sabato, 30 giugno 2007
Cliff Williams
Cliff Williams (Romford, Essex, 14 dicembre 1949) è un musicista inglese, noto soprattutto per essere il bassista degli AC/DC dal 1978.
Cliff si trasferì a Liverpool all'età di nove anni e lì trascorse l'adolescenza. Il suo primo lavoro fu operaio in una fabbrica.
Alla fine degli anni '60 diede le dimissioni per tentare la fortuna come musicista professionista. Insieme al cantante Mick Stubbs, il chitarrista Laurie Wisefield, il tastierista Clive John, il batterista Mick Cook e lui al basso, formarono gli Home
Nel 1970 il sound del gruppo, a metà fra un hard e un soft rock, valse un contratto con la Epic.Nel novembre 1971 gli Home fecero da gruppo spalla ai Led Zeppelin.
Nel 1974, a seguito dello scioglimento degli Home, Cliff Williams tornò in Gran Bretagna per formare un nuovo gruppo, i Bandit, ma nell'estate del 1978 Wiliams lasciò per unirsi agli AC/DC, prendendo il posto di Mark Evans.
Cliff si trasferì a Liverpool all'età di nove anni e lì trascorse l'adolescenza. Il suo primo lavoro fu operaio in una fabbrica.
Alla fine degli anni '60 diede le dimissioni per tentare la fortuna come musicista professionista. Insieme al cantante Mick Stubbs, il chitarrista Laurie Wisefield, il tastierista Clive John, il batterista Mick Cook e lui al basso, formarono gli Home
Nel 1970 il sound del gruppo, a metà fra un hard e un soft rock, valse un contratto con la Epic.Nel novembre 1971 gli Home fecero da gruppo spalla ai Led Zeppelin.
Nel 1974, a seguito dello scioglimento degli Home, Cliff Williams tornò in Gran Bretagna per formare un nuovo gruppo, i Bandit, ma nell'estate del 1978 Wiliams lasciò per unirsi agli AC/DC, prendendo il posto di Mark Evans.
Mark Evans
Mark Whitmore Evans (Melbourne, 2 Marzo 1956), è un bassista rock australiano.
Dal 1975 al 1977 fece parte del gruppo hard rock AC/DC come bassista e back vocals in pianta stabile. Partecipa alle registrazioni ed ai rispettivi tour degli album T.N.T., High Voltage, Dirty Deeds Done Dirt Cheap e Let There Be Rock. Nonostante il grande successo che stava ottenendo la band, Evans lascia nel 1977 e viene sostituito da Cliff Williams (costui è ancora l'attuale bassista) per l'album Powerage. Dal 1978 Evans suonerà in svariate band (tra le quali Finch, Heaven e Contraband). Resta comunque notevole l'apporto artistico di questo bassista nei primi album degli AC/DC, nei quali sono contenuti capolavori come Let There Be Rock, Problem Child, Whole Lotta Rosie, High Voltage, T.N.T., The Jack e molti altri brani di fama mondiale.
Dal 1975 al 1977 fece parte del gruppo hard rock AC/DC come bassista e back vocals in pianta stabile. Partecipa alle registrazioni ed ai rispettivi tour degli album T.N.T., High Voltage, Dirty Deeds Done Dirt Cheap e Let There Be Rock. Nonostante il grande successo che stava ottenendo la band, Evans lascia nel 1977 e viene sostituito da Cliff Williams (costui è ancora l'attuale bassista) per l'album Powerage. Dal 1978 Evans suonerà in svariate band (tra le quali Finch, Heaven e Contraband). Resta comunque notevole l'apporto artistico di questo bassista nei primi album degli AC/DC, nei quali sono contenuti capolavori come Let There Be Rock, Problem Child, Whole Lotta Rosie, High Voltage, T.N.T., The Jack e molti altri brani di fama mondiale.
venerdì, 29 giugno 2007
Sting
Nato a Newcastle, città inglese nota per i cantieri navali e per le antiche mura romane, questo ex insegnante, allenatore di calcio e operaio di lavori stradali, ha fatto della sua arte una ricerca perpetua. Sono i Police a permettergli di affermarsi in tutto il mondo come compositore, autore e cantante: con “Outlandos D’Amour”, “Regatta De Blanc”, “Zenyatta Mondatta”, “Ghost in the Machine”, “Synchronicity” e una serie di raccolte e album dal vivo, il trio capeggiato da Sting si pone all’avanguardia della musica contemporanea negli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta.Proseguendo poi da solista, proprio quando i Police erano all’apice della loro carriera, Sting non ha mai smesso di correre azzardi. “The Dream of the Blue Turtles” , “Bring on the Night”, “Nothing like the sun”, “The soul cages”, “Ten Summoner’s tales”, “Mercury Falling” e “Brand New Day” costituiscono una straordinaria sintesi di espressione personale e comunicazione universale. Spesso nelle cronache per il suo impegno nel campo dei diritti umani, Sting considera il suo attivismo una naturale conseguenza del fatto di essere un cittadino del Pianeta Terra. È tuttora impegnato a sostenere le cause dell’ambientalismo (con la moglie Trudie Styler ha fondato la Rainforest Foundation), di Amnesty International e dei diritti umani in ogni ambito. A suo avviso la sfera personale e quella politica sono tutt’uno; l’arte e l’azione diventano inestricabili. Infine, da buon comunicatore totale, oltre ai suoni Sting esplora le immagini; ha avuto ruoli in diversi film, tra cui “Quadrophenia”, “Stormy Monday”. “Dunes” e “Lock, Stock and two Smocking Barrels” (diretto da Guy Ritchie, marito di Madonna), comparendo anche a Broadway nell’ “Opera da tre soldi”. A proposito della sua inesauribile energia, Sting ha sagacemente commentato: “Nessuno è ancora mai riuscito a impormi un limite. Ci hanno provato, ma sono sempre stato capace di divincolarmi ed evitarlo, e continuo a farlo”.Eppure lungo tutto il percorso di ricerca una stella polare è sempre rimasta fissa: la musica. Eletto recentemente alla National Academy of Popular Music’s Songwriter Hall of Fame, Sting viene sempre più identificato con un approccio alla musica che non conosce frontiere, limiti o distinzioni di genere. Orgoglioso di poter annoverare tra i suoi collaboratori Branford Marsalis, Stevie Wonder, James Taylor, olter a Miles Davis, l’arrangiatore Gil Evans e il cantante algerino Cheb Mami, Sting è riuscito a dare corpo a un mondo musicale che, al pari del suo autore e creatore, resiste a ogni semplicistica definizione.Nel 1999 pubblica “Brand New Day”, che si aggiudica tre dischi di platino negli Stati Uniti, due premi Grammy come Miglior Album Pop e Miglior Interpretazione Vocale Pop Maschile e si avvicina alle 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Il successo dell’album lo porta a esibirsi al leggendario Superbowl, l’appuntamento immancabile degli americani con la partita ‘di coppa’ del football e gli viene dedicata una stella nella celebre Walk of Fame a Hollywood. Come se non bastasse, viene nominato agli Oscar per la miglior canzone originale grazie a “My Funny Friend And Me” tratto da “Le Follie Dell’Imperatore”, il film Disney che ha sbancato al botteghino. Nell’estate 2001 approda in Europa per un tour che riscuote grande successo. L’11 settembre 2001, il giorno dei tragici eventi terroristici che colpiscono gli Stati Uniti, Sting è nella sua casa nel Chianti toscano per una performance live davanti a una fitta schiera di addetti ai lavori e amici intimi, da cui scaturisce l’album live “All this Time”, pubblicato nel novembre dello stesso anno.Dopo 4 anni dall’ultimo lavoro in studio Sting torna con “Sacred Love”, un disco studiato fin nei dettagli del packaging per risultare diverso dalla sua precedente produzione e per lasciare una traccia indelebile nella sua discografia. In queso nuovo lavoro, anticipato dal singolo "Send Your Love", Sting si riavvicina alle atmosfere R&B dopo la performance con Mary J. Blige per "If You Love Somebody Set Them Free" in occasione dei VH1 Awards, i premi della musica assegnati dalla tv americana VH1. "Whenever I Say Your Name" è il frutto della collaborazione con la regina dell’R&B a distanza di due anni da quell’evento. Insomma, superata la soglia dei 50 anni e con ben 6 album solisti alle spalle Sting esce nuovamente allo scoperto per una nuova virata della sua carriera.
