale che culmina con il disco "Give Me The Night" (1980, prodotto da Quincy Jones). Tutto questo coincide anche con una progressiva riduzione dello spazio occupato dalla sua chitarra.Se però le vendite si mantengono piuttosto alte, non mancano purtroppo alcune scelte discutibili che nel corso degli anni Ottanta fanno storcere il naso ai critici e ai fan del suo talento da jazzista.Quasi a recuperare terreno da questo punto di vista, George Benson incide nel 1989 il disco "Tenderly", un'ottima raccolta di standard jazz che dimostra come siano rimaste intatte le sue doti da chitarrista. Già che c'è, ne approfitta per incidere con la band di Count Basie e per riallacciare in modo più continuativo i legami col suo antico mondo (c'è anche modo di tornare a registrare con Jack McDuff nel disco "Colour Me Blue", del 1992).Però non si tratta di un mea culpa: "Nessuno può fare la stessa cosa – dice Benson – per 30 anni di seguito. Ho sempre cercato di non pormi limiti: impari, cambi, alcune porte si sono aperte e io sono entrato".Una certa versatilità viene confermata anche con i dischi prodotti da GRP Records, etichetta che lo accoglie a partire da metà degli anni Novanta e che lo vede spesso collaborare con Tommy LiPuma. Forse i dischi più significativi di questa stagione sono "That's Right" (1997) e "Absolute Benson" (2000).Con l'arrivo del nuovo millennio l'età che avanza suggerisce un rallentamento dei ritmi, ma non pone fine alla sua produzione, tanto che nell'ottobre del 2006 ecco arrivare "Givin' It Up", disco registrato insieme al cantante Al Jarreau (altro nome di prestigio, fra i 'vecchietti' del jazz/soul). Segue persino una piccola tournée mondiale.

domenica, 24 giugno 2007

improvvisazione di jaco pastorius

improvvisazione di jaco pastorius..

Jaco Pastorius


John Francis Pastorius III (Norristown, Pennsylvania, 1 dicembre 1951 - 21 settembre 1987) conosciuto come Jaco Pastorius, è stato un notissimo bassista di musica Fusion.
Suonava generalmente un basso elettrico fretless (senza tasti). Con il suo stile particolare è riuscito a caratterizzare lo strumento come solista, e ridefinire il ruolo del basso elettrico nella musica, suonando simultaneamente melodie, accordi, armonici ed effetti percussivi.
Per numerosi bassisti (dal pop all'heavy metal) è un importante punto di riferimento.Nato a Norristown (Pennsylvania), Pastorius crebbe a Fort Lauderdale (Florida) dove si avvicinò alla musica suonando la batteria. A causa della frattura di un polso, cominciò a suonare il basso elettrico, prediligendo i generi R&B e pop e guadagnandosi la fama locale.
Dal 1976 la sua fama iniziò ad espandersi a livello internazionale con l'album Jaco Pastorius; nello stesso anno iniziò a suonare con gli Weather Report in due brani dell'album Black Market, e stabilmente dall'album Heavy Weather 1977, pubblicando poi diversi album. Nello stesso anno collaborò con Pat Metheny e Bob Moses nell'album "Bright size life".
Nel tour che segue l'uscita di Heavy Weather, in concomitanza con le prime manifestazioni dei suoi disturbi psichici, Jaco cominciò a far uso di alcolici, che fino allora aveva sempre ripudiato a causa dell'alcolismo di suo padre.
L'anno successivo sempre con i Weather Report suonò in "Mr. Gone" (1978), poi nel live "8:30" (1979) e in "Night Passage" (1980).
A causa della crescente tensione con Joe Zawinul, Jaco lasciò i Weather e iniziò una carriera da solista, pubblicando Word of mouth (album di composizioni orchestrali tra le quali "Three views of a secret"). Suonò in vari album di Joni Mitchell "Mingus", "Hejira" e "Shadows and lights" con Pat Metheny, Michael Brecker e Don Alias.
Le dipendenze da alcolici e droghe accentuarono il suo squilibrio mentale (disturbo bipolare); le sue relazioni con i manager dell'industria discografica e i gestori dei locali peggiorarono al punto da non trovare nessuno disposto ad ingaggiarlo per un concerto.
Jaco trovò la morte il 21 settembre 1987, in seguito ad un brutale pestaggio da parte di un buttafuori di un locale di Fort Lauderdale. Giorni prima, era il 12 settembre, Jaco, ubriaco fino all'eccesso, venne cacciato da un concerto di Santana al Sunrise Music Theatre per continui fastidi ed interruzioni. Egli vagò per tutta la notte fino a trovare il "Midnight Bottle Club", locale malfamato alla periferia di Fort Lauderdale.
Nonostante gli fosse impedito di entrare, dato che l'accesso era riservato ai soci, il bassista insisteva di fronte alle negazioni del buttafuori, Luc Havan. Infine questo ultimo, esperto in arti marziali, picchiò violentemente Pastorius con diversi colpi di karate. Quando la polizia arrivò sul posto trovò il musicista steso a terra, morente con il cranio fratturato e con gravi ferite. Havan fu arrestato per omicidio di secondo grado e condannato a ventidue mesi di carcere e cinque anni di libertà vigilata. Dopo quattro mesi fu rilasciato per buona condotta. Dopo nove giorni di coma Pastorius morì ed il mondo della musica perse uno dei più talentuosi bassisti della storia della musica