Janis Joplin

La prima autentica femminista nella storia del rock. E con un'ugola da brivido.Janis Joplin, voce rauco-blues-miagolante e supersexy, rimarrà per sempre nella colonna sonora ideale dei Sixties: emotiva ed energica al tempo stesso. La sua parabola musicale e personale la colloca tra gli eroi maledetti della grande stagione del Rock'n'Roll.La carriera solista, breve (negli anni) ma fulminante (nelle vendite), incomincia sul finire del decennio '60, quando la cantante lascerà la band dei Big Brother, inaugurando una serie di performance che passeranno alla storia. Il più grande merito di Janis Joplin è comunque di natura "sociologica":
è Janis che ribattezza il ruolo della donna nella cultura rock
è Janis che inaugura l'immagine della cantantessa sexy e sfrontata su e giù dal palco
ed è proprio Janis che inventa quell'incredibile stile vocale rauco & elettrico, clonato milioni di volte nei decenni seguenti: da Melissa Etheridge ad Alanis Morissette, da (perché no?) Steven Tyler ad Axl RoseMa dove affonda le radici Janis Joplin? A Port Arthur, la piccola cittadina texana dove nasce (19 gennaio 1943), cresce e dove sviluppa l'insofferenza verso ogni ambiente conservatore che sarà il suo eterno marchio di fabbrica. La musica è una via di fuga per la cantante: fin da ragazza inizia a strimpellare blues e folk per fuggire lontano da questo ambiente che le trasmette solo oppressione e contraddizione. Non è certamente una novità per gli Anni '60, se ne incontravano tante di persone così: infatti nel cammino di Janis ci imbattiamo anche in un certo Jorma Kaukonen, che più avanti diventerà chitarrista dei Jefferson Airplane. E Lady Janis sarà sempre una ragazza problematica: bruttina e sgraziata, si porterà dietro questo complesso di inferiorità che, a contatto con lo scintillio dello showbiz, sarà una delle cause della sua discesa autodistruttiva verso gli inferi.Alcune registrazioni del periodo degli esordi (inedite fino alla morte della nostra) documentano il debito di Janis nei confronti della grande Bessie Smith, ma dimostrano anche che la cantantessa aveva già le carte in regola per vantare uno stile personale ben prima del sodalizio col gruppo che poi la lancerà nel firmamento rock, Big Brother & the Holding Company.Attirata dal richiamo della hippy revolution, nel 1966 Janis si trasferisce a San Francisco (c'era già stata prima, ma di passaggio) ed entra nella band (dal sound molto psichedelico, in linea con la Città dei Fiori). La sua voce è qualcosa di veramente eccessivo e i primi mesi sono sufficienti a regalarle il passaporto per la notorietà planetaria. Anche a dispetto dei musicisti e del materiale: tutti e due non sempre su livelli ottimali.Big Brother non è granché come band, tuttavia quella miscela di blues e psichedelia aiuterà Janis (non sempre lead-singer nei brani del gruppo) ad affinare lo stile solista che nascerà poco dopo: e sarà proprio lei a regalare al combo l'unico briciolo di celebrità. L'anno è il 1967, la canzone è "Ball and Chain" (forse la migliore performance di Janis, catturata su film) e la cornice è lo storico Festival di Monterey, in pieno clima Flower Power.Dopo il debutto su etichetta Mainstream, i Big Brother si legano al manager Albert Grossman e migrano alla Columbia. Janis esce dal gruppo immediatamente dopo la pubblicazione del secondo album, "Cheap Thrills" (che comunque si piazza al top delle chart nel 1968), per inseguire golosi presagi di gloria.L'inizio dell'attività da solista avviene con "I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!", registrato assieme alla Kozmic Blues Band, un ensemble che comprende persino una sezione fiati e dove suona un trasfuga dei Big Brother (il chitarrista Sam Andrew). Pur essendo un hit, "Kozmic Blues" non è la miglior prova della nostra: la Kozmic Blues Band suona sicuramente più pulita del vecchio gruppo, ma certe vibrazioni soul-rock e quell'atteggiamento un po' distaccato danno un'impressione di generale forzatura. Questo non impedisce alla nostra di incidere hit assolute: per esempio "Try (Just a Little Bit Harder)" e "Little Girl Blue", in cui la sua voce tocca corde inarrivabili di strazio e commozione.Dopo il debut-album, la carriera di Janis Joplin diventa un'amara altalena fra droghe, alcolismo e amori sbagliati che riempiranno le biografie dei successivi decenni. Strano, perché musicalmente le cose cominciano ad andare bene proprio poco prima della morte: finalmente Janis trova una band di supporto più versatile, la Full Tilt Boogie Band, e ci fa l'ultimo disco: "Pearl", mirabilmente prodotto da Paul Rothschild, che aveva creato l'onirico e veemente suono dei Doors. L'album non convince appieno la critica: forse pecca in abrasività, tuttavia "Pearl" è la prova lampante della maturità raggiunta da Janis Joplin nell'ultimo periodo. Gli stili, una volta molteplici e sparsi, formano ora una miscela unica che è blues, è soul, è folk, è rock e non è nessuna delle suddette cose. È solo il Janis sound: e solo se ascoltiamo "Mercedes Benz", "Get It While You Can", e la versione di "Me and Bobby McGee" (hit presa da Kris Kristofferson, che le regalò il numero 1 postumo nelle chart) possiamo capire davvero quale fenomeno di sensualità musicale sia la Signora Janis Joplin.Janis Joplin viene trovata morta per un'overdose di eroina nella stanza di un albergo a Hollywood il 4 ottobre 1970: pochi giorni dopo uscirà "Pearl".La perla entra in circolazione, ma il gioiello... quello non c'è più.
è Janis che ribattezza il ruolo della donna nella cultura rock
è Janis che inaugura l'immagine della cantantessa sexy e sfrontata su e giù dal palco
ed è proprio Janis che inventa quell'incredibile stile vocale rauco & elettrico, clonato milioni di volte nei decenni seguenti: da Melissa Etheridge ad Alanis Morissette, da (perché no?) Steven Tyler ad Axl RoseMa dove affonda le radici Janis Joplin? A Port Arthur, la piccola cittadina texana dove nasce (19 gennaio 1943), cresce e dove sviluppa l'insofferenza verso ogni ambiente conservatore che sarà il suo eterno marchio di fabbrica. La musica è una via di fuga per la cantante: fin da ragazza inizia a strimpellare blues e folk per fuggire lontano da questo ambiente che le trasmette solo oppressione e contraddizione. Non è certamente una novità per gli Anni '60, se ne incontravano tante di persone così: infatti nel cammino di Janis ci imbattiamo anche in un certo Jorma Kaukonen, che più avanti diventerà chitarrista dei Jefferson Airplane. E Lady Janis sarà sempre una ragazza problematica: bruttina e sgraziata, si porterà dietro questo complesso di inferiorità che, a contatto con lo scintillio dello showbiz, sarà una delle cause della sua discesa autodistruttiva verso gli inferi.Alcune registrazioni del periodo degli esordi (inedite fino alla morte della nostra) documentano il debito di Janis nei confronti della grande Bessie Smith, ma dimostrano anche che la cantantessa aveva già le carte in regola per vantare uno stile personale ben prima del sodalizio col gruppo che poi la lancerà nel firmamento rock, Big Brother & the Holding Company.Attirata dal richiamo della hippy revolution, nel 1966 Janis si trasferisce a San Francisco (c'era già stata prima, ma di passaggio) ed entra nella band (dal sound molto psichedelico, in linea con la Città dei Fiori). La sua voce è qualcosa di veramente eccessivo e i primi mesi sono sufficienti a regalarle il passaporto per la notorietà planetaria. Anche a dispetto dei musicisti e del materiale: tutti e due non sempre su livelli ottimali.Big Brother non è granché come band, tuttavia quella miscela di blues e psichedelia aiuterà Janis (non sempre lead-singer nei brani del gruppo) ad affinare lo stile solista che nascerà poco dopo: e sarà proprio lei a regalare al combo l'unico briciolo di celebrità. L'anno è il 1967, la canzone è "Ball and Chain" (forse la migliore performance di Janis, catturata su film) e la cornice è lo storico Festival di Monterey, in pieno clima Flower Power.Dopo il debutto su etichetta Mainstream, i Big Brother si legano al manager Albert Grossman e migrano alla Columbia. Janis esce dal gruppo immediatamente dopo la pubblicazione del secondo album, "Cheap Thrills" (che comunque si piazza al top delle chart nel 1968), per inseguire golosi presagi di gloria.L'inizio dell'attività da solista avviene con "I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!", registrato assieme alla Kozmic Blues Band, un ensemble che comprende persino una sezione fiati e dove suona un trasfuga dei Big Brother (il chitarrista Sam Andrew). Pur essendo un hit, "Kozmic Blues" non è la miglior prova della nostra: la Kozmic Blues Band suona sicuramente più pulita del vecchio gruppo, ma certe vibrazioni soul-rock e quell'atteggiamento un po' distaccato danno un'impressione di generale forzatura. Questo non impedisce alla nostra di incidere hit assolute: per esempio "Try (Just a Little Bit Harder)" e "Little Girl Blue", in cui la sua voce tocca corde inarrivabili di strazio e commozione.Dopo il debut-album, la carriera di Janis Joplin diventa un'amara altalena fra droghe, alcolismo e amori sbagliati che riempiranno le biografie dei successivi decenni. Strano, perché musicalmente le cose cominciano ad andare bene proprio poco prima della morte: finalmente Janis trova una band di supporto più versatile, la Full Tilt Boogie Band, e ci fa l'ultimo disco: "Pearl", mirabilmente prodotto da Paul Rothschild, che aveva creato l'onirico e veemente suono dei Doors. L'album non convince appieno la critica: forse pecca in abrasività, tuttavia "Pearl" è la prova lampante della maturità raggiunta da Janis Joplin nell'ultimo periodo. Gli stili, una volta molteplici e sparsi, formano ora una miscela unica che è blues, è soul, è folk, è rock e non è nessuna delle suddette cose. È solo il Janis sound: e solo se ascoltiamo "Mercedes Benz", "Get It While You Can", e la versione di "Me and Bobby McGee" (hit presa da Kris Kristofferson, che le regalò il numero 1 postumo nelle chart) possiamo capire davvero quale fenomeno di sensualità musicale sia la Signora Janis Joplin.Janis Joplin viene trovata morta per un'overdose di eroina nella stanza di un albergo a Hollywood il 4 ottobre 1970: pochi giorni dopo uscirà "Pearl".La perla entra in circolazione, ma il gioiello... quello non c'è più.
John Paul Jones
John Paul Jones (vero nome John Baldwin, nato il 3 gennaio 1946 a Sidcup, Londra) è un musicista e compositore rock britannico, noto soprattutto come bassista, tastierista e co-autore dello storico gruppo hard rock dei Led Zeppelin. È ancora attivo nella scena musicale; fra i suoi lavori più recenti si possono citare la collaborazione con Diamanda Galas e la partecipazione come orchestratore d'archi nell'album Automatic for the People dei R.E.M..
Una sua famosa dichiarazione di come è entrato a far parte dei Led Zeppelin è la seguente: "Stavo vagando da un paio di giorni assonnato per casa, dopo diverse collaborazioni non avevo nulla da fare; fino a che mia moglie mi ha detto: "La smetti di trascinarti per casa, esci di qui, fai qualcosa cercati una band!"Avevo appena saputo che un muscista con cui avevo precedentmente collaborato, Jimmy Page, cercava un bassista..."