sabato, 23 giugno 2007

Led Zeppelin


Geniali, innovativi, capaci di lasciare una traccia indelebile nella storia della musica: tra la fine degli anni '60 e la prima metà dei '70 i Led Zeppelin sono i principi incontrastati nella grande stagione dell'hard rock. Oltre 200 milioni di album venduti nel mondo lo confermano.Tutto comincia dalle ceneri degli Yardbirds: dopo le sfortunate parentesi con Eric Clapton e Jeff Beck, il chitarrista Jimmy Page e il manager Peter Grant si ritrovano senza una band ma con dei contratti da onorare. È così che i tentativi di costituire i New Yardbirds portano nello stesso studio di registrazione il cantante Robert Plant, il batterista John Bonham e il bassista/tastierista John Paul Jones (al secolo James Baldwin): "Ci ritrovammo a suonare in una stanza – ricorderà più tardi Page – e dopo poco ci rendemmo conto di cosa stava succedendo. Iniziammo a ridere, per la gioia o per la consapevolezza di quel che potevamo fare noi quattro insieme".Quello che possono fare insieme è subito chiaro anche al di fuori della band: hanno una presenza scenica mostruosa, un'energia incredibile e un sound che porta il rock-blues verso orizzonti musicali completamente nuovi.È per questo che negli ultimi mesi del 1968 la loro carriera parte come un razzo: a settembre suonano nelle date precedentemente fissate per gli Yardbirds; a ottobre cambiano nome e diventano Led Zeppelin; nello stesso mese investono 1.782 sterline per 30 ore di registrazione e incidono il loro album di debutto (l'omonimo "Led Zeppelin"); entro la fine dell'anno firmano con Atlantic Records, che distribuisce il disco a partire dal 1969.Il risultato di tutto ciò è un successo straordinario, che impone il nome della band all'attenzione mondiale e che trasforma le sue esibizioni dal vivo in appuntamenti da non perdere per nessuna ragione al mondo. Anche perché pochi mesi dopo il gruppo si conferma alla grande: a ottobre del 1969 esce "Led Zeppelin II", immediato successo di pubblico e critica, destinato a dominare le classifiche grazie a classici assoluti come i brani "Whole Lotta Love" e "Moby Dick".Ci sarebbe di che prendersi una pausa per darci dentro con le notti di sesso, droga e rock 'n' roll. Invece no: le nottate ci sono comunque, ed entrano nella leggenda, ma chissà come la band riesce a trovare il tempo di spingere la sua sperimentazione musicale ancora più avanti. L'anno successivo (1970) "Led Zeppelin III" inaugura un uso maggiore delle chitarre acustiche e conferma le doti compositive del gruppo grazie a lunghe suite strumentali.Nuovo anno, nuovo capolavoro: "Led Zeppelin IV" (1971) porta ancora più avanti la musica del quartetto, che alterna il rock di "Black Dog" al folk di "The Battle Of Evermore", ma che soprattutto confeziona la straordinaria "Stairway To Heaven".Il 1972 è in gran parte dedicato a un mastodontico tour mondiale, che consacra la fama della band e che fa rimpiangere la disgraziata avventura italiana dell'anno precedente, dopo la quale Robert Plant aveva dichiarato "non verremo mai più a suonare in Italia".Era infatti successo che l'organizzazione del Cantagiro aveva fatto casino, sottovalutando la portata di un concerto dei Led Zeppelin e gestendo la loro esibizione milanese con troppa leggerezza (la scaletta, ad esempio, prevedeva che si esibissero prima di Al Bano e questo già la dice lunga). Insomma, il giorno del concerto la ressa è pazzesca e la polizia carica coi lacrimogeni la folla radunatasi fuori dal velodromo Vigorelli. Risultato: la band annuncia l'intenzione di non tornare più in Italia (promessa purtroppo mantenuta).Sia come sia, dopo la tournée mondiale i Led Zeppelin entrano in studio per lavorare all'album #5: "Houses Of The Holy" esce nella primavera del 1973 e sperimenta uno sguardo musicale in direzione di funk e reggae, ma anche un uso più esteso delle tastiere e del mellotron (ad