Una sua famosa dichiarazione di come è entrato a far parte dei Led Zeppelin è la seguente: "Stavo vagando da un paio di giorni assonnato per casa, dopo diverse collaborazioni non avevo nulla da fare; fino a che mia moglie mi ha detto: "La smetti di trascinarti per casa, esci di qui, fai qualcosa cercati una band!"Avevo appena saputo che un muscista con cui avevo precedentmente collaborato, Jimmy Page, cercava un bassista..."
Jim Morrison

James Douglas Morrison, meglio noto come Jim Morrison (Melbourne, Florida, 8 dicembre 1943 - Parigi, Francia, 3 luglio 1971) è stato cantante e leader del celebre gruppo rock statunitense The Doors, poeta e scrittore. "Poeta del sesso e della morte", viene ricordato come una delle figure più carismatiche della musica pop e rock di tutti i tempi. Le sue opere e la sua vita sono state oggetto di un'ammirazione quasi religiosa da parte di numerosissimi fan in tutto il mondo.
Jim Morrison nacque l'8 dicembre 1943 a Melbourne in Florida, figlio dell'ammiraglio George Stephen Morrison e di Clara Clark, il primo in servizio presso la Marina degli Stati Uniti e la madre casalinga.
Essendo nato in una famiglia militare dovette trasferirsi diverse volte per tutti gli Stati Uniti. Nell'infanzia di Morrison c'è il continuo conflitto con l'autorità della madre, unico punto ed icona nella famiglia per via della mancanza del padre.
A scuola Morrison era tra i ragazzi più colti ma gli piaceva dare spettacolo (note a tutti gli studenti delle sue accademie il suo "fingersi morto" per le scale e dare fastidio in classe), era un acuto lettore e ascoltatore, si avvicinò molto alla cultura beatnik nella sua permanenza a San Francisco (California). La sua infanzia fu molto tormentata, i vari problemi familiari per la mancaza del padre si aggravarono quando (secondo una confessione fatta ad un amico) fu stuprato dal padre stesso, e nel tentativo di dirlo alla madre gli fu dato del bugiardo.
L'incontro fra Morrison e il sesso nell'età adolescenzale fu molto psicolabile, si divertiva a tagliuzzare pagine di fumetti e mettere i personaggi in posizioni osé. Morrison nell'età adolescenziale ebbe anche una ragazza, Tandy Martin, il rapporto con lei fu spesso sconvolgente e frustante: Jim la tormentava dandole fastidio e facendola assistere alle sue sbornie notturne. Prima di partire per San Diego Jim la tormentò per l'ultima volta sotto al finestra di casa sua per poi scomparire nella notte.
Per molti anni Morrison visse dai nonni (lontano dalla famiglia che si era trasferita a Phoenix), frequentando la Florida States University, cercò di ridurre al minimo le sue sbandate notturne per non dare fastidio ai suoi nonni (bigotti e conservatori). Però a Jim la Florida stava stretta, negli U.S.A. erano momenti difficili, la morte di Kennedy e il movimento musicale gridavano un aria di libertà per tutti i giovani e Jim non poteva essere da meno. In quel periodo Jim era appassionato da ogni genere di film cosi decise di traferirsi in California all'UCLA (University of California, Los Angeles), ma quando chiese i soldi alla famiglia, gli fu rifiutato ogni credito e così Morrison si ritrovò senza soldi e un sogno. Decise d'iscrivesi lo stesso all'università, affittò un appartamento a Los Angeles (di cui diede informazioni false alla famiglia, con cui aveva ormai rotto ogni rapporto, facendogli pagare un affitto maggiore per spendere i soldi in libri).
In California Morrison conobbe l'amore della sua vita Pamela Courson (con cui ebbe un rapporto molto tormentato) e Ray Manzarek con cui fondò i "Doors".
Jim Morrison nacque l'8 dicembre 1943 a Melbourne in Florida, figlio dell'ammiraglio George Stephen Morrison e di Clara Clark, il primo in servizio presso la Marina degli Stati Uniti e la madre casalinga.
Essendo nato in una famiglia militare dovette trasferirsi diverse volte per tutti gli Stati Uniti. Nell'infanzia di Morrison c'è il continuo conflitto con l'autorità della madre, unico punto ed icona nella famiglia per via della mancanza del padre.
A scuola Morrison era tra i ragazzi più colti ma gli piaceva dare spettacolo (note a tutti gli studenti delle sue accademie il suo "fingersi morto" per le scale e dare fastidio in classe), era un acuto lettore e ascoltatore, si avvicinò molto alla cultura beatnik nella sua permanenza a San Francisco (California). La sua infanzia fu molto tormentata, i vari problemi familiari per la mancaza del padre si aggravarono quando (secondo una confessione fatta ad un amico) fu stuprato dal padre stesso, e nel tentativo di dirlo alla madre gli fu dato del bugiardo.
L'incontro fra Morrison e il sesso nell'età adolescenzale fu molto psicolabile, si divertiva a tagliuzzare pagine di fumetti e mettere i personaggi in posizioni osé. Morrison nell'età adolescenziale ebbe anche una ragazza, Tandy Martin, il rapporto con lei fu spesso sconvolgente e frustante: Jim la tormentava dandole fastidio e facendola assistere alle sue sbornie notturne. Prima di partire per San Diego Jim la tormentò per l'ultima volta sotto al finestra di casa sua per poi scomparire nella notte.
Per molti anni Morrison visse dai nonni (lontano dalla famiglia che si era trasferita a Phoenix), frequentando la Florida States University, cercò di ridurre al minimo le sue sbandate notturne per non dare fastidio ai suoi nonni (bigotti e conservatori). Però a Jim la Florida stava stretta, negli U.S.A. erano momenti difficili, la morte di Kennedy e il movimento musicale gridavano un aria di libertà per tutti i giovani e Jim non poteva essere da meno. In quel periodo Jim era appassionato da ogni genere di film cosi decise di traferirsi in California all'UCLA (University of California, Los Angeles), ma quando chiese i soldi alla famiglia, gli fu rifiutato ogni credito e così Morrison si ritrovò senza soldi e un sogno. Decise d'iscrivesi lo stesso all'università, affittò un appartamento a Los Angeles (di cui diede informazioni false alla famiglia, con cui aveva ormai rotto ogni rapporto, facendogli pagare un affitto maggiore per spendere i soldi in libri).
In California Morrison conobbe l'amore della sua vita Pamela Courson (con cui ebbe un rapporto molto tormentato) e Ray Manzarek con cui fondò i "Doors".
Con i Doors
Studente di Cinema alla Ucla di Los Angeles, condusse una vita in stile bohémienne nelle vicinanze di Venice Beach. Un incontro casuale con il compagno di università Ray Manzarek portò alla formazione dei Doors, in cui confluirono poi anche il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore. Il nome The Doors (Le Porte) deriva da un libro di Aldous Huxley, Le porte della percezione, a sua volta preso da un verso di una poesia di William Blake. Una porta è un passaggio tra due mondi, non si sa cosa si incontrerà nell'altro mondo finché non si oltrepassa quel passaggio, come diceva lo stesso Morrison: "Ci sono il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono le porte".
Con i Doors il successo arrivò dopo l'uscita del primo omonimo album; la loro musica era un blues-rock psichedelico assolutamente originale, con le tastiere di Manzarek che davano l'impronta al sound con lisergici motivetti vaudeville, boogie woogie e jazz; con la chitarra-flamenco di Krieger (ora gitana, ora hawaiana) che duettava con le tastiere e creava l'atmosfera giusta su cui poteva incedere la voce (angelica a volte, demoniaca altre) di Morrison... il tutto veniva poi condito da una teatralità da tragedia greca che faceva dei concerti dei Doors un'evento da seguire come se si fosse alla presenza del dio Dioniso (Morrison) impegnato ad istruire le folle.
Tra i vari soprannomi di Jim Morrison si possono ricordare Mr. Mojo Risin (un anagramma del suo nome), il Re Lucertola (da un verso del suo poema epico Celebrazione della lucertola, parte del quale appare nell'album del 1968 Waiting for the Sun), e Jimbo.
Nel 1970 Morrison partecipò ad una cerimonia in stile Wicca, simile ad un matrimonio, con la giornalista/scrittrice Patricia Kennealy, ma egli non considerò la cerimonia molto seriamente, così come racconta in un'intervista nel libro Rock Wives della Kennealy. La relazione infatti non durò molto. La relazione più seria e duratura fu quella con Pamela Courson (22 dicembre 1946- 25 Aprile 1974), da Jim Morrison definita "compagna cosmica", che incontrò per la prima volta a Los Angeles nel 1965 e che morì per overdose tre anni dopo il compagno.
Negli anni di ascesa al successo dei Doors con l'album omonimo e il singolo di maggior successo Light My Fire, lo stile di vita "sesso, droga e rock and roll" di Jim era sempre più intenso; egli divenne così un accanito alcolista e la band ne risentì.
Nel 1969 durante un concerto a Miami, sotto l'effetto di stupefacenti, fu accusato di atti osceni, di aver mostrato i genitali al pubblico, ma di questo ancora non esistono prove certe, essendosi lui sempre proclamato innocente, e non essendoci testimonianze chiare neanche da parte dei suoi stessi compagni di band, a pochi metri da lui, e simulato una fellatio a Krieger mentre suonava: per questo fu poi condannato dopo il processo,
La vita di Morrison può essere presentata con una frase di William Blake: "La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza". Già prima della formazione dei Doors faceva uso di droghe allucinogene e beveva alcool in quantità industriali, a volte presentandosi alle registrazioni ubriaco (lo si sente singhiozzare nella canzone Five to One). Spesso indulgeva in una condotta sessuale eccessiva, fatta di sesso con partner sempre diverse o di vere e proprie orge, anche se rimase sempre accanto alla sua musa ispiratrice e compagna di vita Pamela. Troppe volte si è voluta attribuire a Morrison solo quella parte "maledetta" di sè, fatta di eccessi che ben si prestano al successo editoriale e cinematografico; in realtà egli era anche ( e soprattutto...) un uomo colto e sensibile, addirittura timido con le donne tanto da dichiarare che la cosa che preferiva fare con una ragazza era parlarci.
Jim Morrison è stato infine un vero poeta; un poeta che voleva cambiare il mondo, ma che dal mondo fu condannato e poi giustiziato sul patibolo della realta', ergendosi così allo status immortale di Mito..
Con i Doors il successo arrivò dopo l'uscita del primo omonimo album; la loro musica era un blues-rock psichedelico assolutamente originale, con le tastiere di Manzarek che davano l'impronta al sound con lisergici motivetti vaudeville, boogie woogie e jazz; con la chitarra-flamenco di Krieger (ora gitana, ora hawaiana) che duettava con le tastiere e creava l'atmosfera giusta su cui poteva incedere la voce (angelica a volte, demoniaca altre) di Morrison... il tutto veniva poi condito da una teatralità da tragedia greca che faceva dei concerti dei Doors un'evento da seguire come se si fosse alla presenza del dio Dioniso (Morrison) impegnato ad istruire le folle.
Tra i vari soprannomi di Jim Morrison si possono ricordare Mr. Mojo Risin (un anagramma del suo nome), il Re Lucertola (da un verso del suo poema epico Celebrazione della lucertola, parte del quale appare nell'album del 1968 Waiting for the Sun), e Jimbo.
Nel 1970 Morrison partecipò ad una cerimonia in stile Wicca, simile ad un matrimonio, con la giornalista/scrittrice Patricia Kennealy, ma egli non considerò la cerimonia molto seriamente, così come racconta in un'intervista nel libro Rock Wives della Kennealy. La relazione infatti non durò molto. La relazione più seria e duratura fu quella con Pamela Courson (22 dicembre 1946- 25 Aprile 1974), da Jim Morrison definita "compagna cosmica", che incontrò per la prima volta a Los Angeles nel 1965 e che morì per overdose tre anni dopo il compagno.
Negli anni di ascesa al successo dei Doors con l'album omonimo e il singolo di maggior successo Light My Fire, lo stile di vita "sesso, droga e rock and roll" di Jim era sempre più intenso; egli divenne così un accanito alcolista e la band ne risentì.
Nel 1969 durante un concerto a Miami, sotto l'effetto di stupefacenti, fu accusato di atti osceni, di aver mostrato i genitali al pubblico, ma di questo ancora non esistono prove certe, essendosi lui sempre proclamato innocente, e non essendoci testimonianze chiare neanche da parte dei suoi stessi compagni di band, a pochi metri da lui, e simulato una fellatio a Krieger mentre suonava: per questo fu poi condannato dopo il processo,
La vita di Morrison può essere presentata con una frase di William Blake: "La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza". Già prima della formazione dei Doors faceva uso di droghe allucinogene e beveva alcool in quantità industriali, a volte presentandosi alle registrazioni ubriaco (lo si sente singhiozzare nella canzone Five to One). Spesso indulgeva in una condotta sessuale eccessiva, fatta di sesso con partner sempre diverse o di vere e proprie orge, anche se rimase sempre accanto alla sua musa ispiratrice e compagna di vita Pamela. Troppe volte si è voluta attribuire a Morrison solo quella parte "maledetta" di sè, fatta di eccessi che ben si prestano al successo editoriale e cinematografico; in realtà egli era anche ( e soprattutto...) un uomo colto e sensibile, addirittura timido con le donne tanto da dichiarare che la cosa che preferiva fare con una ragazza era parlarci.
Jim Morrison è stato infine un vero poeta; un poeta che voleva cambiare il mondo, ma che dal mondo fu condannato e poi giustiziato sul patibolo della realta', ergendosi così allo status immortale di Mito..
La poesia
Era attratto dalla cultura beat dei romanzi di Jack Kerouac e delle poesie di Allen Ginsberg, di cui si notano evidenti influssi nelle sue liriche, e dal teatro greco (Dioniso e le Baccanti). Si ritrova comunque nella poetica di Jim Morrison una forte influenza della poesia simbolista francese (Arthur Rimbaud e la sua filosofia sullo sregolamento dei sensi per scoprire l'ignoto).
Già nei primi anni dell'adolescenza si poteva intravedere nella personalità di Jim Morrison la sua vocazione di poeta-ribelle. Incominciò proprio in questi anni a tenere un diario dove scriveva le sue prime poesie che sarebbero comparse in futuro nelle sue canzoni.
Circondato da un'aura che lo ha spesso fatto accostare ai poeti maledetti e a quelli della beat generation, Morrison è stato comunque uno dei maggiori ispiratori della (sotto)cultura - almeno a parere di molti - legata all'uso di sostanze stupefacenti, di cui fu accusato di teorizzarne il consumo, confortato dal pensiero di Nietzsche, Rimbaud, Blake, Baudelaire, etc.
Scrisse e pubblicò varie raccolte di poesie, tra cui una pubblicata postuma Tempesta Elettrica, da molti considerata l'apice della sua poetica. Anche gli altri lavori sono comunque più che ottimi, tanto che viene solitamente paragonato a poeti che hanno cambiato la storia della scrittura. Tracce della sua poesia possono comunque essere rintracciate nei primi album della band, considerando che era abitudine musicare le poesie che Jim aveva composto sin dall'adolescenza.
Già nei primi anni dell'adolescenza si poteva intravedere nella personalità di Jim Morrison la sua vocazione di poeta-ribelle. Incominciò proprio in questi anni a tenere un diario dove scriveva le sue prime poesie che sarebbero comparse in futuro nelle sue canzoni.
Circondato da un'aura che lo ha spesso fatto accostare ai poeti maledetti e a quelli della beat generation, Morrison è stato comunque uno dei maggiori ispiratori della (sotto)cultura - almeno a parere di molti - legata all'uso di sostanze stupefacenti, di cui fu accusato di teorizzarne il consumo, confortato dal pensiero di Nietzsche, Rimbaud, Blake, Baudelaire, etc.
Scrisse e pubblicò varie raccolte di poesie, tra cui una pubblicata postuma Tempesta Elettrica, da molti considerata l'apice della sua poetica. Anche gli altri lavori sono comunque più che ottimi, tanto che viene solitamente paragonato a poeti che hanno cambiato la storia della scrittura. Tracce della sua poesia possono comunque essere rintracciate nei primi album della band, considerando che era abitudine musicare le poesie che Jim aveva composto sin dall'adolescenza.
La morte
Morrison si trasferì con Pamela a Parigi nel marzo 1971 con l'intenzione di dedicarsi solo alla poesia e di smettere di bere. Morì nella sua casa parigina il 3 luglio 1971, nella vasca da bagno. A 27 anni Jim trova così la tanto decantata morte ("...The End...my only friend, The End..."). Lasciò tutto ciò che aveva alla sua amata Pam che non resistette molto senza di lui, infatti si suicidò pochi anni dopo il 25 Aprile 1974. Dopo la morte di Morrison, i giornalisti pubblicarono degli articoli nei quali si parlava della "maledizione della j". Dopo la morte di Janis Joplin, Brian Jones, Jimi Hendrix e ora anche Jim Morrison (tutti a 27 anni) si pensava avessero i giorni contati anche John Lennon e Mick Jagger.
Molti fans e biografi hanno sostenuto che la causa della sua morte fu un'overdose, i referti medici ufficiali parlano di arresto cardiaco, ma l'autopsia non venne fatta. Jim è sepolto nel famoso cimitero di Pere Lachaise nella capitale francese; oggi la tomba è circondata da un recinto e la lapide originaria è stata recentemente sostituita a causa dei numerosi graffiti lasciati dai fans, anche sulle tombe circostanti. Tale sostituzione, ad opera dei genitori del cantante, riporta una frase in greco antico (ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ) il cui senso si riferisce alla coerenza con cui egli visse e la cui traduzione è: fedele alla sua anima. Morrison è uno di quei pochi prescelti che può vantarsi di avere ancora delle ragazze che ogni tanto si appoggiano sulla sua tomba.
Jim Morrison ancora oggi rimane un icona mondiale e attira ancora a distanza di 35 e passa anni dalla sua morte migliaia di nuovi fan, e i suoi dischi (sia musicali che di poesia), i suoi libri vendono ancora oggi.
La leggenda di Jim Morrison è stata raccontata nel 1991 da Oliver Stone nel film biografico The Doors, con Val Kilmer nella parte di Jim, splendidamente, oniricamente interpretata. Gli amici più stretti di Jim, tuttavia, ritengono che il film dìa una visione del tutto distorta e parziale della realtà. Lo stesso Ray Manzarek, interpellato da Stone in qualità di consulente, sciolse la collaborazione in seguito al rifiuto di Stone di modificare alcune scene ben poco realistiche e molto spettacolari, e da allora riservò al regista parole aspre.
Molte persone credono che Morrison viva ancora in incognito una vita segreta con Pamela. Le voci su una presunta seconda vita vennero ulteriormente alimentate in seguito alla pubblicazione del libro Vivo! di Jacques Rochard, un grafico francese, che sostiene di aver incontrato Morrison a Parigi nel 1980 e al quale Morrison stesso avrebbe confessato di aver inscenato la propria morte per sottrarsi alla pressione della popolarità e dedicarsi alla poesia.
Testimonianze di persone, alcune delle quali ancora in vita oggi, che frequentavano Jim a Parigi ricordano e ricostruiscono i momenti di quella tragica notte del 3 Luglio 1971, in particolare un buttafuori di un locale notturno il "Rock'n'Roll Circus" ricorda di aver visto Jim quella sera nel locale incontrare uno spacciatore che vendeva abitualmente droga a Pamela, Jim sperimentatore di eccessi aveva provato l'eroina solo due giorni prima con Pamela. Poco più tardi il buttafuori viene chiamato da alcuni clienti che dicono di un uomo che si è sentito male alla toilette, ma quando arriva l'uomo è gia stato portato via. Una ragazza hippie che frequentava quel locale ricorda: "Stavo uscendo dalla toilette e vedo un uomo appoggiato alla porta che si lascia cadere a peso morto, qualcuno gli chiede, Mr. Morrison sta bene? Serve aiuto?, poi in due lo prendono di peso e lo trascinano fuori passando da una porta che dà sul retro."