esempio nel brano "The Rain Song").Il tour successivo è un nuovo trionfo, destinato nella sua fase statunitense ad abbattere ogni precedente record. Una data in particolare entrerà nella storia: il concerto al Madison Square Garden, che viene registrato e filmato e che nel 1976 diventa sia un doppio album live sia una delle più celebri pellicole rock (entrambi intitolati "The Song Remains The Same").Nel 1974 arriva finalmente una pausa meritata, ma se i Led Zeppelin non si esibiscono dal vivo né pubblicano nuovo materiale, trovano comunque il tempo di fondare la loro etichetta discografica (Swan Song). Sarà lei a pubblicare tutti i successivi album della band a partire da "Physical Graffiti", un doppio disco uscito all'inizio del 1975 e subito premiato con un successo impressionante (il brano "Kashmir" diventa la bandiera della nuova fase dei Led Zeppelin, fondendo rock, blues e musica tradizionale asiatica).Sull'onda dell'entusiasmo vengono poste le basi per una nuova tournée, ma il destino costringe il gruppo su binari differenti: Robert Plant e sua moglie rimangono infatti vittima di un serio incidente automobilistico mentre sono in vacanza in Grecia. Il tour viene annullato, Plant trascorre il resto dell'anno in riabilitazione e qualcuno comincia a sollevare l'ipotesi che la disavventura sia stata causata da energie negative evocate nel corso di riti satanici praticati dalla band. Come mai questa ipotesi? Per 3 ragioni. Primo: perché va di moda accusare il rock di satanismo. Secondo: qualche anno prima Jimmy Page si era molto interessato alla figura di Aleister Crowley, sacerdote di Satana che ispirò anche i Black Sabbath e i Rolling Stones. Terzo: qualcuno sosteneva da tempo che ascoltando al contrario "Stairway To Heaven" potevi sentire un inno al demonio cantato da Plant.Ipotesi strampalate a parte, nel 1976 i Led Zeppelin tornano con un nuovo album ("Presence") e col già ricordato doppio live "The Song Remains The Same". Una nuova disgrazia è però all'orizzonte: nella primavera del 1977, durante la tournée statunitense, il figlio di 6 anni di Robert Plant muore in seguito a un'infezione allo stomaco.L'immediata cancellazione del tour e le bocche cucite sulla sua eventuale ripresa alimentano i primi pettegolezzi sul futuro della band, soprattutto perché Plant va in crisi e si isola dal resto del mondo fino a buona parte del 1978.Invece, nella tarda estate di quell'anno i Led Zeppelin tornano in studio di registrazione, nel 1979 si imbarcano in un breve tour europeo e subito dopo pubblicano "In Through The Out Door" (album che testimonia l'allontanamento dalle radici blues e l'avvicinamento al progressive). Il nuovo lavoro debutta direttamente in vetta alle classifiche di Inghilterra e Stati Uniti, ma mentre fervono i preparativi per il nuovo, attesissimo tour statunitense, un'ultima tragedia si abbatte sulle sorti della band: il 25 settembre 1980 John Bonham viene trovato morto nel suo letto. A ucciderlo è stato un cocktail di alcol e barbiturici. Bonham è insostituibile, la sua morte scioccante: a dicembre del 1980 i Led Zeppelin annunciano il loro scioglimento.Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones si dedicano a carriere soliste, ritornando insieme nel corso di eventi eccezionali come il Live Aid del 1985 (con Phil Collins alla batteria) e il concerto celebrativo di Atlantic Records nel 1988 (con Jason Bonham, figlio di John, alla batteria).Naturalmente, rimane lo spazio per le raccolte, come "Led Zeppelin" (1990, 4 CD, record assoluto di vendite per un box set), "The Complete Studio Recordings" (1993, 10 CD), "The BBC Sessions" (1997, 2 CD con esecuzioni live del periodo 1969-1971).In mezzo a tutto questo c'è anche lo spazio per una nuova collaborazione fra Jimmy Page e Robert Plant, che dà origine a nuove tournée e a due album: "No Quarter" (1994) e "Walking Into Clarksdale" (1998).