Altri fatti compongono poi alcuni tasselli: un loro amico, il conte Jean de Breteuil, che forniva l'eroina a Pamela il giorno dopo parte in tutta fretta con la sua fidanzata per l'Australia dove rimarrà alcuni mesi. Un altro si confida con un amica modella di Jim, Elizabeth Lariviere (detta Zozo), preoccupato perché Jim possa essere morto in seguito alla droga che gli era stata data. In stato di overdose è importante non addormentarsi, una tecnica usata è quella di immergersi o immergere il corpo in una vasca di acqua fredda, dove è stato poi trovato Mr. Mojo Risin.
In questa storia non c'è niente di misterioso o macchiavellico come spesso si narra attorno ai miti del nostro tempo per renderli immortali, in quei giorni nel mondo parigino della droga c'è molta agitazione, ma anche Pamela ne fa parte, anche lei teme forse ripercussioni, ma la testimonianza ufficiale dell'accaduto è la sua.
I funerali si tengono in segreto la mattina del 7 Luglio 1971 presso l'unico cimitero che ospita gli stranieri a Parigi, Père Lachaise, partecipano: la fidanzata Pamela Courson, il manager Bill Siddons, e gli amici Agnès Varda e Alain Ronay.
Il mito di Jim Morrison (così come quello di altre star "bruciate" come Elvis Presley, Kurt Cobain, James Dean e Marilyn Monroe) vivrà per sempre. E così come per questi ultimi, il prezzo da pagare per l'immortalità è stato la vita stessa, prezzo questo che nel caso di Jim ci piace pensare che sia servito ad acquistare un biglietto di sola andata per un viaggio di piacere al Paese oltre le Porte.
Molti fans e biografi hanno sostenuto che la causa della sua morte fu un'overdose, i referti medici ufficiali parlano di arresto cardiaco, ma l'autopsia non venne fatta. Jim è sepolto nel famoso cimitero di Pere Lachaise nella capitale francese; oggi la tomba è circondata da un recinto e la lapide originaria è stata recentemente sostituita a causa dei numerosi graffiti lasciati dai fans, anche sulle tombe circostanti. Tale sostituzione, ad opera dei genitori del cantante, riporta una frase in greco antico (ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ) il cui senso si riferisce alla coerenza con cui egli visse e la cui traduzione è: fedele alla sua anima. Morrison è uno di quei pochi prescelti che può vantarsi di avere ancora delle ragazze che ogni tanto si appoggiano sulla sua tomba.
Jim Morrison ancora oggi rimane un icona mondiale e attira ancora a distanza di 35 e passa anni dalla sua morte migliaia di nuovi fan, e i suoi dischi (sia musicali che di poesia), i suoi libri vendono ancora oggi.
La leggenda di Jim Morrison è stata raccontata nel 1991 da Oliver Stone nel film biografico The Doors, con Val Kilmer nella parte di Jim, splendidamente, oniricamente interpretata. Gli amici più stretti di Jim, tuttavia, ritengono che il film dìa una visione del tutto distorta e parziale della realtà. Lo stesso Ray Manzarek, interpellato da Stone in qualità di consulente, sciolse la collaborazione in seguito al rifiuto di Stone di modificare alcune scene ben poco realistiche e molto spettacolari, e da allora riservò al regista parole aspre.
Molte persone credono che Morrison viva ancora in incognito una vita segreta con Pamela. Le voci su una presunta seconda vita vennero ulteriormente alimentate in seguito alla pubblicazione del libro Vivo! di Jacques Rochard, un grafico francese, che sostiene di aver incontrato Morrison a Parigi nel 1980 e al quale Morrison stesso avrebbe confessato di aver inscenato la propria morte per sottrarsi alla pressione della popolarità e dedicarsi alla poesia.
Testimonianze di persone, alcune delle quali ancora in vita oggi, che frequentavano Jim a Parigi ricordano e ricostruiscono i momenti di quella tragica notte del 3 Luglio 1971, in particolare un buttafuori di un locale notturno il "Rock'n'Roll Circus" ricorda di aver visto Jim quella sera nel locale incontrare uno spacciatore che vendeva abitualmente droga a Pamela, Jim sperimentatore di eccessi aveva provato l'eroina solo due giorni prima con Pamela. Poco più tardi il buttafuori viene chiamato da alcuni clienti che dicono di un uomo che si è sentito male alla toilette, ma quando arriva l'uomo è gia stato portato via. Una ragazza hippie che frequentava quel locale ricorda: "Stavo uscendo dalla toilette e vedo un uomo appoggiato alla porta che si lascia cadere a peso morto, qualcuno gli chiede, Mr. Morrison sta bene? Serve aiuto?, poi in due lo prendono di peso e lo trascinano fuori passando da una porta che dà sul retro."
Altri fatti compongono poi alcuni tasselli: un loro amico, il conte Jean de Breteuil, che forniva l'eroina a Pamela il giorno dopo parte in tutta fretta con la sua fidanzata per l'Australia dove rimarrà alcuni mesi. Un altro si confida con un amica modella di Jim, Elizabeth Lariviere (detta Zozo), preoccupato perché Jim possa essere morto in seguito alla droga che gli era stata data. In stato di overdose è importante non addormentarsi, una tecnica usata è quella di immergersi o immergere il corpo in una vasca di acqua fredda, dove è stato poi trovato Mr. Mojo Risin.
In questa storia non c'è niente di misterioso o macchiavellico come spesso si narra attorno ai miti del nostro tempo per renderli immortali, in quei giorni nel mondo parigino della droga c'è molta agitazione, ma anche Pamela ne fa parte, anche lei teme forse ripercussioni, ma la testimonianza ufficiale dell'accaduto è la sua.
I funerali si tengono in segreto la mattina del 7 Luglio 1971 presso l'unico cimitero che ospita gli stranieri a Parigi, Père Lachaise, partecipano: la fidanzata Pamela Courson, il manager Bill Siddons, e gli amici Agnès Varda e Alain Ronay.
Il mito di Jim Morrison (così come quello di altre star "bruciate" come Elvis Presley, Kurt Cobain, James Dean e Marilyn Monroe) vivrà per sempre. E così come per questi ultimi, il prezzo da pagare per l'immortalità è stato la vita stessa, prezzo questo che nel caso di Jim ci piace pensare che sia servito ad acquistare un biglietto di sola andata per un viaggio di piacere al Paese oltre le Porte.
Piccola curiosità
Pochi sanno che il grido di Jim Morrison non poteva essere paragonato a nessun suono naturale, tranne che al rumore di una tela di seta che viene squarciata. Jim, inoltre, non ha mai riconosciuto i suoi genitori. In ogni intervista smentiva la loro esistenza e narrava di una presunta morte in un incidente stradale.
mercoledì, 27 giugno 2007
Duff McKagan

Michael Andrew "Duff" McKagan (Seattle, 5 febbraio 1964) è un bassista statunitense, famoso per aver suonato nei Guns N' Roses dal 1985 al 1998. Egli ha inoltre fatto parte di molte altre band come Silly Killers, Ten Minute Warning, The Fast Backs, Hobo Skank, Angelic Upstarts, Road Crew, Hollywood Rose, DUFF, Wayne Neutron, Neurotic Outsiders, Loaded, Velvet Revolver.
Riceve già i primi rudimenti del basso da suo fratello maggiore Bruce, ancor prima di finire le elementari. Nonostante questo sia sempre stato il suo strumento principale (in omaggio a Sid Vicious, il suo idolo, iniziò a portare al collo un lucchetto e una catena), ha suonato la batteria in numerose band. All'età di diciannove anni compra un nuovo basso e un amplificatore, e parte per Los Angeles, dove suona in dozzine di band, tra le quali The Fartz e Ten Minute Warning.
Dopo aver risposto a un annuncio di una band, i Road Crew, che cercava un nuovo bassista, conosce Slash, chitarrista, e Steven Adler, batterista. Nel 1985 i tre si uniscono a Izzy Stradlin e Axl Rose, dando vita ai Guns n' Roses, che esordiscono il 6 giugno 1985 al Troubadour di Los Angeles.
Si sposa per la prima volta il 28 maggio 1988 con Mandy Brix, cameriera in un ristorante giapponese di L.A. e membro della band The Lame Flames. Divorziano nel 1990. Si risposa nel settembre del 1992 con Linda Johnson, per poi divorziare nel settembre del 1995.
Dopo la separazione dai Guns N' Roses, avvenuta nel 1998, Duff affronta un percorso di disintossicazione da alcool e droga, torna a Seattle per stare vicino alla madre, affetta da morbo di Parkinson e deceduta nel 2000. Fonda numerose band, di vita breve, partecipa marginalmente al progetto di Slash, gli Slash's Snakepit, e collabora con Izzy Stradlin nella registrazione del suo disco, Beautiful Disease.
Dal 2002 entra a far parte dei Velvet Revolver, un gruppo Hard & Heavy composto da Slash, Matt Sorum (batterista che ha sostituito Steven Adler nei Guns n' Roses), Scott Weiland, cantante leader degli Stone Temple Pilots e da Dave Kushner, chitarrista del gruppo hard rock Wasted Youth.
L'album d'esordio, Contraband, è uscito l'8 giugno 2004.
Riceve già i primi rudimenti del basso da suo fratello maggiore Bruce, ancor prima di finire le elementari. Nonostante questo sia sempre stato il suo strumento principale (in omaggio a Sid Vicious, il suo idolo, iniziò a portare al collo un lucchetto e una catena), ha suonato la batteria in numerose band. All'età di diciannove anni compra un nuovo basso e un amplificatore, e parte per Los Angeles, dove suona in dozzine di band, tra le quali The Fartz e Ten Minute Warning.
Dopo aver risposto a un annuncio di una band, i Road Crew, che cercava un nuovo bassista, conosce Slash, chitarrista, e Steven Adler, batterista. Nel 1985 i tre si uniscono a Izzy Stradlin e Axl Rose, dando vita ai Guns n' Roses, che esordiscono il 6 giugno 1985 al Troubadour di Los Angeles.
Si sposa per la prima volta il 28 maggio 1988 con Mandy Brix, cameriera in un ristorante giapponese di L.A. e membro della band The Lame Flames. Divorziano nel 1990. Si risposa nel settembre del 1992 con Linda Johnson, per poi divorziare nel settembre del 1995.
Dopo la separazione dai Guns N' Roses, avvenuta nel 1998, Duff affronta un percorso di disintossicazione da alcool e droga, torna a Seattle per stare vicino alla madre, affetta da morbo di Parkinson e deceduta nel 2000. Fonda numerose band, di vita breve, partecipa marginalmente al progetto di Slash, gli Slash's Snakepit, e collabora con Izzy Stradlin nella registrazione del suo disco, Beautiful Disease.
Dal 2002 entra a far parte dei Velvet Revolver, un gruppo Hard & Heavy composto da Slash, Matt Sorum (batterista che ha sostituito Steven Adler nei Guns n' Roses), Scott Weiland, cantante leader degli Stone Temple Pilots e da Dave Kushner, chitarrista del gruppo hard rock Wasted Youth.
L'album d'esordio, Contraband, è uscito l'8 giugno 2004.
BASSO ELETTRICO

Il basso elettrico è uno strumento musicale della famiglia dei cordofoni, simile alla chitarra elettrica, ma con una intonazione più bassa. Questo strumento è anche molto vicino al contrabbasso, con il quale condivide soprattutto l'intonazione delle corde. È lo strumento più popolare nella base ritmica di molti generi musicali moderni come jazz, punk, ska, pop, rock, heavy metal e la moderna musica orchestrale.
Corpo
Il corpo del basso elettrico è solitamente realizzato in legno massiccio (solid body). La forma del corpo, la qualità del legno utilizzato e la tipologia di innesto del manico nel corpo condizionano la qualità del suono dello strumento, ma costituiscono anche un criterio di valutazione che viene influenzato dalle tendenze del periodo. La realizzazione del corpo a strati o in un pezzo unico influisce direttamente sulla compattezza dello strumento, e naturalmente sulla qualità sonora. Il corpo infine può essere verniciato con vernice coprente o meno, oppure rifinito con cera o vernice satinata, permettendo di apprezzarne tutta la bellezza del legno e la cura della costruzione.
Sono presenti sul mercato anche bassi elettrici con la cassa armonica cava (hollow body) ma le caratteristiche sonore di questi strumenti li rendono adatti solo a pochi contesti musicali.
Sono presenti sul mercato anche bassi elettrici con la cassa armonica cava (hollow body) ma le caratteristiche sonore di questi strumenti li rendono adatti solo a pochi contesti musicali.
Manico
Il manico ospita la tastiera dello strumento, e permette il passaggio delle corde. Termina da un lato con la paletta, che per mezzo delle meccaniche consente di porre in trazione le corde e di accordarle fino alla tensione desiderata, e dall'altro con il corpo dello strumento. È di solito realizzato in diversi strati, anche nove ed oltre. Questo consente all'elemento una sufficiente stabilità per mantenere l'intonazione e un'adeguata capacità di trasmettere le vibrazioni al corpo. Il modo in cui il manico viene congiunto al corpo infatti determina in gran parte il sustain dello strumento. Fra i metodi più diffusi, il "bolt-on neck" ed il "neck through body", dove neck prende il significato di manico.
Il manico bolt-on consiste nell'avvitare il manico al corpo dello strumento nel quale è stata ricavata un'apposita sede. La precisione della fresatura della sede è determinante ai fini della qualità sonora. In molti strumenti economici, questa lavorazione permette di nascondere eventuali difetti di fabbricazione, che vengono corretti con spessori di legno interposti fra il manico ed il corpo. Questo costituisce una grave perdita di continuità delle vibrazioni.
Il manico può essere anche inserito nel corpo, o meglio, costituire la parte centrale del corpo, prolungandosi fino alla fine dello strumento. Questo metodo permette al manico un contatto molto efficace con il corpo, a tutto vantaggio della trasmissione delle vibrazioni. Non sempre però il manico inserito nel corpo costituisce un vantaggio in termini di trasmissione delle vibrazioni, poiché la vibrazione viene prodotta non solo dalle corde ma anche dal manico (e dal corpo) del basso stesso. Di conseguenza quando si ha un manico avvitato (che non è quindi un pezzo unico dalla paletta fino all'estremità inferiore dello strumento), la parte di legno sottoposta a vibrazione è più corta e determina quindi una risposta più rapida. In altre parole, un pezzo di legno di mezzo metro di lunghezza sottoposto ad una sollecitazione vibra in un tempo minore rispetto ad uno di un metro. Il risultato che ne consegue è che un basso con un manico avvitato ha una risposta di suono più immediata e quindi un attacco decisamente più rapido. I bassi con il manico in un pezzo unico hanno quindi sicuramente una buona trasmissione delle vibrazioni, ma sicuramente più lenta rispetto a quelli bolt-on.
Il manico bolt-on consiste nell'avvitare il manico al corpo dello strumento nel quale è stata ricavata un'apposita sede. La precisione della fresatura della sede è determinante ai fini della qualità sonora. In molti strumenti economici, questa lavorazione permette di nascondere eventuali difetti di fabbricazione, che vengono corretti con spessori di legno interposti fra il manico ed il corpo. Questo costituisce una grave perdita di continuità delle vibrazioni.
Il manico può essere anche inserito nel corpo, o meglio, costituire la parte centrale del corpo, prolungandosi fino alla fine dello strumento. Questo metodo permette al manico un contatto molto efficace con il corpo, a tutto vantaggio della trasmissione delle vibrazioni. Non sempre però il manico inserito nel corpo costituisce un vantaggio in termini di trasmissione delle vibrazioni, poiché la vibrazione viene prodotta non solo dalle corde ma anche dal manico (e dal corpo) del basso stesso. Di conseguenza quando si ha un manico avvitato (che non è quindi un pezzo unico dalla paletta fino all'estremità inferiore dello strumento), la parte di legno sottoposta a vibrazione è più corta e determina quindi una risposta più rapida. In altre parole, un pezzo di legno di mezzo metro di lunghezza sottoposto ad una sollecitazione vibra in un tempo minore rispetto ad uno di un metro. Il risultato che ne consegue è che un basso con un manico avvitato ha una risposta di suono più immediata e quindi un attacco decisamente più rapido. I bassi con il manico in un pezzo unico hanno quindi sicuramente una buona trasmissione delle vibrazioni, ma sicuramente più lenta rispetto a quelli bolt-on.
Tastiera
La tastiera del basso elettrico, come negli altri strumenti a corda, è quella superficie di legno su cui è possibile premere le corde per variare l'intonazione della nota prodotta. La tastiera del basso elettrico può ospitare i tasti oppure esserne priva (fretless). È oramai di uso comune indicare come fretted le tastiere provviste di tasti (frets).
Nel primo caso, ogni tasto definisce l'avanzamento di un semitono della nota prodotta. Il tasto è una barretta metallica inserita nella tastiera perpendicolarmente alle corde. Questo tipo di tastiera consente anche l'applicazione allo strumento della tecnica esecutiva slap, dove si percuote con decisione una corda con un dito, solitamente il pollice della mano destra, facendolo urtare ai tasti e con un altro dito, solitamente l'indice, si "strappa" un'altra corda di una tonalità più alta. Questa tecnica produce un suono percussivo e metallico, molto utilizzato nella musica funk.
Nel secondo caso invece, nei bassi elettrici fretless (senza tasti), l'altezza della nota prodotta varia spostando il punto in cui la corda viene premuta sulla tastiera. Essendo prive dei tasti, e non essendo indicate solitamente le posizioni delle note, i bassi di questa categoria necessitano di una buona conoscenza dello strumento per emettere suoni intonati. Tuttavia alcuni bassi fretless riportano, al posto dei tasti, degli inserti in legno di tipologia differente da quello della tastiera, che consentono all'esecutore di individuare la posizione della nota cercata.
Le tastiere più comuni ospitano 21 o 24 tasti.
I legni più utilizzati con cui si realizzano le tastiere dei bassi elettrici sono l'ebano, estremamente duro e liscio, perfetto per i bassi fretless, ed il palissandro, meno pregiato anche a causa della maggiore porosità del legno, che a suo vantaggio offre rispetto all'ebano una minore deformazione dovuta agli agenti atmosferici (caldo, freddo, umidità, ecc.). Altresì frequenti il palissandro brasiliano (detto anche Pao Ferro) più duro dell'africano, e l'acero. Negli ultimi anni, sulla scia dei bassi costruiti da Steinberger, è invalso l'uso di materiali sintetici, anche solo per le tastiere, come per il fabbricante italiano Laurus, che usa una particolare resina fenolica.
Nel primo caso, ogni tasto definisce l'avanzamento di un semitono della nota prodotta. Il tasto è una barretta metallica inserita nella tastiera perpendicolarmente alle corde. Questo tipo di tastiera consente anche l'applicazione allo strumento della tecnica esecutiva slap, dove si percuote con decisione una corda con un dito, solitamente il pollice della mano destra, facendolo urtare ai tasti e con un altro dito, solitamente l'indice, si "strappa" un'altra corda di una tonalità più alta. Questa tecnica produce un suono percussivo e metallico, molto utilizzato nella musica funk.
Nel secondo caso invece, nei bassi elettrici fretless (senza tasti), l'altezza della nota prodotta varia spostando il punto in cui la corda viene premuta sulla tastiera. Essendo prive dei tasti, e non essendo indicate solitamente le posizioni delle note, i bassi di questa categoria necessitano di una buona conoscenza dello strumento per emettere suoni intonati. Tuttavia alcuni bassi fretless riportano, al posto dei tasti, degli inserti in legno di tipologia differente da quello della tastiera, che consentono all'esecutore di individuare la posizione della nota cercata.
Le tastiere più comuni ospitano 21 o 24 tasti.
I legni più utilizzati con cui si realizzano le tastiere dei bassi elettrici sono l'ebano, estremamente duro e liscio, perfetto per i bassi fretless, ed il palissandro, meno pregiato anche a causa della maggiore porosità del legno, che a suo vantaggio offre rispetto all'ebano una minore deformazione dovuta agli agenti atmosferici (caldo, freddo, umidità, ecc.). Altresì frequenti il palissandro brasiliano (detto anche Pao Ferro) più duro dell'africano, e l'acero. Negli ultimi anni, sulla scia dei bassi costruiti da Steinberger, è invalso l'uso di materiali sintetici, anche solo per le tastiere, come per il fabbricante italiano Laurus, che usa una particolare resina fenolica.
Corde
Le corde del basso elettrico sono prevalentemente in metallo, con un'anima solida, che può essere a sezione circolare o esagonale, ed un avvolgimento esterno che consente alla corda di raggiungere una massa tale da collocarla, nello spettro, all'ottava giusta. I materiali più usati sono l'acciaio o il nickel, con differenze timbriche fra le due soluzioni. In alcuni casi, la corda metallica può essere rivestita in materiale sintetico. Altra importante caratteristica è il tipo di avvolgimento, cosa che determina il tipo di superficie della corda, che può essere ruvida, semi-liscia e liscia. Il numero di corde montate su un basso può variare da un numero di quattro, il numero più comune per gli strumenti tradizionali, fino a sette corde, solitamente in uso per virtuosi o solisti dello strumento. In rarissimi casi, costruttori o liutai hanno realizzato bassi elettrici a due, otto o a dodici corde. Alcuni modelli di bassi sperimentali presentano delle corde in silicone.
Pick-up
Come succede per la chitarra elettrica, le vibrazioni delle corde metalliche del basso elettrico creano un segnale elettrico nei sensori elettromagnetici chiamati pick-up. Il segnale viene quindi amplificato ed emesso da un altoparlante.
Un pick-up aggiuntivo di tipo piezoelettrico, può essere installato sotto il ponticello che tiene le corde attaccate al corpo. In questo punto, le vibrazioni dello strumento sono fortissime, e questo sensore può così cogliere dettagli sonori e brillantezza che completano il suono prodotto dal basso elettrico.
Un pick-up aggiuntivo di tipo piezoelettrico, può essere installato sotto il ponticello che tiene le corde attaccate al corpo. In questo punto, le vibrazioni dello strumento sono fortissime, e questo sensore può così cogliere dettagli sonori e brillantezza che completano il suono prodotto dal basso elettrico.
Circuitazione
Tutti i bassi elettrici dispongono di una circuitazione che permette il controllo sul suono dello strumento, e questa può essere attiva o passiva.
Nei circuiti passivi si fa uso di pochi componenti elettronici, come potenziometri e condensatori, che possono solo modificare il volume e applicare un filtro passivo di tipo passa-basso al segnale. Il suono dello strumento sotto forma di segnale elettrico è quindi condotto all'amplificatore per mezzo di un conduttore elettrico schermato.
Nei bassi elettrici attivi è invece presente una circuitazione elettronica alimentata da batterie. Questa permette di equalizzare il suono con sofisticati filtri attivi, capaci di aumentare o diminuire le frequenze impostate anche fino a 20 decibel. Inoltre, il debole segnale presente all'uscita del pick-up viene amplificato dal circuito prima di essere convogliato nel conduttore elettrico che porta all'amplificatore. Questo aumenta notevolmente l'immunità del segnale elettrico ai disturbi.
Nei circuiti passivi si fa uso di pochi componenti elettronici, come potenziometri e condensatori, che possono solo modificare il volume e applicare un filtro passivo di tipo passa-basso al segnale. Il suono dello strumento sotto forma di segnale elettrico è quindi condotto all'amplificatore per mezzo di un conduttore elettrico schermato.
Nei bassi elettrici attivi è invece presente una circuitazione elettronica alimentata da batterie. Questa permette di equalizzare il suono con sofisticati filtri attivi, capaci di aumentare o diminuire le frequenze impostate anche fino a 20 decibel. Inoltre, il debole segnale presente all'uscita del pick-up viene amplificato dal circuito prima di essere convogliato nel conduttore elettrico che porta all'amplificatore. Questo aumenta notevolmente l'immunità del segnale elettrico ai disturbi.
Ponte
È la struttura su cui si ancorano le corde, fissato sulla faccia anteriore del corpo nella stragrande maggioranza dei casi, di solito fabbricato in metallo, ma anche in legno, in qualche caso. Trasmette le vibrazioni della corda al corpo, e partecipa cospicuamente alla caratterizzazione del timbro dello strumento. Quanto più e massiccio, tanto maggiore è il sustain delle note suonate. La sua caratterizzazione del suono ha fatto sì che si sia creato un attivo mercato di ponti che vanno a sostituire gli originali montati dai fabbricanti. Può incorporare un pick-up piezoelettrico, sensibile alla pressione diretta delle corde, e che trasduce le vibrazioni di corde non metalliche, cosa che i pick-up magnetici non possono, evidentemente, fare.
Capotasto
Detto anche "nut", è la struttura posta al termine della tastiera, dal lato della paletta, su cui appoggiano le corde all'uscita dalle meccaniche. Viene costruito in vari materiali, come l'osso, materiali sintetici o metalli come l'ottone. Ha il compito di dare alle corde la corretta spaziatura e trasmettere al manico le vibrazioni.
Truss rod
È un'asta metallica curva, di solito a concavità anteriore, contenuta nello spessore del manico, che, sottoposta a tensione tramite un bullone installato ad una delle sue estremità, controbilancia la tensione esercitata sul manico stesso dalle corde, provvedendo a che non si deformi, compromettendo la suonabilità e l'intonazione dello strumento.
Le origini
Il primo basso elettrico prodotto in serie fu sviluppato da un innovatore e costruttore di chitarre elettriche, Leo Fender all'inizio degli anni cinquanta. Il basso elettrico verticale esisteva già dalla metà degli anni trenta, ma era goffo ed inoltre la cassa acustica di cui era dotato ne rendeva difficile l'amplificazione, in quanto il segnale poteva innescare il feedback quando si superava un certo volume. Sembra tuttavia che nello stesso periodo furono venduti anche un esiguo numero di bassi elettrici solid body realizzati da altri costruttori.
Il basso elettrico rappresenta una radicale svolta nel panorama musicale, fornendo alla sezione accompagnamento dei complessi uno strumento facilmente trasportabile, amplificabile e più semplice da suonare rispetto al contrabbasso:
L'aggiunta al basso elettrico dei tasti ha permesso allo strumento di diventare molto più facile da imparare, e soprattutto più precisa la nota emessa (da qui il nome "precision").
L'uso di un pickup associato al corpo solido ha reso più efficace l'amplificazione dello strumento, che si è evoluta in seguito fino alla produzione di amplificatori capaci di erogare potenze di svariate centinaia di Watt.
Il Fender Precision Bass del 1951 fu il primo messo sul mercato con un pick-up di tipo single coil a quattro poli a singolo avvolgimento e un corpo piatto e spigoloso. Nel 1954 il corpo fu smussato ed arrotondato per migliorarne l'ergonomia. Nel 1957, il pick-up venne sostituito da uno split coil pick-up, separato in due elementi. Il battipenna subì sostanziali modifiche, come anche la paletta.
Questo modello del 1957 diventò uno standard nell'industria dei bassi elettrici, ed è ancora disponibile sul mercato. Un modello simile, ma rivisto e migliorato è il Fender Jazz Bass, che fu introdotto nel 1960.
Seguendo le orme di Leo Fender, altre industrie di strumenti musicali, quali Gibson, Danelectro e molte altre, iniziarono la produzione di versioni personalizzate di basso elettrico. Il contrabbasso divenne così obsoleto in molti generi musicali, lasciando spazio al più compatto basso elettrico, che permetteva al bassista una migliore agilità sul palco, e risolveva i problemi di amplificazione.
Il basso elettrico rappresenta una radicale svolta nel panorama musicale, fornendo alla sezione accompagnamento dei complessi uno strumento facilmente trasportabile, amplificabile e più semplice da suonare rispetto al contrabbasso:
L'aggiunta al basso elettrico dei tasti ha permesso allo strumento di diventare molto più facile da imparare, e soprattutto più precisa la nota emessa (da qui il nome "precision").
L'uso di un pickup associato al corpo solido ha reso più efficace l'amplificazione dello strumento, che si è evoluta in seguito fino alla produzione di amplificatori capaci di erogare potenze di svariate centinaia di Watt.
Il Fender Precision Bass del 1951 fu il primo messo sul mercato con un pick-up di tipo single coil a quattro poli a singolo avvolgimento e un corpo piatto e spigoloso. Nel 1954 il corpo fu smussato ed arrotondato per migliorarne l'ergonomia. Nel 1957, il pick-up venne sostituito da uno split coil pick-up, separato in due elementi. Il battipenna subì sostanziali modifiche, come anche la paletta.
Questo modello del 1957 diventò uno standard nell'industria dei bassi elettrici, ed è ancora disponibile sul mercato. Un modello simile, ma rivisto e migliorato è il Fender Jazz Bass, che fu introdotto nel 1960.
Seguendo le orme di Leo Fender, altre industrie di strumenti musicali, quali Gibson, Danelectro e molte altre, iniziarono la produzione di versioni personalizzate di basso elettrico. Il contrabbasso divenne così obsoleto in molti generi musicali, lasciando spazio al più compatto basso elettrico, che permetteva al bassista una migliore agilità sul palco, e risolveva i problemi di amplificazione.
lunedì, 25 giugno 2007
Stevie Wonder
Ci sono persone che sono così sfacciatamente talentuose da farti morire d'invidia.Stevie Wonder è sicuramente una di queste, oltre che uno dei grandissimi del pop: inizia a incidere alla tenera età di 11 anni, abilissimo pianista e cantante già allora; e lo fa niente meno che per la Motown, una delle etichette più prestigiose del panorama soul e R&B americano.Eccezionale? E Stevie è cieco praticamente dalla nascita: in incubazione a causa di un parto prematuro, un'accidentale sovradosaggio di ossigeno gli toglie per sempre la vista, ma questo non intacca minimamente il suo talento e ottimismo. Anzi.A soli 15 anni è una delle punte di diamante della Motown, apprezzato in tutta la nazione e acclamato dalla critica (che ha parecchio di cui entusiasmarsi, visto che Stevie ha imparato a suonare anche la batteria e l'armonica a bocca).Prima di compiere 20 anni ha affinato le sue doti di compositore: scrive da solo quasi tutti i suoi brani e compone canzoni anche per altri artisti Motown (fra le altre, le fortunate "Tears Of A Clown" per Smokey Robinson e "It's A Shame" per i Detroit Spinners).Il 1971 è l'anno della svolta. Stevie ha sulle spalle una solida esperienza, una creatività musicale che non sembra mostrare la corda e la voglia di assumere un controllo maggiore sulla sua carriera: quando il contratto con la Motown scade, decide di prendere una pausa di riflessione. Non è sua intenzione cercare una nuova etichetta, quello che vuole è 'tirare sul prezzo', in particolare per quanto riguarda la sua libertà creativa: mentre una lunga e difficile trattativa viene portata avanti, Stevie registra due album ("Where I'm Coming From" e "Music Of My Mind") utilizzando il suo studio di registrazione privato.È una mossa azzeccata, anche perché basta un rapido ascolto per capire che Stevie sta rivoluzionando il soul/R&B: la Motown si rende conto che il suo pupillo ha le carte in regola per camminare da solo e gli concede il totale controllo artistico sui suoi dischi e maggiori royalties sulle canzoni. I due album registrati privatamente vengono pubblicati dalla Motown e, nel 1972, l'album successivo ("Talking Book") fa il botto. Grazie a singoli del calibro di "Superstition" e "You Are The Sunshine Of My Life", Stevie ottiene un successo di pubblico e critica gigantesco. L'anno dopo è la volta di "Innervisions", unanimemente considerato il suo capolavoro: è un altro passo avanti per la musica soul/R&B, perché tratta temi politici, religiosi e sociali (prima assai rari in questo genere).A questo punto la sorte gli gioca un tiro grottesco:Carolina del Nord, agosto del 1973; mentre una folla numerosa lo attende per un concerto, sulla macchina nella quale viaggia piomba un albero (!); lui rimane in coma per diverse ore e quando si riprende ha perso il senso dell'olfatto.Ce ne sarebbe per lasciarsi andare al pessimismo, ma sembra proprio che la parola non sia inclusa nel vocabolario di Stevie. Proprio ispirandosi a quell'assurdo incidente, nel 1974 realizza "Fulfillingness' First Finale" e chiude l'anno con un record invidiabile: nel biennio 1972-74 vince più Grammys di qualunque altro musicista (e in quasi tutte le categorie: Miglior Artista R&B, Migliore Canzone, Miglior Voce Maschile e Miglior Album).Gli anni successivi gli sono meno favorevoli: l'album doppio "Songs In The Key Of Life" (1976), ma soprattutto "Journey Through The Secret Life Of Plants" (1979, colonna sonora del documentario omonimo), lasciano la critica molto fredda, se non dichiaratamente dubbiosa. Nonostante ciò il successo commerciale non viene meno, grazie però più al nome di Stevie che alla qualità delle composizioni.Il 1980 è l'anno del ritorno al suo stile originale: "Hotter Than July" riceve critiche migliori e diventa il suo primo disco di platino. Il resto degli anni Ottanta è meno felice: avvicinatosi al pop, azzecca alcuni singoli di successo ("Ebony and Ivory" in coppia con Paul McCartney, "Part Time Lover"), rimane un musicista immensamente rispettato, ma non riesce a ritrovare la qualità della decade precedente.Gli anni Novanta confermano questa tendenza: è la fine di una gloriosa carriera?
George Benson
Una chitarra per tutte le stagioni.C'è poco da dire: George Benson è uno dei migliori chitarristi di sempre. Intanto ha talento da vendere, poi ha una versatilità persino sfacciata: dal pop al jazz, dallo swing all'r&b, sa dire la sua in modo autorevole abbracciando sound diversissimi tra loro. Certo, le vette assolute le tocca quando naviga in territori soul-jazz, però è un gigante anche altrove.Il suo modo di suonare ricorda quello di grandi maestri come Charlie Christian e Wes Montgomery, ma Benson ha saputo distillare il loro esempio in uno stile assolutamente originale, capace di unire perizia tecnica, suono caldo e un gusto invidiabile per la costruzione dei momenti solisti. Senza scordare lo strepitoso senso dello swing che ne fa un punto di riferimento anche per i chitarristi ritmici.Non finisce qui: quando decide di cantare sfoggia una voce che è stata avvicinata a quella di uno Stevie Wonder o di un Donny Hathaway: mica roba da poco.Non è un caso se il debutto professionale nel mondo della musica avviene come cantante: George Benson ha otto anni quando per la prima volta mette alla prova le sue corde vocali (è nato il 22 marzo del 1943, a Pittsburgh).In questi inizi di carriera non sempre il livello è alto, ma come ha detto lui "prima di ogni altra cosa ero un entertainer e in quest'ottica cantavo, ballavo e suonavo. Mentre la mia carriera progrediva ho avuto il piacere di suonare con alcuni dei peggiori jazzisti del pianeta, ma questo non ha modificato il mio desiderio di intrattenere le persone: questo è ciò che sono realmente".Dopo aver messo insieme una rock band (ha 17 anni), George Benson comincia ad appassionarsi di musica jazz, si innamora di Charlie Christian, Wes Montgomery e di Charlie Parker, infine comincia a farsi le ossa esibendosi nel gruppo jazz dell'organista Jack McDuff. È proprio quest'ultimo ad accompagnarlo quando, all'età di 21 anni, registra il suo primo disco come leader ("The New Boss Guitar", 1964).A questo punto il suo nome è una garanzia, quanto meno per quelli con le orecchie buone e infatti il talent scout John Hammond decide di prenderlo sotto la sua ala protettiva. Il risultato sono alcune incisioni datate metà degli anni Sessanta e destinate a trasformarlo una volta per tutte in uno dei chitarristi più ricercati dell'epoca: si tratta di titoli come "It's Uptown" e "The George Benson Cookbook", entrambi pubblicati nel 1966 da Columbia, entrambi con Lonnie Smith all'organo e Ronnie Cuber al sax baritono (ed entrambi ripubblicati nel 2001).Questo è un periodo d'oro per lui e non mancano collaborazioni con mostri sacri del calibro di Miles Davis (compare nel disco "Miles In The Sky", del 1967).Poi arrivano i primi cambiamenti.All'inizio è tutta una questione di case discografiche: lasciata Columbia Record, George Benson si lega prima a Verve Records poi ad A&M e CTI (ma la cosa non sarà mai esclusiva). In tutti questi casi prosegue la sua invidiabile avventura nel mondo della musica jazz.A metà degli anni Settanta arriva un nuovo cambiamento: questa volta riguarda il suo pubblico. In coincidenza con l'approdo a Warner Bros. Records, e grazie anche all'incoraggiamento di Tommy LiPuma, Benson comincia a ricorrere più spesso alle sue doti vocali e questo si rivela essere un'ottima mossa: l'album "Breezin'" (1976) ottiene un clamoroso successo di pubblico, soprattutto al di fuori di quello che l'ha seguito sino a ora. Il brano "This Masquerade", infatti, lo trasforma in una star del pop, gli consente di raggiunge la prima posizione nella classifica di Billboard e propizia la vittoria di un Grammy Award (categoria: miglior disco dell'anno, che tra l'altro diventerà il primo disco jazz a diventare di platino).Sull'onda di tutto questo la produzione di George Benson comincia a privilegiare territori musicali più vicini al pop e soprattutto all'r&b, un percorso musicale che culmina con il disco "Give Me The Night" (1980, prodotto da Quincy Jones). Tutto questo coincide anche con una progressiva riduzione dello spazio occupato dalla sua chitarra.Se però le vendite si mantengono piuttosto alte, non mancano purtroppo alcune scelte discutibili che nel corso degli anni Ottanta fanno storcere il naso ai critici e ai fan del suo talento da jazzista.Quasi a recuperare terreno da questo punto di vista, George Benson incide nel 1989 il disco "Tenderly", un'ottima raccolta di standard jazz che dimostra come siano rimaste intatte le sue doti da chitarrista. Già che c'è, ne approfitta per incidere con la band di Count Basie e per riallacciare in modo più continuativo i legami col suo antico mondo (c'è anche modo di tornare a registrare con Jack McDuff nel disco "Colour Me Blue", del 1992).Però non si tratta di un mea culpa: "Nessuno può fare la stessa cosa – dice Benson – per 30 anni di seguito. Ho sempre cercato di non pormi limiti: impari, cambi, alcune porte si sono aperte e io sono entrato".Una certa versatilità viene confermata anche con i dischi prodotti da GRP Records, etichetta che lo accoglie a partire da metà degli anni Novanta e che lo vede spesso collaborare con Tommy LiPuma. Forse i dischi più significativi di questa stagione sono "That's Right" (1997) e "Absolute Benson" (2000).Con l'arrivo del nuovo millennio l'età che avanza suggerisce un rallentamento dei ritmi, ma non pone fine alla sua produzione, tanto che nell'ottobre del 2006 ecco arrivare "Givin' It Up", disco registrato insieme al cantante Al Jarreau (altro nome di prestigio, fra i 'vecchietti' del jazz/soul). Segue persino una piccola tournée mondiale.
domenica, 24 giugno 2007
improvvisazione di jaco pastorius
improvvisazione di jaco pastorius..
Etichette:
basso elettrico,
jaco pastorius,
video
Iscriviti a:
Post (Atom)
